Promesse tradite

Molti anni fa, forse vent’anni fa, comprai un nuovo PC. All’epoca per risparmiare c’erano macchine assemblate senza un marchio prestigioso. Io andai sulla Tiburtina alla Vobis, una catena tedesca che vendeva PC affidabili ma poco costosi. Era dicembre e c’era il clima degli acquisti natalizi, possibili con l’arrivo della tredicesima. Fui colpito dalla quantità di famigliole con ragazzetti di terza media, prima superiore che erano alla ricerca di un PC per il figlio. Si vedeva che per i genitori quella spesa era impegnativa, un sacrificio e si raccomandavano al figlio di usarlo per studiare, si facevano promettere che si sarebbero distinti a scuola. I figli, con l’aria sveglia, si muovevano nel negozio con sicurezza sapendo cosa comprare e trascinavano dietro di sé i genitori un po’ spersi restituendo loro la certezza del loro impegno nello studio. Io all’epoca insegnavo all’Istituto Tecnico Fermi, proprio in un corso di informatica, e fui assalito da una improvvisa tristezza e preoccupazione: già si intravvedeva la saturazione del mercato, già i diplomati incominciavano a non essere cercati dalle ditte ma dovevano faticare a inserirsi, già cominciava la fase dell’uso dei computer per giocare, per trastullarsi, nulla di comparabile ai giorni nostri ma qualcosa stava cambiando nello scenario dell’informatica come opportunità di lavoro. Come se quelle famiglie, economicamente modeste, che investivano con sacrificio nella formazione dei figli, che ancora speravano nel progresso nonostante le turbolenze degli anni ’80, fossero ingannate dal sistema, dalla scuola, dall’industria che puntava sull’informatica e sulla telematica come bene di consumo.

Mi torna in mente quell’episodio quando penso che quei ragazzetti di allora ora hanno 30-40 enni che quei padri e quelle madri ora sono sessantenni pensionati, esodati o licenziati  che ora sono delusi e arrabbiati per le tante promesse non mantenute da se stessi nella propria famiglia, dalla scuola nella qualità del pezzo di carta che ha rilasciato, dal mondo politico che è imputridito, dal sistema economico che ha portato altrove le opportunità di lavoro. Quelle stesse generazioni sono ora sedotte da un nuovo inganno.

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