Le nostre radici

Torno a questo blog dopo un periodo di latitanza per raccontarvi dell’ultimo romanzo letto, ricevuto come dono natalizio, che ha monopolizzato un po’ del mio tempo e moltissimo la mia mente e il mio cuore. Si tratta de La signora di Ellis Island di Mimmo Gangemi.

La copertina può indurre ad una lettura un po’ distorta come se l’attenzione fosse centrata sul problema dell’emigrazione di noi italiani quando eravamo al posto dei migranti attuali, è anche questo beninteso, ma in realtà è la storia di una famiglia, di una discendenza, di un miracolo intorno al quale molte vite consciamente o inconsciamente hanno ruotato. La lettura è stata lunga e faticosa sia perché si tratta di un romanzo di più di 600 pagine fitte fitte sia perché lo stile volutamente riflette la struttura linguistica del dialetto calabro di un italiano che andrebbe letto ad alta voce quasi si fosse ad ascoltare un cantastorie.

L’inizio è faticoso perché sulla scena compaiono subito tanti personaggi che non sai se saranno comparse effimere o protagonisti di una grande avventura corale, questo crea problemi a un settantaduenne come me che comincia a distrarsi spesso e a dimenticare ciò che ha letto nella pagina precedente. Ma, come in tutti i buoni romanzi, i personaggi prendono corpo e vigore e la lettura diventa progressivamente attenta e partecipata e spesso commossa.

L’emigrazione in America occupa solo quattro anni della vita del protagonista quanto basta per mettere da parte i soldi per comprare un terreno al paese e sposare la ragazza che desidera. Successivamente la storia è tutta calabra, è tutta italiana perché il protagonista e i suoi figli attraversano la prima guerra mondiale, la spagnola, il fascismo, la seconda guerra mondiale, la repubblica.

La lettura è stata lenta anche perché pian piano non solo i personaggi ma anche le situazioni, gli eventi risvegliavano ricordi personali, racconti della mia infanzia, riferimenti letterari, sentimenti condivisi e stimolavano riflessioni sull’oggi e sulla mia vita personale e familiare. In questi casi si chiude il libro e si pensa.

Il racconto si chiude con la fine di tutti i protagonisti come se quel mondo fosse definitivamente sparito e non ci appartenesse più. Ma l’autore lo fa rivivere prepotentemente forse anche perché sente la necessità di radici solide in una società come quella attuale che sembra rapidamente sgretolarsi di fronte ai colpi di una temuta imminente apocalisse: il miracolo di Ellis Island è forse la metafora di una continuità che supera le tragedie più dure attraverso la capacità di generare, di rigenerarsi, di migliorare, di crescere dentro una rete di rapporti e vincoli familiari.

Ne consiglio la lettura ai miei coetanei visto che l’autore è del ‘50 ma anche ai giovani che poco sanno dei padri e nulla dei nonni e dei bisnonni a meno che non siano di nobili natali. Stiamo cancellando il ricordo della liberazione e del primo dopoguerra, complici i demoni invincibili dei peggiori istinti dell’uomo, sappiamo troppo poco dell’Italia contadina semifeudale che attraverso l’emancipazione conseguita con lo studio e il lavoro ha costruito anche da noi la modernità e la ricchezza dei nostri giorni.

Un libro, secondo me, da leggere a scuola alla ricerca di radici e identità dimenticate o rinnegate.

4 risposte a "Le nostre radici"

  1. Maurizio Cardinetti mi scrive:
    Scrivo via email, perché non capisco cosa chiede per inviare commenti.
    Mi è piaciuta la descrizione dello sforzo di lettura: prima la lingua, poi la pluralità di personaggi, infine i pensieri personali che si innestano nella lettura. Mi ha sorpreso che un insegnante, in nome della necessità di riscoprire radici e tradizioni, consigli la lettura del libro a scuola. Anche a me succedeva, quando insegnavo, di consigliare i libri che avevo appena letto: ho avuto successo solo con una studentessa con l’Opera al nero, mentre per molti anni La struttura delle rivoluzioni scientifiche di Kuhn, ha costituito l’asse portante delle lezioni su Galileo, Copernico e Keplero.
    Ti consiglio il sito di FB ‘Portami il diario’: è delizioso e dà il polso dell’eroismo degli insegnanti d’oggi. Molto commovente l’ultimo sulla visita al binario 21, da dove partivano per i campi di concentramento.

    Quest’anno di buen ritiro in Tunisia ho letto quasi tutta l’opera di Yalom
    Le lacrime di Nietzsche, La cura Schopenhauer, Il problema Spinoza, Sul lettino di Freud, Conoscere se stessi, il senso della vita. Mi rimane Guardando il sole (ma ho rimandato la lettura, perché affronta il tema della morte)
    Ora sto leggendo Il terzo libro di Harari Homo deus dopo le Lezioni XXI sec. e Sapiens.
    Ho letto, su tuo suggerimento, il libro di Calenda: interessante ed apprezzabile lo sforzo di un liberale/liberista competente di ripensare la propria prospettiva politica. Pensa ad un governo Calenda (industria), Cottarelli (finanze), Boeri (previdenza e lavoro), Piano (infrastrutture), Settis (cultura), Gratteri (giustizia), Cattaneo o Grarattini (ricerca scientifica), Fioramonti (scuola), Costa (ambiente), Petrini (agricoltura)…. Sono forse troppi uomini

    Ciao Maurizio

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    • Grazie Maurizio del commento. Mi sono espresso molto male, non intendevo dire che debba essere letto a scuola magari assegnando i capitoli e chiedendo i riassunti, è la morte della lettura, ma se in qualche modo un obiettivo della educazione a scuola fosse anche quello di diffondere il piacere della lettura allora penso che un docente di qualsiasi materia abbia il dovere di condividere le proprie letture che lo hanno appagato e convinto con gli allievi che lui pensa possano condividerne il piacere. Ma il romanzo si presterebbe anche ad un uso didattico funzionale ad uno studio della storia meno superficiale … ma io sono un ex docente di matematica …
      Grazie della condivisione delle letture … vedo che voli alto … io inciampo anche con un romanzo
      Per il governo non mi sembra ci siano le condizioni … ma mai dire mai!

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