Trump e il referendum

Continuo a riflettere sul terremoto Trump e vorrei condividere due semplici idee.

trump

La prima riguarda il sistema elettorale. E’ una questione significativa poiché è il nocciolo della scelta del prossimo referendum costituzionale italiano: la semplificazione della struttura dello Stato è strettamente legata al maggioritario previsto dalla legge elettorale. Un personaggio molto discutibile ha scalato con una OPA ostile il suo stesso partito ed ha ottenuto il potere assoluto della nazione più ricca e più potente del pianeta. Lo ha deciso poco più del 25% degli americani! Alla faccia della rappresentanza democratica. Il problema negli Stati Uniti, come in Italia, è l’astensionismo, è la disaffezione di quasi la meta dei cittadini per le procedure della democrazia rappresentativa. Naturalmente il Sistema sa difendersi e le due camere, deputati e senatori pur in maggioranza repubblicane avranno una loro autonomia per cui le scelte del tycoon passeranno comunque al vaglio del congresso, gli stessi ministri dovranno superare un esame pubblico delle loro competenze e del loro curricolo davanti alle commissioni parlamentari.

Chi è orientato a votare No al nostro referendum è rafforzato in questa sua scelta dagli eventi americani: indebolire gli istituti della rappresentanza democratica a favore della governabilità è un rischio troppo grande in presenza di media in grado di influenzare l’elettorato, in presenza di una diffusa disaffezione dal voto, in presenza di  singoli potentati economici in grado di fare la scalata a partiti fragili ed incerti.

La seconda riflessione riguarda l’economia. Tutti condividono l’idea che  che la ragione fondamentale di questo terremoto politico sia la crisi economica: l’impoverimento generalizzato di masse troppo larghe della popolazione porta alla rivolta, alla esasperazione e quindi anche a scelte irrazionali ed emotive. Alcuni nobilitano il significato del populismo del movimento di Trump assimilandolo ad una rivoluzione sociale per il riscatto di coloro che non hanno lavoro. Nella rete, come anche nelle chiacchiere tra amici, il disprezzo per l’avversario è moneta corrente, è apparso  evidente anche nella recente battaglia elettorale americana: le élite sono disprezzate dai populisti e viceversa. Questo terremoto ha stravolto le dicotomie tradizionali, destra e sinistra, ricchi e poveri, capitalisti e anticapitalisti, democratici ed autoritari, razzisti e antirazzisti …

L’operazione del populismo razzista di Trump è semplice: cari poveri americani, vi siete impoveriti per colpa dei cinesi che lavorano con salari bassi e per colpa degli immigrati clandestini che vi rubano il lavoro e stracciano i vostri salari, per colpa dei sindacati che non vi difendono e che pensano ad aiutare gli amici loro. Chiudiamo le frontiere, buttiamo fuori gli irregolari, mettiamo un po’ di dazi, riapriamo le miniere, abbassiamo le tasse, così voi guadagnerete di più, lo Stato incasserà di più e ripagheremo il debito pubblico che ora sto per aumentare per poter finanziare a debito ingenti lavori pubblici. Evviva!  la ricetta è chiara! votiamo Trump. In questa operazione c’è però un inghippo: chi si avvantaggia dall’abbassamento delle tasse?  chi le paga. Chi si avvantaggia di più? coloro che sono più ricchi. Allora la promessa di Trump è: cari poveri consentite che noi ricchi diventiamo un po’ più ricchi così potremo consumare di più e così vi faremo lavorare al nostro servizio per produrre di più. Qualcosa rimarrà anche a voi rispetto al niente che avete ora. Questo autentico inganno passa per la  delegittimazione delle élite politiche ma anche per la delegittimazione della finanza e delle banche che agli occhi dei miseri devono apparire come inaffidabili, perverse e sfruttatrici. Salvo mettere al Tesoro il Ceo della  JP Morgan …

Mi fa tristezza leggere che tanti che si collocano a sinistra ora reagiscono dicendo che i partiti di casa nostra dovrebbero frequentare di più le periferie per venire incontro ai bisogni della gente. Cari amici lasciatelo fare al papa Francesco e fate i politici di sinistra: l’unica medicina per salvare le istituzioni democratiche europee, per salvare un sistema economico efficace basato sul capitalismo è di tassare il capitale perché non si concentri eccessivamente. E’ la concentrazione della ricchezza in poche mani che impedisce lo sviluppo, che mette in  pericolo le democrazie. Per contrastare tale concentrazione ci sono storicamente solo due modi, l’assalto al palazzo e alla bastiglia, cioè la rivoluzione o uno Stato che tassa in modo progressivo per ridistribuire la ricchezza evitando che il capitale si concentri troppo in poche mani.

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