Limiti dello sviluppo 3

Ho riportato nel precedente post una parte dell’introduzione al libro perché dà in modo efficace l’idea della ricchezza e profondità dell’approccio di questo gruppo di intellettuali che ha voluto attivare lo studio. Anche nello stile si sente che sono passati quarant’anni e che ora la lingua è meno ricca e complessa. Ma ne erano passati solo una ventina dalla fine della più grande tragedia della storia e si era nel pieno del riarmo nucleare e della guerra fredda in cui pigiando un bottone si poteva porre termine alla civiltà degli uomini. Quindi quelle sono parole accorate di intellettuali e scienziati che percepivano quanto fossero grandi i pericoli a cui l’umanità era esposta.

Il libro apre con un capitolo dedicato alla funzione esponenziale, una presentazione semplice e didascalica comprensibile da chiunque anche da chi mastica poca matematica. Quel capitolo ha ispirato, come ho detto, molte mie lezioni a scuola perché la funzione esponenziale costituisce un indispensabile strumento conoscitivo e interpretativo per la cittadinanza nel mondo moderno proiettato verso la crescita. Tra gli esempi riportati in forma didascalica, c’è la capitalizzazione semplice raffrontata a quella composta. Ne ho parlato nel post sullo spread. Se qualcuno mi paga il 10% di interesse annuo su un prestito e se accantono gli interessi nel materasso dopo 10 anni il mio capitale è raddoppiato ma se, invece di accantonare gli interessi, li rinvesto appena sono incassati allo stesso tasso del 10%, arriverò a raddoppiare il capitale in soli 7 anni e se proseguo così dopo altri 7 avrò il doppio del doppio cioè in 14 anni 4 volte il capitale iniziale, in 21 anni 8 volte il capitale iniziale e così via. La crescita composta di un capitale dà euforia ma per altre grandezze crea drammatici problemi perché, anche se parte lentamente con dolcezza, tende a impennarsi diventando esplosiva ed incontrollabile. Basta pensare alla attuale Cina con tassi di crescita che sfiorano il 10% annuo, è ovvio che se il tasso di crescita rimanesse costante nel giro di 7 anni la produzione di beni industriali o il consumo di materie prime o di derrate alimentari raddoppierebbe, in 14 anni quadruplicherebbe mettendo in pericolo qualsiasi equilibrio esistente sul pianeta. Ma quarant’anni fa il mondo era radicalmente diverso, eppure tutti i problemi in cui oggi ci dibattiamo erano già presenti e ben evidenziati nel modello di simulazione messo a punto dal MIT.

Il secondo concetto che viene sottolineato dagli autori è la distinzione tra predizione e previsione. Lo studio non aveva l’ambizione di predire con esattezza cosa sarebbe accaduto in futuro determinando in modo certo i valori assunti dalla variabili principali ma prevedere, con un certo livello di probabilità, gli andamenti principali in un lasso di tempo non lunghissimo che veniva assunto di circa 200 anni dal 1900 al 2100. Il modello numerico, implementato su un calcolatore, partendo da dati statistici disponibili relativamente alle variabili fondamentali che descrivevano i cinque ambiti critici, si doveva prestare a formulare varie ipotesi di intervento per governare una crescita che stava assumendo caratteristiche preoccupanti. Il modello, se funzionante, doveva consentire di  osservare come il sistema avrebbe risposto a nuovi input determinati dalle decisioni politiche a livello planetario.

Il terzo concetto che mi aveva colpito, e che tuttora mi serve per capire la realtà odierna, è quello dell’adattamento di una popolazione che cresce esponenzialmente in un ambiente limitato. Il volume cita l’esempio di una popolazione di capre che vive felice in un territorio recintato e protetto, senza predatori. Le analogie sono facili: gli umani dentro una città, la popolazione di una regione felice e ricca, la popolazione di un continente. I nuovi nati delle capre saranno in proporzione al numero delle capre in età fertile e quindi la crescita dei nuovi nati sarà come quella del capitale impiegato a capitalizzazione composta. Senza predatori o epidemie, il tasso di mortalità tenderà ad essere inferiore a quello di natalità e quindi la popolazione di capre tenderà a crescere sempre più velocemente finché i pascoli non saranno insufficienti. A quel punto sono possibili due esiti: la popolazione frena la crescita demografica  in tempo e si adatta alla disponibilità dei pascoli senza danneggiarli oppure intensifica lo sfruttamento dei pascoli determinandone un danneggiamento che diminuirà il livello di sostentamento offerto dall’ambiente. Quest’ultimo è raffigurato dal grafico d).

