Leggere d’estate

Non sono un gran lettore e da sempre ho riservato alle vacanze il tempo per la lettura di libri che non fossero saggi o manuali. Appena uscì l’Ipad non mi parve vero di poter portare in vacanza una piccola biblioteca di titoli tra i quali poter scegliere. Mi sono ritrovato nella mia piccola collezione digitale Le follie di Brooklin di Paul Auster acquistato non ricordo più quando sulla base di qualche suggerimento che ho dimenticato. Senza entusiasmo ho cominciato a leggerlo costretto da questo tempo bizzoso che ci costringeva a ritmi pigri e casalinghi anche se qui intorno ci sarebbero mille passeggiate tra boschi ormai familiari.

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Ho riportato la pagina dedicata ai furfanti, da quel punto della storia il libro mi ha coinvolto, ha catturato la mia attenzione. Mi sono chiesto perché, che cosa mi motiva a leggere una storia di fantasia, cosa mi fa arrivare fino all’ultima pagina di un libro piuttosto voluminoso?
Intanto ovviamente mi piace se è scritto bene, se trovo parole, descrizioni, strutture sintattiche che io uso poco o che non so usare o che sto dimenticando. A volte rileggo qualche brano con il gusto di assaporare meglio il piacere che un testo ben scritto puó dare. Questo ‘estetismo decadente’ è diventato ora piú frequente sia perchè ho piú tempo sia perchè sono in quella fase della vita in cui è difficile migliorare o imparare e non si puó che declinare, anche nel modo di scrivere, e allora è bene tenersi in esercizio.
Un libro mi ‘acchiappa’ se sento di poter imparare qualche cosa di nuovo o se ritrovo dei rinforzi a conoscenze confuse o semi dimenticate che ho. È il caso dei romanzi storici, ma è stato il caso di questo libro. Tanti particolari, tanti aspetti dell’ambiente e dei personaggi della storia veicolano informazioni di contesto, quasi fosse un documentario o un saggio sociologico che si integrano bene con la mia enciclopedia personale, con l’universo delle conoscenze o dei pregiudizi sulla società americana della fine del secolo scorso, quando io ero un cinquantenne.
La terza ragione che mi motiva ad arrivare in fondo ad una storia è la possibilità di riflettere, di riflettermi, di rispecchiarmi nelle storie del libro. Forse è una banalità quella che sto dicendo, ma nel caso di questo libro questa dimensione ha avuto un ruolo preponderante: il narrante che si trova al centro di un intreccio di storie familiari per certi versi molto normali è un sessantenne che inizia il periodo del pensionamento. L’Identificazione è stata immediata anche se la mia vita è stata molto piú regolata e fortunata, ma entrambi abbiamo assaporato il rischio di dover lasciare tutto, lui per un cancro superato, io per un incidente in montagna. Il libro è un intreccio di storie di tanti protagonisti di generazioni diverse, di generi diversi e contrastanti. Gli spunti per rivedere in quelle pagine frammenti della propria vita e della vita del proprio contesto familiare sono cosí numerosi che continuamente si ha occasione di rispecchiarsi e di riflettere.
Il difetto i libri digitali è che non percepisci con le mani a quale punto sei della storia, ti sembra di essere alla fine, all’epilogo, giri pagina e riprende un altro rivolo del racconto, come quei finali beethoveniani che non finiscono mai e riprendono un nuovo motivo quando staresti per applaudire. Ma il finale finale, che non racconto, mi ha fatto sentire del tutto rispecchiato nel protagonista neo pensionato: dà una efficace motivazione alla scelta che ho fatto io di dedicare un po’ del mio tempo alla stesura di questo blog.
Invito i miei coetanei a scrivere un blog, magari privato se sono timidi, e a leggere il libro, ne usciranno divertiti e piú positivi.

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