Gonzi?

Questa mattina leggendo un po’ stancamente un libro di Paul Auster Follie di Brooklyn il mio interesse e la mia attenzione si sono accesi quando ho letto la parola Gonzo. Avevo usato questo epiteto per parlare di coloro che si erano lasciati incantare dalle promesse mirabolanti del Grillo nazionale che avrebbe riportato in Italia onestà, moralità, efficienza, giustizia, lavoro per tutti. A suo tempo avevo temuto di essere stato irriverente ed eccessivo ma ora leggo che l’autore affibbia la qualifica di gonzo addirittura ad Esaù in un capitolo intitolato ‘Dei furfanti’.

Gonzo1

Il protagonista del libro racconta di un suo nipote Tom che essendo stato una ragazzo brillante e promettente all’università, perso di vista per molti anni, viene rincontrato casualmente alla cassa di una libreria, ingrassato, deluso e rinunciatario dopo il fallimento del tentativo di chiudere una tesi di dottorato. Nel racconto delle tristissime vicissitudini di Tom emerge la figura del suo attuale datore di lavoro, Harry, un autentico furfante che dietro una rispettabile immagine di successo, nasconde storie misere e squallide che comprendono anche un periodo di carcere.
Lo zio Nathan, il narrante, è un anziano cinico ex assicuratore che cerca di smontare il moralismo eccessivamente rigido di Tom.

Ho sempre avuto un debole per i furfanti, – dissi. – Non saranno gli amici più affidabili del mondo, ma pensa come sarebbe monotona la vita senza di loro.

Sono sicuro che Harry non è più un furfante, – rispose Tom. – Sai, ha troppi rimorsi. 

Se sei un furfante un giorno, lo sarai per sempre. Le persone non cambiano.

E una questione di punti di vista. Secondo me, cambiano. 

Non hai mai fatto l’assicuratore. L’amore per l’inganno è universale, ragazzo mio, e una volta che un uomo ci si appassiona non guarisce più. Soldi facili: non esiste tentazione più grande. Pensa a tutti i drittoni che simulano incidenti stradali e lesioni fasulle, ai commercianti che incendiano i propri negozi e magazzini, a chi mette in scena la propria morte. Ho visto queste cose per trent’anni senza stancarmi mai. Il grande spettacolo della corruzione umana. Continui a ritrovartelo davanti dappertutto, e che ti piaccia o no è il più interessante che ci sia in cartellone.

Tom fece un breve suono, un’emissione d’aria a metà strada fra il riso trattenuto e lo sghignazzo. – Mi piace troppo ascoltarti quando spari le tue cazzate, Nathan. Finora non me n’ero reso conto, ma mi sono mancate. Mi sono mancate moltissimo.

Tu credi che io scherzi, – ribattei, – ma invece sto parlando sul serio. Ti elargisco le perle della mia saggezza. Qualche consiglio dopo una vita passata a sgobbare nelle trincee dell’esperienza. Truffatori e imbroglioni dominano il mondo. I furfanti imperversano. E sai perché?

Ditemelo, Maestro. Son tutt’orecchi.

Perché hanno più fame di noi. Perché sanno cosa vogliono. Perché credono nella vita più di noi.

Parla per te, Socrate. Se io non avessi sempre tanta fame, non mi porterei in giro questo pancione.

Tu ami la vita, Tom, ma non ci credi. E nemmeno io.

Sto cominciando a perdere il filo.

Pensa a Giacobbe e a Esaù. Te li ricordi?

Ah. Va bene. Adesso parli in modo sensato.

E una storia terribile, non sei d’accordo?

Si, davvero terribile. Quando ero bambino mi ha procurato guai a non finire. Ero una personcina integra e retta, allora. Non dicevo mai le bugie, non rubavo, non ingannavo, non dicevo mai a nessuno una parola cattiva. Ed ecco Esaù, un bietolone goffo come me. La benedizione di Isacco gli sarebbe spettata di diritto. Ma grazie a un trucco, Giacobbe lo estromette… addirittura con l’aiuto di sua madre.

Peggio ancora: sembra che Dio approvi la soluzione. Giacobbe il doppiogiochista disonesto finisce per diventare il capo degli ebrei, ed Esaù si ritrova solo come un cane, nell’oblio, un’assoluta nullità.

Mia madre mi ha sempre insegnato a essere buono. «Dio vuole che sia buono», mi diceva, e dato che ero ancora abbastanza giovane per credere in Dio, le credevo. Poi ho trovato quella storia nella Bibbia e non l’ho proprio capita. Il cattivo trionfa e Dio non lo punisce. Non mi sembrava giusto. E non mi sembra giusto neanche adesso.

Ma si che è giusto. Giacobbe aveva in sé la scintilla della vita, mentre Esaù era un gonzo. Di buon cuore, d’accordo… ma un gonzo. Se devi scegliere uno fra loro due per guidare il tuo popolo sceglierai il combattente, il più scaltro e perspicace, quello che ha l’energia per trionfare nelle circostanze avverse. Preferirai l’uomo forte e astuto al debole e gentile.

Nathan, questi sono discorsi tagliati con l’accetta. Ancora un po’, e mi dirai che Stalin dovrebbe essere considerato un grand’uomo.

Stalin era un criminale, uno psicopatico assassino. Io invece sto parlando di istinto di sopravvivenza, Tom… della volontà di vivere. Preferisco mille volte un furfante astuto a un pio allocco. Forse il primo non rispetterà le regole del gioco, ma ha lo spirito. E quando trovi un uomo dotato di spirito c’è sempre speranza per il mondo.

Ho trovato questo passo veramente illuminante, il piatto di lenticchie non mi aveva mai scandalizzato ma essendo un moralista tendente al cinico ho riflettuto a lungo su questa pagina.

Ovviamente Auster nel 2005 non poteva prevedere i due fratelli piddini Enrico e Matteo e non possiamo accusarlo di essere renziano … la faccenda è che io continuo a pensare che il gradasso si agita e fa strame delle regole del gioco ma non ama la vita, ama soprattutto il potere.

letta-renzi

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5 thoughts on “Gonzi?

  1. Non mi va di immergermi nella riflessione su chi tra i due personaggi biblici e anche su chi tra due personaggi attuali ami o meno la vita. Mi pare però che forse entrambi, soprattutto i nostri, amino il potere. Magari uno ama un potere visibile e l’altro un potere goduto nei club dell’intelligenza che probabilmente adesso sono le sue mete. Mi pare invece che ami veramente la vita il grande, coraggioso, vecchio Scalfari che non molla e ci obbliga a pensare, a riflettere guidati dalla sua mente lucida e dal suo, per me, eccezionale e raro equilibrio.

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