Situazione in rapida evoluzione

Come in tutte le storie avvincenti il finale si avvicina rapidamente, gli eventi nuovi incalzano, non è ancora chiaro se l’epilogo sarà del tutto imprevisto e tragico, se sarà giocoso ed allegro, se lascerà gli spettatori delusi e annoiati.

Il cavaliere nero, dopo averci sorpreso con la sua benevola neutralità, incassa un imprevisto (per noi) dono della magistratura, il perdono dei suoi peccati e l’eleggibilità. Altro che viale del tramonto e triste sconfitta, una mossa da vecchio giocatore d’azzardo che conosceva tutte le carte degli avversari.

I due ragazzi che vorrebbero coronare il loro incontro appassionato affrontano difficoltà sottovalutate all’inizio: le loro promesse elettorali, già da sole irrealizzabili, sono dirompenti se si vorranno sommare e diventare un programma di governo. Luigi e Matteo sperimentano concretamente che già solo coordinare e dirigere un piccolo comitato di esperti che dovrebbe stilare qualche paginetta di testo da presentare al volgo e al re è affare complicato e faticoso, ci vuole tempo e continuano a chiederne a sua grazia il re, il quale, tra una cerimonia e l’altra, concede benevolmente tempo perché non si dica che non è stato paziente e disponibile.

Capiscono che si sono infilati in un vicolo cieco, che il loro elettorato non è così entusiasta nel vedere che le promesse elettorali saranno ridimensionate e procrastinate nei prossimi bilanci annuali. Si preoccupano nel vedere che gli opinionisti, che sinora li hanno  blanditi e incoraggiati, ora sono più critici ed esigenti. I due leader sono raggelati dalla percezione che, se sei al potere, sei automaticamente odiato e un po’ invidiato e questo porta male.

Il padrone del marchio del contraente principale, David l’informatico, trova una soluzione brillante al problema dell’epilogo della vicenda: il contratto sarà sottoposto all’approvazione dell’assemblea degli azionisti che voteranno online su una piattaforma che è controllata dalla sua ditta. In pratica la trattativa è condotta da un plenipotenziario che non ha potere di firma. Si vedrà. Matteo mostra qualche ingenuità nell’accettare questa clausola: se il contraente più forte si ritira dopo la stipula del contratto  lui ne farà le spese con il suo elettorato. Insomma questo contratto prematrimoniale nasce con troppe clausole invalidanti.

I miei lettori mi scuseranno se il mio racconto è così sconclusionato e poco serio ma è uno stile che ho spesso usato in quelle situazioni in cui la gravità dei problemi impone un certo alleggerimento con qualche  battuta. Ora torno ad essere più serio per sviluppare qualche riflessione finale.

A che punto siamo.

I negoziatori sono in mezzo al guado, tornare indietro è forse più rischioso che concludere la trattativa, comunque in caso di insuccesso occorrerà trovare un capro espiatorio.

Potrebbe essere lo stesso presidente Mattarella se a lui si imputerà un intervento inaccettabile da parte dei due contraenti. Molti commenti giornalistici fanno pensare ad un epilogo del genere se il contratto di governo non prevedesse mediazioni presidenziali sul nome dei ministri che dovrebbero realizzare il programma.

Una via d’uscita potrebbe essere la bocciatura da parte della Casaleggio attraverso la piattaforma Rousseau. In questo caso la Lega potrebbe tornare all’ovile, essere perdonata dal leader vero della destra e prepararsi alle elezioni.

Una terza possibilità potrebbe essere quella di dichiarare fallita la trattativa e tornare al governo del presidente che potrebbe portarci alle elezioni nella prossima primavera dopo aver gestito la legge finanziaria e consentito di approvare una legge elettorale maggioritaria.

Quarta possibilità la trattativa arriva ad un contratto e si arricchisce di personalità suggerite dal Presidente per tamponare i rischi internazionali e finanziari. Il nuovo governo inizia a lavorare agendo giorni su aspetti della vita sociale che non costano nulla ma che accontentano le richieste dell’elettorato:  maggiore severità con gli immigrati, polemiche continue con l’Europa, depotenziamento di strutture e istituzioni care alla sinistra. Ad esempio una nuova legge sulla legittima difesa e abolizione dell’Invalsi per la scuola.

Non sappiamo quale sarà l’esito di questa trattativa, in ogni caso questa ha già prodotto un effetto politico importante: la prassi costituzionale sin qui adottata è stata innovata nella misura in cui queste trattative non si svolgono sulla base di un mandato del presidente ma sono consentite come inevitabili ad alcune forze politiche e si svolgono al di fuori delle aule parlamentari che rimangono vuote e silenti. Nessuno si straccia le vesti se un imprenditore privato annuncia che 40.000 privati cittadini, in modo anonimo e incontrollato, decideranno ciò che 300 rappresentanti del popolo regolarmente eletti e retribuiti dovranno fare senza fiatare.

Pensate che questo sia poco?

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