Scuola stai serena

Ho smesso di commentare il documento governativo sulla buona scuola quando ho sentito l’annuncio del ministro circa i nuovi esami di stato. Mi è parso evidente che il documento La Buona Scuola fosse una sovrastruttura ampollosa che doveva distogliere la nostra attenzione sui reali intendimenti del governo. Scuola stai serena! sogna il cambiamento!  che intanto per il momento dobbiamo tagliare.

Ho smesso la lettura e il commento del documento governativo perché ho cominciato a leggere il libro si Galimberti che ha dato forza e urgenza a tante mie inquietudini sulla condizione giovanile, sulla funzione della scuola in questa crisi che non sembra finire mai. Nel documento renziano non c’è proprio nulla dello scenario che Galimberti traccia, non c’è nulla che faccia pensare a come si possa affrontare il problema dell’emergenza giovanile.

Poi una cara collega mi ha telefonato per chiedermi un intervento per una rivista, mi sono reso conto che i miei ragionamenti erano troppo personali nello stile della rete e che qualcuno si attendeva da me una formalizzazione più coerente con la mia storia professionale e quindi mi sono rimesso a leggere il documento, per finire almeno di leggerlo.

Niente da fare, oscillavo tra la rabbia e la noia sonnolenta. Oggi riflettendoci su, ho capito perché. Credo di aver capito perché questo documento non mi appassiona ma neanche mi indigna. Mi preoccupa e mi delude.

Niente di quanto è lì scritto è nuovo per me, l’ho vissuto in prima persona nei tanti ruoli diversi che ho avuto in quarant’anni di servizio. A un certo punto ho cambiato modalità di lettura e mi sono chiesto per ogni affermazione e per ogni punto chi aveva sostenuto questa o quella tesi. Questo lo diceva Berlinguer, questo l’ha realizzato la Moratti, questa era una idea dei tempi della Gelmini, qui sono contenti i sindacati, qua sono contenti gli industriali, qui c’è l’Ocse, là l’UE. Riguardando indietro la mia  esperienza personale ritrovavo allora il penoso andirivieni delle mode, delle parole d’ordine, delle riforme disattese dalla maggioranza sopravveniente in ogni cambio di legislatura, e poi riprese dopo due legislature, percepivo la risacca che con la crisi sembra risucchiare tutto al largo senza pietà per nessuno.

Ho capito! questo documento è l’essenza del renzismo, il tentativo di superare la dialettica tra destra e sinistra, tra ricchi e poveri, tra padroni e dipendenti, tra giovani e vecchi, con soluzioni che con giochi di parole accontentano tutti rimanendo sulla superficie dei problemi. Mentre Monti voleva scontentare tutti a destra e a sinistra, Renzi vuole sommare prendendo il meglio di ciò che le due componenti del suo governo possono esprimere. Ma non vuole fare sintesi, prepara un minestrone di buone idee, illude il popolino che lo vota che si può aggiustare il condimento o cambiare qualche verdurina e poi a tempo scaduto lui impone con violenza, con impeto, con velocità la soluzione storica valida per decenni. Povero Renzi, poveri noi, non è così, la scuola è come la Costituzione è una istituzione che ha una sua stabilità che va oltre i regimi politici del momento. Sì sono un conservatore.

Per dare un esempio di come il documento affronta ad esempio  il problema dell’avvio al lavoro cito un breve passo:

In passato, i laboratori tecnici delle nostre scuole hanno formato le figure professionali protagoniste del successo industriale italiano. Oggi, allo stesso modo, dentro laboratori di nuova generazione, i nostri giovani possono imparare a unire il materiale con il digitale, stampando in 3D, tagliando con il laser, addestrandosi alla robotica o all’hardware open source. Ma anche sperimentando creatività e imprendi-tività, scoprendosi inventori, imparando ad usare in anticipo gli strumenti dell’impresa, capendo cosa rende speciale il Made in Italy e quali saranno le prospettive più interessanti per il Paese nei prossimi 15 o 20 anni e su cui varrà senz’altro la pena specializzarsi. Ciò permetterà alla nostra manifattura migliore di essere leader anche nel XXI secolo.

E quelli che dovranno cogliere la frutta nei campi? E quelli che terranno pulite le nostre città? E quelli che staranno al tornio? O tutto si potrà fare con la stampante 3D come dice il grande guru Grillo.

In questo documento non c’è un’anima, non c’è un’idea che possa unire destra e sinistra, che possa dar speranza a coloro che si sono chiamati fuori dalla gestione politica. Sì che la scuola sarebbe proprio quell’area su cui un incontro e una sintesi efficace sarebbe possibile tra gruppi politici contrapposti.

Letta aveva fatto un governo di larghe intese su mandato del Presidente in una situazione di grave emergenza istituzionale e aveva provocato mediante una gestione minuta e ordinata della cosa pubblica un chiarimento a destra che consentiva di gestire i pochi mesi che un accordo tra forze diverse incompatibili consentiva.  Poi si doveva  tornare rapidamente alle elezioni con una nuova legge elettorale. Ora il renzismo, con rapidi colpi di mano e con la benedizione del grande barone di Arcore, e con benedizione di un Napolitano ormai ricattabile da tutti, si appresta a cambiare la Costituzione, eleggere il nuovo presidente della Repubblica, governare tre anni e riformare radicalmente la scuola. Ma, scuola stai serena! non è una vera riforma ma una precaria riorganizzazione per efficientare la spesa.

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