Purché non si dica che è una riforma

Oggi ad una sosta in autostrada, di ritorno dalle vacanze, mi sono seduto ad un tavolo del self service e non mi è stato possibile evitare di ascoltare il notiziario che veniva diffuso a tutto volume. Si annunciava al volgo il contenuto della nuova riforma della scuola, l’altra meraviglia che Mattia il gradasso sta preparando per stupirci nel prossimo mese. Il gran problema della scuola sono le supplenze, vanno abolite e non se ne parli più. Concorsi a gogò, viva la meritocrazie e l’efficienza, in trent’anni (sic!) avremo una scuola del tutto nuova. Era il commento non so se serio o faceto del cronista¹.

So troppo poco per poter commentare ma due o tre cose a caldo le devo scrivere. Questa non è una riforma della scuola ma una ristrutturazione organizzativa che ha di mira il costo della docenza e cerca di razionalizzare la spesa spremendo qualche miliarduccio da mettere su qualche altra posta del bilancio. Come le teste d’uovo di viale Trastevere siano state in grado in poche settimane di concepire una riforma epocale è cosa molto misteriosa. Più plausibile che come al solito il ministro abbia collazionato una serie di idee più o meno elaborate e discusse in questi ultimi anni chiuse nei vari cassetti della burocrazia centrale e ne abbia fatto un nuovo decalogo di linee guida, di buoni propositi, un nuovo minestrone indigesto per poter dire che tutto cambia e che si spende meno. Spero sinceramente di essere smentito.

Vedremo nei prossimi giorni. Sia chiaro l’Europa nel famoso documento-lettera che mandò all’aria il governo Berlusconi perché i leghisti non vollero approvare i provvedimenti allora richiesti (2011) nel capitolo scuola non chiedeva di diminuire la spesa ma di qualificarla, chiedeva di verificare la qualità dei diplomi rilasciati, chiedeva che l’Italia convergesse nei tempi previsti ai parametri del programma di Lisbona. In particolare, se non ricordo male, l’Europa chiedeva che si riqualificasse il settore della formazione professionale adeguandola agli standard della certificazione europea.

1) il contesto un po’ sbracato e distratto di un autogrill consente di percepire la notizia per quel che è, come la sente un profano non addetto ai lavori che manda i propri figlioli a scuola. Vedi che bravo Renzi, non ci saranno più le supplenze così spenderanno meno e non perderete tempo. Evidentemente i prof non si ammaleranno più!

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