Visioni laiche

Sto leggendo un bellissimo libro di Amedeo Sorrentino Vento di prua. Il racconto del primo skipper italiano alla Global Challenge mi ha fortemente coinvolto nonostante io sia un animale terricolo del tutto profano della vita di mare. 

Infatti l’autore racconta di sé e della sua famiglia con molti particolari che conoscevo in parte perché la madre è stata per più di vent’anni collega ed amica. Un modo per ripercorrere un viaggio nella vita che ha accumunato tanti della mia generazione.

sorrentino

 

Questa sintonia si è accentuata quando a pag. 66 egli racconta della scelta del libro da portare con sé nella regata intorno al mondo controvento e controcorrente, una sfida decisiva e pericolosa. Si imbatte in un libro di Einstein e, aprendo a caso, in una frase che riguarda la religiosità cosmica.

Fra i tanti libri passati nelle mie mani mentre sono alla ricerca di quello da proporre per la biblioteca di bordo, ne trovo uno di Einstein, Come io vedo il mondo. L’ho aperto a una pagina qualsiasi e, combinazione, leggo questo passo: « Ma in ogni caso c’è un altro grado della vita religiosa, sebbene raro nella sua espressione pura, ed è quello della religiosità cosmica. Essa non può essere pienamente compresa da chi non la sente perché non vi corrisponde nessun’idea di un dio antropomorfo… Troviamo uomini penetrati di questa religiosità superiore e che furono considerati dai loro contemporanei più spesso come atei, ma sovente anche come santi… »

Mi è venuto in mente qualche giorno fa, quando il mio amico Pasquale mi spiegava che il modo migliore di conoscere le stelle è guardarle stesi per terra e lasciarsi penetrare dal mistero che emanano, dalle domande inquietanti e luminescenti che ci pongono sul da dove veniamo, dove andiamo, chi siamo…

Questo pezzo mi ha ricordato le cose raccontate da Scalfari nel suo ‘L’amore, la sfida, il destino’.

Così ieri pomeriggio ho seguito in diretta la visita di papa Francesco alla Sinagoga. Un evento denso di significati, di messaggi, di emozioni. Le immagini hanno reso bene il clima festoso ma carico di sentimenti robusti, cresciuti e rinforzati della grande prova dello sterminio. La drammaticità del festoso incontro tra amici risaltava nel ricordo che la tragedia del demone dell’intolleranza, della ferocia, dello sterminio non è scongiurata per sempre ma è latente e incombente nei mille fuochi che in giro per il mondo si stanno accendendo. Papa Francesco ha ribadito che il Dio venerato dai  due popoli era esattamente lo stesso e che credere in un dio creatore ci obbliga a sentirci fratelli oltre che uguali. Non ha detto proprio così ma si respirava questa idea. Chiudendo il suo discorso ha precisato che le sfide della vita e del mondo ci chiedono di essere anche amici, (visto che molti fratelli della storia si sono ammazzati per invidia, questa chiosa è mia) .

Ascoltando il discorso del papa sono tornato a pensare alla frase di Einstein che forse ispira il suo modo di concepire l’avventura della vita degli uomini su questa terra.

Questa mattina la mia amica Rosi mi invia un articolo di Gavriel Levi apparso ieri sulla Stampa scritto forse proprio per la circostanza della visita del papa.

incontro fra uomini nel rispetto delle differenze

Gavriel Levi Professore Emerito Sapienza Università di Roma

Non penso che un dialogo tra le diverse religioni sia arricchente, se punta alla reciproca conversione. Sono invece convinto che debba esistere un dialogo fra uomini di diverse religioni, perché ognuno impari a rispettare la religiosità dell’altro. Con una metafora: un monte non si incontra con un monte, mentre un uomo si incontra con un uomo.

Per gli ebrei questo ultimo tipo di dialogo è una necessità fondante. Scritta nell’introduzione ai 10 comandamenti. Ripetuta nel testo dei 10 comandamenti. Spiegata nel commento ai 10 comandamenti che Mosè ha inciso nel suo testamento.

Nell’introduzione ai 10 comandamenti: voi sarete un popolo di Kohanim (sacerdoti). I Kohanim, nella pratica , sono coloro che cercano di trasmettere una doppia benedizione: da Dio agli uomini e dagli uomini a Dio.

