Per una buona scuola: sbloccare e modernizzare

Commenti dal § 3.3 al § 3.7. Continuo ad appuntare le mie reazioni alla lettura del documento sulla riforma della scuola anche se mi sembra che in giro, almeno sulla rete che vedo io, il dibattito sia piuttosto stanco, come se questa proposta avesse depresso e deluso il clima generale senza far ripartire la speranza. Stesso effetto degli 80 euro sulla economia?

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Questa parte del capitolo 3 riguarda soprattutto il problema della burocrazia e dell’organizzazione della macchina ministeriale e del sistema scolastico nel suo complesso. Stona il fatto che proprio in questa parte sia affrontato il tema dell’inclusione che più correttamente dovrebbe trovarsi nel capitolo sulle risorse per il personale o sulle parti finali concernenti la qualità formativa e didattica della scuola. Temo che tutto si riduca però alla questione del potenziamento dell’organico di sostegno senza una riflessione seria ed approfondita sulla questione dell’inclusione dei diversamente abili, degli alunni in difficoltà e degli alunni non italiani. In questo ambito si doveva forse promuovere un vero cambiamento di verso.

Questi paragrafi sono ancor più degli altri segnati dallo stile renziano: grandi idee, buoni propositi, un po’ di confusione sulla situazione effettiva, accaparramento dei meriti di interventi di altri governi, vaghezza delle proposte.

Emerge un pregiudizio negativo verso l’amministrazione e la burocrazia, il fastidio per le regole, le norme, le consuetudini. Sembra che la scuola sia bloccata dagli organi di rappresentanza democratica e dalle norme burocratiche, dalle circolari. Intendiamoci ciò è in parte vero ma non è cancellando 100 norme che la situazione sicuramente migliorerà. Il Calderoli fuochista docet. Anzi se la potatura delle norme non è fatta con giudizio il sistema piuttosto anchilosato e pachidermico potrebbe sedersi del tutto e collassare. Ricordiamo che l’abolizione del falso in bilancio fu giustificato e presentato al volgo come una azione semplificatrice che togliendo lacci agli imprenditori poteva dinamizzare l’intrapresa. E’ accaduto il contrario: gli onesti scappano e vanno dove le regole sono rispettate e i contratti sono fatti valere e sopravvive una imprenditoria asfittica che lavora solo su commesse pubbliche in cui non si rischia il proprio capitale personale. Ma torniamo alla scuola. E’ evidente il tono populista di chi dice ‘diamo ai docenti e ai presidi la possibilità di cancellare ciò che li infastidisce’. In un testo di questo genere si deve pretendere la presenza di precise e puntuali indicazioni di norme specifiche o di contesti organizzativi in cui si può e si deve intervenire.

In realtà una proposta precisa viene fatta, quella di redigere un nuovo testo unico delle norme. Purtroppo qualsiasi testo unico nasce già vecchio se non si mette a punto un sistema di aggiornamento in tempo reale visto che la normativa evolve sia per la ingente produzione legislativa sia per gli interventi regolamentari della amministrazioni che interagiscono con le scuole sia per effetto della giurisprudenza che produce continui cambiamenti per le singole fattispecie.

D’altra parte poche pagine dopo, nel descrivere una vasta ristrutturazione organizzativa fondata sulla digitalizzazione, si pensa ad una accessibilità diretta via web alle varie fonti normative e agli stessi dati per cui l’idea di investire  un anno di lavoro per un testo unico appare forse superata. Ma ciò accade perché questa parte, più delle altre, risente del metodo con cui è stata assemblata, la vecchia storia del minestrone in cui si mettono insieme in un calderone tante cose buone ma che alla fine potrebbe risultare  disgustoso o poco appetibile.

Il comune denominatore delle proposte è la modernizzazione centrata sulla digitalizzazione sia della gestione amministrativa sia della didattica sia delle attività di laboratorio. Pur accusando l’introduzione della LIM come una operazione ingombrante che ha creato più problemi che vantaggi, si continua a pensare al Ministero centrale come al motore dell’innovazione tecnologica con progetti centralizzati dai nomi tratti dallo slang dei anglofoni. I processi di adattamento e di assimilazione delle nuove tecnologie hanno una loro forza e l’Autonomia sarebbe in grado di dosare opportunamente il grado di innovazione compatibile con la salute del sistema se non fosse sistematicamente eterodiretta a cicli alterni dalle maggioranze politiche del momento.

Ciò che interessa di più agli autori del testo è lo sviluppo di un immagine positiva del sistema scolastico, è la trasparenza messa a disposizione dei portatori di interesse, famiglie, industriali, politici.

Mentre scrivo questi commenti leggo che il ministro Giannini ha annunciato la riforma dell’esame di maturità con il ritorno alle commissioni interne, per risparmiare. Tornerò a riflettere sulla proposta ma a caldo mi sembra che essa sia la dimostrazione di quanto le belle cose scritte in questi paragrafi siano vuote chiacchiere per indorare una pillola che ha tutt’altro sapore.

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