Coesione di una comunità

In questo blog ho spesso usato la parola sgretolamento associata a molti processi che riguardano la nostra democrazia e la nostra società.

In questi giorni assistiamo ad una accelerazione di smottamenti, crepe, fratture, in moltissime comunità alle prese con una realtà difficile e con un futuro incerto. Dalle difficoltà di papa Francesco alla diaspora in casa DEM, dalla confusione in casa Trump, ai battibecchi di Conte sembra che il mondo stia impazzendo e che ciò che teneva insieme comunità piccole, le famiglie, comunità enormi come nazioni e continenti si stia allentando lasciando i singoli in balia della paura dell’ignoto e alla sensazione di impotenza solitaria.

Non ci consola pensare che tutto il mondo è paese. Ciascuno di noi guarda con speranza ciò che lui potrebbe ricostruire per resistere insieme ad altri alle difficoltà presenti e future. In fondo la vicenda della formazione del governo Conte con tutte le sue misteriose incongruenze e debolezze ha mostrato che, sotto le crepe più vistose, le nostre istituzioni con le loro regole e consuetudini sanno dare risposte inattese, segno che certe connessioni profonde esistono e resistono.

Sono passate solo poche settimane dalla costituzione del governo da parte di forze politiche pressate dalla questione dell’aumento dell’IVA e ricompattate dalla paura, dalla necessità. Sembra che quello stato di necessità si sia dissolto per effetto di nuovi individualismi e nuovi distinguo tra gruppi che si erano incontrati. Lo smarrimento è anche all’interno di gruppi che dovrebbero guidare questa nuova fase politica. Alludo al PD e ai 5 stelle, alludo a personaggi che cavalcano le polemiche giornaliere come se la vita fosse un continuo dibattito per avere comunque ragione, alludo a personaggi come Renzi, Calenda e a tutti coloro che cambiano casacca rapidamente lasciando vecchi compagni di viaggio.

Ma, superato lo scoglio dei conti annuali e dei necessari aggiustamenti, l’emergenza inquinamento e clima si ripropone insieme a quella dell’ILVA agli smottamenti, alle alluvioni, agli allagamenti delle nostre città. Non sembra emergere un sentimento di solidarietà, di condivisione ma si rinforza prepotente l’urlo della rabbia e della delusione, ciascuno per sé contro gli altri.

Tutto ciò ai piani alti, tra gli addetti ai lavori, tra gli opinion maker, nelle stanze del potere. C’è chi sulla rabbia degli ultimi e dei frustrati ha costruito la propria fortuna ben retribuita e rispettata.

Poi, c’è chi pensa che difronte al pericolo e alla paura conviene stare uniti fianco a fianco, stretti come sardine per risentire il calore della solidarietà.

Ho iniziato a scrivere questo post qualche settimana fa e doveva concludersi con una riflessione sulla leadership e sul rischio di nuovi ducetti.
E’ rimasto in bozza per giorni ed ora la cronaca inattesa delle piazze piene di sardine mi ha fornito una nuova e più promettente chiusa del pezzo.

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