La fabbrica a misura d’uomo: il sogno di Olivetti

Sogni realizzati

-di GIULIA CLARIZIA-

Il 27 febbraio del 1960 si spegneva Adriano Olivetti, un uomo la cui filosofia industriale (si è parlato, e a ragione, di umanesimo industriale) ha segnato il secondo dopoguerra italiano lasciando, purtroppo, pochissimi eredi.

Figlio del fondatore dell’omonima industria che per prima ha dato un marchio italiano alle macchine da scrivere, Adriano, una volta prese le redini dell’azienda, si fece promotore di un nuovo modo di concepire la fabbrica e il lavoro al suo interno, attento alla qualità della vita, alla creazione di una reale “comunità” produttiva (altri anche in tempi recenti hanno parlato delle aziende come comunità ma solo per subordinare gli interessi dei lavoratori a quelli del datore di lavoro, in una logica attenta più alla privatizzazione e massimizzazione degli utili che al benessere di tutti), capace anche di creare cultura (non è un caso che una delle sue più famose macchine da scrivere, la…

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