Nel testo dei 10 comandamenti: ci sono tre comandamenti che sono diretti esclusivamente agli ebrei (l’unità di Dio, il divieto delle immagini, il fare il Sabato) e sette che riguardano tutta l’umanità e che ripropongono il patto di Noè, la religione universale che precede e giustifica il patto del Sinai e che, per gli ebrei, è tuttora vigente.

Nel commento di Mosè ai 10 comandamenti, ascolta Israele il Signore è nostro Dio: il Signore è uno, spesso sfugge che questo versetto non è una formula matematica, ma è una dichiarazione sull’unità del genere umano davanti a Dio. Vale a dire: il nostro Dio è uno per noi e per tutti coloro che sono nel mondo. Comunque, capire l’unità di Dio non è solo una questione fra gli ebrei e gli altri uomini. E’ anche una questione fra ebrei ed ebrei e di tutti i popoli fra di loro.
Queste riflessioni riguardano anche la religiosità elementare, laica, che esiste in ogni singolo essere umano.
E’ bene chiarire questo punto. Per religiosità laica intendiamo la confluenza di tre sentimenti: la percezione abissale dell’infinito, anche dentro di noi; la percezione meravigliata dell’unità armoniosa dell’universo; la percezione di unità assoluta dell’umanità.

Una precisazione storica: proprio mentre nell’Europa, l’illuminismo confrontava le religioni rivelate con il binomio teismo/ateismo, in parallelo il misticismo ebraico usava sempre più spesso un nome bi-logico per chiamare Dio e cioè: Infinito/Niente. Non un’invenzione ma una riscoperta.
Infatti fin dalla antichità gli ebrei si sono rivolti a Dio usando, nella stessa frase, il Tu ed il Lui intersecati (benedetto Tu che crea…). Una giusta intuizione: per evitare l’ombra dell’antropomorfismo, gli ebrei chiamano Dio con un unico nome personale ed impersonale.
Una notazione sul dialogo cristiano-ebraico e, sul dialogo ebraico-cristiano,
Nel suo più recente Documento, la Chiesa cattolica rimanda al Mistero Divino il rapporto di Dio con gli Ebrei: non sappiamo in quale modo Dio lasci la porta della salvezza aperta agli ebrei, pur tenendo conto che gli ebrei continuano a non accettare Cristo.

Questo rinvio al Mistero Divino è nuovo ed è molto emotivo, ma ci lascia ancora imbarazzati, come figli di Noè prima che come ebrei.

Per la torah, le scelte di amore fatte da Dio sono scelte irrevocabili. Con la promessa profetica: potrà una donna dimenticare il suo bambino, l’amore del suo ventre? Anche queste cose potranno essere dimenticate, ma Io non ti dimenticherò.

Le tavole della Legge che Dio consegna a Mosè, dopo il fattaccio del vitello d’oro, sono accompagnate dalla vera regola del Patto, e cioè i 3 attributi della Misericordia: Dio/Dio, colui che perdona a coloro che lo amano, per migliaia di generazioni. Due volte Dio perché prima della colpa e dopo la colpa Dio non cambia. Questa regola, vale per il popolo ebraico e vale per tutta l’umanità.
Secondo il Talmud, con i 10 comandamenti, Dio ha firmato la torah: Io, Me stesso, l’ho scritta e l’ho data. E dove sarebbe nascosta questa firma autografa? Nella sigla composta dalle prime due parole e dalle ultime due parole dei 10 comandamenti. Io sono Dio che è del/il tuo prossimo.
Le porte che bisogna attraversare per arrivare a Dio non sono mai chiuse. Perché le uniche porte da aprire sono soltanto dentro di noi.

Il segno del patto di Dio con Noè è l’arcobaleno. Contro la violenza dell’uomo sull’uomo. Per la cura del creato e delle creature da parte di tutta l’umanità. Perché la sacralità della vita rimanga la grammatica con cui Dio è capace di tradurre tutte le lingue nella sua.

Ho evidenziato i punti che mi hanno più colpito, in particolare quella distinzione per me ignota tra figli di Noè e figli di Mosè, tra l’umanità e il popolo eletto per il quale ci sono tre comandamenti in più.

Mi ha colpito la chiusa sul segno del patto con Noè: l’arcobaleno come simbolo di pace e di rispetto ecologico per la natura che non ci appartiene ma che ci è donata. Non so se si fossero telefonati ma la chiusa di Levi chiarisce molto bene l’insistenza di Francesco per la salvaguardia del creato e dà senso alla frase di Einstein che parla di religiosità cosmica.

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