Per una buona scuola: il timoniere

§3.2 La governance da pag.69 a 71. L’uso della parola inglese Governance oltre a dare al documento un tono più moderno ed europeo consente di sfumare la questione della distribuzione dei poteri dentro la scuola e dentro le scuole.

Chi amministra? chi decide? chi rappresenta chi? quali sono gli ambiti delle varie competenze, delle responsabilità variamente distribuite. Si parte dall’affermazione perentoria che propone il preside come timoniere in grado di determinare il cambiamento di rotta. Per far ciò deve leggere meno circolari e occuparsi di più della didattica, dei rapporti con il territorio. Per migliorare ci vogliono allora presidi migliori, scelti con nuove procedure più attente alla qualità. Il testo fa passare implicitamente come una acquisizione di questo governo la nuova modalità di reclutamento in realtà già adottata in norme approvate nelle precedenti finanziarie. Ancora una volta la premessa generale secondo cui servono nuovi dirigenti più vocati alla leadership educativa è contraddetta dall’idea che la selezione e la successiva formazione del personale dirigente della scuola sia gestita dalla Scuola Nazionale dell’Amministrazione che ora forma la dirigenza delle varie burocrazie dello Stato. Già nell’ultimo concorso il programma previsto per le prove scritte era fortemente sbilanciato sugli aspetti giuridico formali della gestione, assai meno sulle attività specifiche della scuola.

Il testo, dopo aver sottolineato la necessità di una valorizzazione della figura del DS e della sua funzione, si affretta a limitarne le prerogative:  ‘La rinnovata definizione dei poteri e delle responsabilità del dirigente scolastico va bilanciata da un nuovo protagonismo dei docenti e da un maggiore coinvolgimento dei genitori, degli studenti e del territorio di riferimento.’ Un colpo al cerchio e un colpo alla botte come nel resto del documento. Ovviamente sappiamo che il bilanciamento dei poteri è la vera questione da risolvere ma il documento non prende chiara posizione se non contro la collegialità che è a suo dire sinonimo di immobilismo, veto e impossibilità di decidere. Stessa ideologia renziana che vede negli organi di rappresentanza democratica un impiccio e un intralcio per il decisore al governo. Con il possibilismo tipico di un articolo di giornale, il documento afferma che gli organi di governo potrebbero essere quelli attuali, più il nucleo di valutazione, più tutto ciò che nella fervida fantasia di ogni scuola autonoma potrebbe essere statuito. 10.000 repubbliche indipendenti … e questa sarebbe una riforma?

In questo quadro dedicato alla figura del preside, alla sua selezione e alle sue funzioni dentro la scuola, si evoca la figura dell’Ispettore che, se non ho capito male, sarebbe cooptato (da chi?) scegliendo tra i presidi migliori. Ciò produrrebbe un rafforzamento di una figura fondamentale, secondo il documento, ma non si dice di più in questo contesto se non che è la figura di riferimento per la valutazione.

Ma tu Bolletta cosa faresti?

Se vogliamo parlare di governance, cioè dell’assetto dei vari poteri all’interno degli istituti scolastici, definirei meglio le varie competenze rafforzandole come un sistema di micro poteri che si bilanciano. In particolare darei al collegio la potestà di chiamata del Preside scegliendolo tra candidati abilitati alla dirigenza e assegnando incarichi quadriennali. Dopo il primo quadriennio il collegio potrebbe cambiare dirigente, confermare per un altro ciclo quadriennale  o confermare a tempo indeterminato. Il Preside potrebbe vedere accresciuto il suo potere di indirizzo e di gestione del personale come il documento governativo propone ma dovrebbe fare i conti con un collegio maggiormente responsabilizzato. Ovviamente il rischio di un aumento della nevrosi collettiva sarebbe alto ma a regime la costruzione di una forte identità culturale ed educativa della scuola sarebbe più probabile. L’idoneità alla dirigenza sarebbe concessa ad un numero superiore ai posti reali e quindi questa prospettiva, l’inserimento in una lista di idonei, sarebbe uno stimolo per migliorare la propria competenza professionale per molti docenti che desiderano diventare presidi.

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