Si china

Ieri sera ho avuto difficoltà a prendere sonno, questa mattina mi sono svegliato presto. La mia mente era invasa dalle immagini del nuovo papa. Come se nello scenario di questi ultimi mesi pieno di cattive notizie, preoccupazioni, visioni terroristiche del futuro, cattiverie e maldicenze profuse a volontà, come se in una tempesta senza luce si fosse acceso un chiarore all’orizzonte, un motivo di ottimismo e speranza.

Ovviamente anch’io ero caduto nella spirale dei pronostici, delle analisi geopolitiche, dei parallelismi con la nostra difficile situazione politica. Anch’io mi ero sentito orfano di un vecchio padre che dice di non farcela più e che si ritira in preghiera in attesa della morte. Così ieri mattina avevo il mio candidato, era O’Malley cardinale cappuccino di Boston. Mi aveva affascinato il suo portamento severo e ieratico, la risata di cuore con cui aveva accolto la battuta del parroco della sua chiesa che citava Dan Braun e i suoi Angeli e Demoni alludendo al cardinale che proprio in quella chiesa era stata ucciso. Avevo letto il suo blog in cui pubblicava le foto prese con il suo iphone dei cardinali che aspettano il commiato del vecchio papa o gli impiegati dell’areoporto di Boston che si erano dati da fare per trovargli un volo perché arrivasse in tempo a Roma. Avevo fantasticato su quel cardinale che va in giro in saio e sandali e mi ero figurato un papa con i sandali e i piedi scoperti. Mi entusiasmava l’idea che avesse un Phd in pedagogia, che si fosse occupato degli immigrati ispanici negli USA. Avevo fantasticato che forse si sarebbe potuto chiamare Francesco, come il fondatore della sua confraternita. Avevo continuato a navigare su internet, come fossi un cardinale elettore per scegliere il migliore e mi sono reso conto che lo Spirito Santo aveva l’imbarazzo della scelta.

Tutti nella piazza avevano il loro cardinale per il quale facevano il tifo e l’attesa di un’ora dopo la fumata bianca è passata in un clima allegro e festoso quasi da stadio con i cronisti che man mano azzardavano pronostici e previsioni, tutti fondati su analogie di tipo politico, con motivazioni per escludere questo o quel papabile. L’annuncio del nome, letto da una cardinale anziano ed emozionatissimo che sembrava vacillare, ha azzittito la piazza smarrita dalla sorpresa. I commentatori velocemente hanno consultato la lista di tutti i cardinali, non quella dei papali, ritrovando la biografia di questo Bergoglio a tutti sconosciuto. La 7 aveva degli spezzoni ed in pochi minuti lanciava una scheda biografica in cui il nuovo papa compare in un primissimo piano durante il rito del lavaggio dei piedi in un luminoso e dolce sorriso.

Ha preso il nome di Francesco, bene almeno in questo avevo indovinato!  Dopo un Benedetto che si era ispirato al santo che aveva salvato la romanità nel buio del medioevo fondando l’Europa delle grandi cattedrali e dei grandi monasteri ora un papa che si ispira al santo poverello che aveva salvato la Chiesa da Mammona all’inizio del secondo millennio.

Le immagini televisive sono suggestive, una qualità senza precedenti, sembrava di essere sul balcone a fianco del papa. Mi sono chiesto, ora cosa dice? cosa fa? Si mostra semplicemente come un manichino che da poco ha indossato un abito nuovo che andrà aggiustato, ascolta gli inni con la piazza che continua a fare il tifo. Poi dice ora preghiamo per il papa emerito. Nessuno si aspettava, credo, che lo facesse sul serio, che cominciasse a recitare un pater, ave e gloria con semplicità e con un italiano incerto. E la piazza capisce che la festa diventa una preghiera collettiva, una celebrazione. Mi è tornata allora alla mente mia nonna che quando andavamo al cimitero a trovare i morti e diceva di pregare intonava un pater, in latino storpiato, un requiem eterna e noi bambini le andavamo dietro ad alta voce. Mi è tornato in mente, non senza commozione, la recita del rosario la sera dopo cena con mio padre che al suo turno, veniva rimproverato dalla nonna perché recitava le litanie troppo in fretta.

E poi va avanti e chiede la benedizione del popolo in piazza per sé, chiede che tutti preghino con il silenzio. La piazza ammutolisce in un silenzio quasi magico e lui si inchina a raccogliere quella investitura che veniva dal popolo di cui stava diventando pastore. Una cosa che non avevo mai visto. Una festa da stadio che diventa una celebrazione religiosa intensa.

Infine la benedizione, indossa la stola e legge in uno splendido latino, con una cadenza antica e solenne le parole di un rito quasi magico che dispensa a tutti il perdono e la riconciliazione.

Immediatamente ripone la stola baciandola e ricomincia la festa e il tripudio. La gente è felice e rimarrebbe lì a lungo. Dice che andrà a pregare la Madonna ma non dice dove e a che ora, ci scommetto che reciterà il rosario.

Si dice che lo Spirito si manifesta sotto forma di un alito di vento, in Vaticano in questi giorni il vento non è mancato e c’è chi si china a raccogliere gli zucchetti rossi volati per terra.

tratta da repubblica.it

Il cardinale Bergoglio in una foto tratta da http://www.repubblica.it

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4 thoughts on “Si china

  1. Il papa mi ha commossa ieri sera ma stamattina ci sei riuscito anche tu. Grazie per questo tuo scritto bello, appassionato, profondo che mi aiuterà a ricordare le emozioni di una elezione inattesa di un papa che ci ha già conquistati. Ma che lo Spirito Santo esista davvero?

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