Riflessione sui risultati

Nel dibattito sui risultati elettorali vi è stata la tendenza a separare quello del referendum da quello delle elezioni regionali come fossero due eventi del tutto slegati.

Ma a ben vedere, se si vuole interpretare il sentiment del corpo elettorale, vi è un fortissimo nesso. La prevalenza del ha mostrato che il popolo non ci tiene moltissimo ad essere rappresentato fedelmente, cosa importa se le forze politiche troppo piccole non avranno voce nelle aule parlamentari, se territori e comunità non saranno rappresentati, ciò che conta è l’efficienza e la rapidità della decisione. Ma questo atteggiamento ha ispirato anche la scelta delle amministrazioni regionali: tutto si è polarizzato sulla figura del presidente che a seconda delle locali leggi elettorali poteva essere eletto anche con un solo voto in più, scarso interesse nelle analisi per la composizione del consiglio regionale in cui la maggioranza era garantita dalla performance del solo presidente. Temo che nessuna attenzione alla qualità delle liste sia stata posta dai partiti e dagli elettori nello scegliere le varie formazioni. La qualità degli eletti nel consiglio era una accessorio trascurabile significativo solo per gli apparati che dovevano gestire le carriere politiche dei propri affiliati.

Tutto ciò è il frutto di una insistenza ormai trentennale sulla importanza del leader e sulla preferenza per le scorciatoie decisioniste dell’uomo solo al comando, a partire dalle leggi elettorali maggioritarie e da quelle dei sindaci. La rappresentanza democratica è stata vista come un intralcio, un inutile orpello che serve a ritardare le scelte e a chiacchierare. Ho già sostenuto più volte che alla radice della scarsa qualità della nostra classe politica è proprio l’elezione dei rappresentanti nei comuni, primo passo per ogni carriera politica di un giovane che vuole emergere: dovrà obbedire e tacere senza mettere in difficoltà il sindaco altrimenti si torna a votare e perde il posto.

Così i consigli comunali sono aule sorde e grigie di cui si sa poco: a Roma dovessi dire quale siano le posizioni, i dibattiti e le iniziative dei consiglieri avrei difficoltà, ma forse è colpa della mia ignoranza. Ciò che è sicuro è che una situazione di emergenza quale è ormai quella di Roma dopo la cura Raggi non è rappresentata da alcuna voce che provenga dal consiglio, anche dall’opposizione.

Stessa cosa per il consiglio regionale lombardo: nel pieno del disastro della pandemia molte voci dei media hanno chiesto il commissariamento del presidente e della giunta come se il consiglio regionale non esistesse e non potesse mettere in minoranza il presidente e la giunta magari ottenendo la rimozione dell’assessore alla sanità.

Insomma forse si capisce meglio il perché della diffusa disaffezione per gli organismi rappresentativi e per la democrazia in genere e perché ci si affezioni a buoni amministratori che riescono a dialogare direttamente con il popolo senza intermediazioni. E’ una china pericolosa se il leader di cui ci si innamora è un Trump o un Bolsonaro o un Salvini … ma alla fine sui grandi numeri il buon senso prevale sempre … magari dopo aver sbattuto il ‘grugno’ contro il muro della realtà.

Ne scrivevo così 7 anni fa:

Una  nuova specie di cittadini si andava  materializzando il grullosconus moderatus. Da tempo circolava un bacillo molto persistente, una sorta di pandemia, detta berlusconite una sindrome che vede nell’individualismo liberista  la strategia vincente per il successo. Fu diffuso allora un nuovo virus opposto alla berlusconite  detta dai medici la grillinite pentastellata che determinava un sussulto di buoni sentimenti positivi, l’onestà, il rispetto della natura, la democrazia diretta, la modernità tecnologica. Molti appartenenti alla fazione dei DEM contrassero la malattia e ne andavano fieri, nessun effetto devastante se non qualche eccesso verbale qualche intemperanza nei confronti soprattutto dei vecchi politici. C’è chi dice che anche Mattia (Renzi) l’abbia contratta ma con il suo fisico vigoroso guarì rapidamente e divenne edotto di molti aspetti della malattia, si era immunizzato per cui si sentiva in grado di andare in mezzo agli infettati dal virus per diffondere il suo verbo e guarire rapidamente i cittadini della sua fazione DEM. Ma se la grillinite attaccava un individuo già sofferente di berlusconite sviluppava una complicanza terribile che determinava sentimenti di odio, aggressività, turpiloquio, manie di pauperismo apparente, una specie di Alzheimer, per capirci. Circolava da tempo nella città anche un altro virus che causa  la fascite una sindrome molto dolorosa dei piedi che se  prende alle mani determina un irrigidimento della mano destra e una irresistibile voglia di alzare il braccio come per salutare. Se prende alla mano si chiama fascismo. Gli alchimisti e le streghe all’opera nell’antro del castello di Silvius scoprirono che, in assenza di cure valide, la combinazione dei tre virus è in grado di mutare il comportamento di un cittadino normale  in una nuova specie vivente particolarmente violenta ed insidiosa soprannominata grullosconus. Gli alchimisti ebbero l’ordine di addomesticare i virus così da generare una varietà consona a costituire una nuova fazione agli ordine di Silvius, i grullosconi moderati.

La varietà moderata era però piuttosto rara e la malattia dilagò rapidamente fuori dal controllo degli alchimisti e dagli untori, facitori di opinioni al soldo del barone Silvius. Alcuni cittadini infettati dai facitori di opinioni avevano sviluppato una così forte avversione contro i reggitori della città, contro le  regole di convivenza, contro la fazione che governava la città che persero la consapevolezza dei loro reali interessi individuali: spesso si arrampicavano sugli alberi si sedevano su un ramo e urlando la propria rabbia segavano il ramo su cui sedevano cadendo rovinosamente a terra. Oppure distruggevano i propri beni sfondando le porte del banco in cui conservavano i propri risparmi o imbrattavano i muri delle proprie case.

Regnava nella città l’incertezza, quanti rami servivano perché questa nuova specie si eliminasse da sola battendo la testa e tornando a ragionare senza l’influsso dei pericolosi virus? Sì perché per liberarsi dai virus bisognava sbattere violentemente la testa contro un ostacolo rinsavendo all’improvviso e ricominciando a ragionar pacatamente.

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