Perdite annunciate

Questa mattina la mia amica Rosi mi scrive: Ti faccio una proposta per il post  di oggi:  La morte di Ettore Scola. Se Fellini è stato  la voce visionaria, Scola ci ha regalato un percorso di analisi  della realtà italiana (almeno secondo me) poi vedremo tutti i coccodrilli che hanno preparato. I miei film preferiti: Una giornata particolare, La terrazza, La famiglia, Concorrenza sleale, C’eravamo tanto amati, Ballando ballando. Ciao

Non saprei proprio cosa dire, mi sento molto ignorante anche se i film hanno occupato molto tempo della nostra vita, è come con il vino ne ho bevuto tanto e di molto buono ma non ardisco di farne una recensione anche di una bottiglia che peraltro so apprezzare.

In questi ultimi tempi le perdite sono sempre più frequenti, personaggi pubblici che ci hanno ispirato ci lasciano per la legge implacabile  che prevede che la vita abbia un termine. Quando se ne va uno come Scola sento che se ne va una parte della vita personale e collettiva. Rivedere ora i suoi film provoca risonanze profonde quasi come rivedere vecchie foto nell’album di famiglia.

Noi che rapidamente ci avviamo verso i ’70, sentiamo questi personaggi come maestri, fratelli maggiori, amici che ci hanno aiutato. Se penso a loro trovo che la mia generazione è stata molto fortunata, non solo abbiamo vissuto in un paese in pace, ma abbiamo goduto della guida di intellettuali che hanno avuto una funzione profetica, hanno costituito una presenza diffusa nelle arti e nella vita corrente, che ci ha illuminato.

Non per niente lo stesso Scola in una delle ultime interviste televisive raccomandava di non dimenticare Pasolini. Quella fu una perdita prematura di un personaggio che aveva donato bellezza, poesia, idee, provocazioni, scandalo ad una società che cresceva e si trasformava smarrendo la propria identità popolare dietro il miraggio del miracolo economico. Ai miei occhi Ettore Scola apparteneva a quell’area di intellettuali organici di cui l’Italia si è voluta liberare con l’avvento del berlusconismo e dell’egemonia degli studi televisivi privati.

Le profezie di Pasolini si sono avverate e la nostra società appare disgregata e senza identità, senza soprattutto maestri ed intellettuali, senza veri profeti con lo sguardo rivolto al futuro. il popolo proletario, operaio e contadino è diventato popolino.

Spesso penso che ci mancano robusti intellettuali, abbondiamo di leader, di imparaticcio, di supponenza, di aggressività, di violenza verbale, di sguaiatezza del linguaggio. L’anagrafe ci porta via questi uomini che ci hanno illuminato, per fortuna rimangono le loro opere e la bellezza che ci hanno donato. A disposizione anche dei nostri figli e nipoti.

Il post ha avuto un seguito su FB. Lo riporto anche qui perché ci tengo.

Renata Picco: Se c’è qualcuno che ci capisce, riguardo al cinema, e non solo, è proprio la tua (anche mia) amica Rosi…
Non c’entra niente col cinema, che ho scoperto molto dopo, anche grazie alla mia prof di “Lettere” di IV V ginnasio, Agata Moretti Apicella… Che, invece, mi ha fatto crescere, in tutte le dimensioni dell’istruzione, della cultura e… della vita. La prof Agata Moretti è stata, e continua ad essere per me un faro, in tutti i vari aspetti della mia vita, quotidiana e professionale.
Così, attraverso lei, ho imparato ad amare tanto la Via Flacca, quanto il cinema.
E sono felice che suo figlio, CHE C’È ANCORA ( e in cui riconosco l’imprinting della madre, capace di far diventare poesia un’epigrafe greca) abbia scelto la strada del cinema. Anche se, certo, la sua generazione si è sviluppata attraverso strade ben diverse, rispetto a Scola, almeno credo.
Mi piacerebbe incontrare Rosi, e chiacchierare con lei di tutte queste cose.
A Rosi devo anche la scoperta delle Annales, della ricerca delle fonti nella ricerca storica ecc., e dell’influsso della tecnologia sulla storia. E quindi l’interesse x la stessa.
Insomma LE DEVO MOLTO.
Mi piacerebbe che Raimondo organizzasse qualcosa: UN SUMMIT (con risvolti gastronomici, naturalmente in qualche trattoriola romana/castellana)…

Raimondo Bolletta Cara Renata, come sai la mia cucina è praticamente una trattoria per gli amici e quindi quando vieni a Roma basta telefonare che combiniamo. Nel mio post dico che siamo stati fortunati, ora tu aggiungi altre ragioni per dire che siamo stati molto fortunati: ci siamo incontrati in una scuola sperimentale come giovanissimi docenti in cui abbiamo imparato l’uno dall’altro, ci siamo divertiti cantando e mangiando nelle serate conviviali, abbiamo animato una bella comunità di giovani, abbiamo respirato da vicino la cultura diffusa nella Roma di quegli anni. Credo che la tua professoressa del Liceo, la Apicella sia la stessa che ho avuto per qualche anno come vicepreside al Fermi (ero giovane docente) non dimentico la sua dolcezza e la sua cultura oltre alla sua infaticabile dedizione alla scuola. Di Scola e di Nanni Moretti sentivo parlare da loro amici e parenti che avevo come colleghi. Sì una rimpatriata è necessaria prima che venga il nostro turno. Ciao.

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