Ed ora l’Argentina

Presi dalle discussioni sulla legge elettorale, dalle vicende del Silvius nazionale barone di Arcore, dalle baruffe tra i giovani quarantenni che hanno preso il potere, ci siamo distratti ed abbiamo rapidamente dimenticato l’assedio che la nostra cittadella ha subìto solo due anni e mezzo fa. Il grasso giullare ci ha convinto che lo spread era uno spauracchio fasullo che è servito a impaurire i pavidi e ad imporre inutili sacrifici, abbiamo mandato in pensione Monti abbas bocconianus senator perennis, siamo sedotti dall’idea di tornare alla lira, anzi di tornare al marengo d’oro come i verdi delle valli del nord insistentemente propongono, ci stiamo affidando ad un giovane spavaldo e spregiudicato che si accorda con un pregiudicato per proporre una legge elettorale che a suo dire vale una finanziaria, insomma tra alti e bassi delle tattiche temporeggiatrici di Henry si vivacchia camminando sull’orlo di un burrone ma c’è chi dice che dietro quella leggera salita ci sarà una strada pianeggiante su un altipiano verdeggiante.

strad eroi 3

Ma venerdì scorso è stato lanciato un nuovo allarme,  l’Argentina svaluta e le borse di tutto il mondo tremano. Ieri il nervosismo permaneva e forse si ricomincia a ballare. Qualche mese fa qualche economista portava ad esempio le politiche espansive dell’Argentina per dimostrare che il rigore montiano fermava lo sviluppo e produceva povertà. Qualche economista propone l’uso della moneta coniata ad libitum per stimolare la crescita e ridurre il rapporto deficit Pil.

Ho trovato particolarmente illuminante un articolo di Mario Seminerio. Ci servirà per capire quanto sta per succedere.

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