In natura non ci sono recinti protettivi per cui le popolazioni eccedenti migrano e in genere ci sono predatori che fanno sì che si stabiliscano nel tempo delle situazioni di equilibrio spesso sotto forma di oscillazioni più o meno convergenti ad un livello centrale come raffigurato nel caso c).

Per questo esempio e per altre considerazioni successive il volume è stato bollato come neo malthusiano e in quanto tale è stato avversato da molte correnti di pensiero legate alla difesa della libertà individuale, della dignità della famiglia e della procreazione come valori fondamentali da difendere. Ma anche grazie a questo grido allarme la questione del controllo delle nascite ha assunto valore politico e si è tradotta in decisioni ferree e dolorose come ad esempio quelle adottate dalla Cina.

La crisi prevista. Il libro è disponibile nelle biblioteche per chi volesse approfondire anche se è certamente superato. Ne ho parlato a lungo perché per me e per parte della mia generazione più avveduta ha costituito una sorta di imprinting a cui mentalmente ricorrevamo e ricorriamo tutte le volte che si discuteva dei grandi problemi del mondo moderno. E si è stampato nel nostro profondo il grafico seguente che sintetizza l’output di questa simulazione di quarantanni fa.

Il grafico non richiede spiegazioni, va letto e occorre riflettere comparandolo con la situazione attuale, a quella che storicamente si è realizzata in questi anni. Il groviglio delle curve, che iniziano la fase discendente in qualche modo irreversibile, coincide con il momento attuale e possiamo tirare un sospiro di sollievo perché la previsione si è rivelata pessimistica, alcune variabili sono state controllate, e se si ripetesse la simulazione il groviglio si sposterebbe un po’ più in là negli anni.

Ma lo scopo di tutto questo racconto è quello di sostenere che quella che viviamo non è una crisi soltanto finanziaria ma una crisi economica di sistema di cui il grafico delinea alcune caratteristiche salienti. Se adottiamo  il modello mentale proposto dai Limiti dello sviluppo, l’attuale diminuzione della vendita delle auto non sarebbe vista negativamente ma potrebbe essere vista come l’inizio di un salutare ravvedimento che, tenendo conto che il petrolio finirà tra breve, obbliga ad adattarsi a una diversa organizzazione della vita anche nei paesi ricchi.  Se i tedeschi vendono più della FIAT è perché propongono delle soluzioni più ecologiche, più durevoli, meno inquinanti. Crescere per un continente ricco e densamente popolato è una sfida temeraria che rischia di desertificare i ‘pascoli’. La sostenibilità  ….

Se si osserva il grafico si noterà quanto fosse rozza la rappresentazione grafica, delle lettere stampate e poi ripassate a mano. Nei quarant’anni successivi il progresso proprio dell’informatica e delle reti di comunicazioni oltre a permetterci rappresentazioni grafiche incomparabilmente più belle ed efficaci ha probabilmente introdotto quelle variazioni del sistema globale che hanno allontanato nel tempo il punto di crisi. L’umanità ora dispone di modelli di simulazione raffinatissimi, più complessi di quello adottato nel rapporto del club di Roma. E tuttavia possiamo produrre solo previsioni e non predizioni. Ma non abbiamo imparato a convivere con l’incertezza e siamo indifesi rispetto al terrorismo di chi diffonde paura tramite l’ignoranza.

Questo imprinting mi ha reso sensibile e sveglio rispetto a tutti i tentativi di negare l’evidenza e di rimuovere i problemi che questo studio sollevava. Non potrò mai perdonare quegli pseudoscienziati che si sono ostinati a giustificare il rifiuto dell’accordo di Tokio sostenendo che il riscaldamento del pianeta non dipendeva dall’effetto serra dovuto ai gas prodotti dall’attività umana. E come questi, tanti altri che al carro delle politiche liberiste sostenevano che il diritto alla crescita e all’arricchimento individuale era inviolabile.

Nel prossimo post sull’argomento: L’importanza della scuola. I limiti dello sviluppo nella mia didattica.

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