Un luminare giusto

La scomparsa del prof. Veronesi mi ha ricordato prepotentemente quella di mio padre.

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Sapemmo con 48 ore di anticipo che la polmonite ormai era indomabile e che era questione di ore. Ma lui era lucido, vitale, vigoroso e tenace. Assistendolo da vicino mi chiedevo: ma che senso ha che una persona che ha accumulato tanta saggezza, che sa fare tante cose che potrebbe essere ancora utile, che potrebbe ancora godere della vita debba morire. Anche lui era vicinissimo ai 90 anni. Mi sembrava uno spreco della natura.
Poi ho capito che la natura non spreca nulla, tutto serve e la vita, la vitalità, si trasmette si diffonde, resta come seme che fruttifica nuova vita, nuova vitalità in un processo misterioso che ci riserva momenti di paradiso e qualche momento di autentico inferno.
Avevo visto anni fa da lontano il prof. Veronesi a Torre del Lago al festival estivo dedicato a Puccini, il direttore d’orchestra era il figlio. In questi anni Veronesi ha ispirato le posizioni scientifiche piú aperte e progressiste, apparendo sempre di piú come un maestro. Scompare una figura luminosa che rimane vivissima nei suoi risultati scientifici, nei suoi libri, negli allievi che continuano le sue ricerche, nei malati che ha guarito, nei cittadini che lo hanno ascoltato. Questi giusti luminosi riposino in pace.

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