Metropolitana e referendum

Può sembrare una idea fissa, ma queste settimane che rimangono prima del referendum non dobbiamo solo riflettere sulle chiacchiere o sulle argomentazioni pro o conto la riforma costituzionale ma anche sui fatti che continuano a segnare la nostra vita spesso con emergenze allarmanti.

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Parlo della decisione del consiglio comunale di Roma di fermare la realizzazione della linea C della metropolitana e di liquidare la società partecipata che ne gestiva la progettazione e la realizzazione. Confesso che non mi rassegno all’idea che un gruppetto di talebani possano decidere radicali modifiche che spengono sistematicamente l’idea che la città possa avere un futuro migliore. Ma non voglio parlare qui del merito, forse hanno veramente ragione, inutile scavare metropolitane se ci sono altre soluzioni migliori e più economiche per risolvere il problema della mobilità tra trent’anni quando forse il petrolio non sarà così a buon mercato, certo andare da un capo all’altro di questa città potrebbe essere un’impresa con la bici o con il tram di superficie. Io non ci sarò.

La cosa per me più sconvolgente ora è però un altro aspetto della situazione: il sindaco e il suo partito hanno un potere di fatto assoluto, temperato solo dai giudici che però intervengono con tempi lenti a babbo morto, o dai limiti economici se le casse rimangono vuote e le banche non prestano nuovi soldi. Il mio ragionamento vale esattamente per qualsiasi forza politica: la governabilità e la legge elettorale dei comuni consentono  che un sindaco abbia un potere assoluto, una singola persona e il suo staff di sua esclusiva fiducia comandano anche se i suoi non sono del tutto d’accordo.

Se il sindaco viene messo in discussione ed in minoranza dal consiglio degli eletti egli può sciogliere il consiglio stesso mandando gli eletti a casa. Se la scelta degli elettori è stata oculata e saggia, il sindaco potrà fare molto bene ma se il sindaco dà di matto o se è colluso o se soggiace a poteri forti ed interessi inconfessati c’è poco da fare, occorre aspettare le successive elezioni per poterlo cambiare. A meno che non si rintracci lo zampino della Mafia. A meno che i consiglieri non siano così forti e liberi da mettere in minoranza il proprio sindaco. Operazione realizzata dal PD con Marino con risultati a dir poco disastrosi.

Insomma il ballottaggio conferisce ad una minoranza un potere indiscutibile che potrebbe in certi casi andare oltre la ragionevolezza.

Pensando a queste cose è emersa in me un’altra idea che vorrei condividere anche se è ancora molto rozza e forse rischiosa.

Per caso democrazia è sinonimo di irresponsabilità?

Qui vicino a casa mia ci sono due cattedrali nel deserto costosissime che di fatto sono abbandonate: un megalitico e tecnologico parcheggio sotterraneo annesso alla Metro dichiarato inagibile poiché nel frattempo le norme di sicurezza sono cambiate e non rispetta i parametri attuali, una sala per concerti di forma avveniristica in costruzione da decenni deliberata e finanziata da una parte politica, immagino di sinistra i cui lavori riprendono ad ogni cambio di maggioranza nelle circoscrizione, Già degradata e piena di scritte non è mai stata inaugurata.

Facile fare mille altri esempi, quelli degli impianti sportivi non ultimati ed abbandonati sono l’emblema della nostra realtà economico sociale. L’alternanza delle forze democratiche che prendono il potere consente ai nuovi di non sentirsi responsabili degli errori e dei difetti delle cose fatte dai predecessori, i predecessori fanno le vittime della sorte perché i nuovi non rimediano alle loro azioni o semplicemente non le completano. In sostanza alla fine nessuno è responsabile, se non ha preso mazzette e se ha rispettato leggi e regolamenti può ritirarsi indenne a vita privata senza pagare per le scelte sbagliate che ha fatto e la colpa non è di nessuno.

Ora siamo arrivati al punto che, superato i bipolarismo, in cui bene o male l’alternanza tra due evitava troppi colpi bassi, il tripolarismo con una forza nuova che non si sente assolutamente responsabile delle scelte fatte dagli altri non c’è da sperare che ci si prenda cura delle opere incompiute e dei progetti troppo avveniristici. Il ballottaggio che consente ad una forza che ha il 25% del consenso di vincere non costringe a cercare  consensi più vasti, non costringe a spiegare, non costringe a curare la cosa pubblica come fosse cosa di tutti, anzi in casi estremi conviene  soprattutto la strategia del tanto peggio tanto meglio.

E l’irresponsabilità non vuol dire solo non prendersi cura, non sentirsi responsabile di ciò che ti è affidato ma vuol dire anche prendere decisioni avventate di cui non si valutano appieno i rischi: ad esempio se ogni giorno dico come sindaco che le finanze sono dissestate per colpa degli avversari che mi hanno preceduto difficilmente avrò credito a buon mercato dalle banche se mi serviranno nuovi mutui. Allora stop a tutto ed ordinaria amministrazione così nessuno ruba.

Ma che c’entra il referendum?  C’entra moltissimo: questo nuovo assetto dello Stato, unito alla nuova legge elettorale fortemente maggioritaria, configura una situazione politica e amministrativa molto simile a questa  dei comuni di cui ora ho illustrato solo qualche aspetto paradossale. Sia chiaro il pericolo c’è con qualsiasi forza politica che da minoranza diventa maggioranza decisionista. Per questo voto NO.

PS.  Chiarisco meglio la mia visione di democrazia e di consenso: nel caso della metro mi aspettavo che questa scelta fosse stata chiaramente delineata nel programma elettorale, mi aspettavo che ci fosse ora un minimo di dibattito con dati di fatto, mi aspettavo che chi costituì nel 2005 la società ora in liquidazione avesse la possibilità di spiegare le ragioni di quella scelta e magari potesse dirsi d’accordo sulla chiusura se la società non ha funzionato a dovere, mi aspettavo che la gente capisse e che una buona parte, almeno il 50%, fosse convintamente d’accordo … ma capisco, questa è una lungaggine intollerabile per chi vuole cambiare il mondo.

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