Renzo Piano Presidente

Nella giornata di ieri, proprio nel momento in cui si celebravano le esequie di Stato del Presidente del parlamento europeo David Sassoli, il centro destra con una disinvolta e oscena riunione nella villa romana del proprio padre padrone ha formalizzato la candidatura di Silvio Berlusconi alla più alta magistratura dello Stato, alla presidenza della Repubblica.

Ho già scritto un commento su questa candidatura ma in fondo speravo che le chiacchiere sulla candidatura di Berlusconi fossero dei ballon d’essai e che ci fosse lo spazio per un confronto civile tra le forze che appoggiano lo stesso governo, che la Meloni, nel momento in cui spera di essere la leader di una nuova destra di governo, si sentisse così forte da esercitare un ruolo autonomo che le permettesse di contribuire alla scelta di un presidente che avrebbe potuto in futuro conferirle l’incarico di capo del governo.

Nulla di tutto ciò, sono sempre troppo ottimista. Il grande vecchio sogna veramente di inanellare la sua vita straordinaria con la corona del Quirinale e si mette al telefono con il suo amico esperto di arte per contattare voto per voto gli incerti e i deboli tra i 500 elettori che non staranno dalla sua parte. Basta convincerne un centinaio per potercela fare a ottenere la maggioranza semplice dal quinto scrutinio in poi. Un mercato della vacche che, se gestito in prima persona da un magnate dell’editoria e dei media, fa rabbrividire ogni sincero democratico.

Ma quelli che già ora hanno fatto la figura dei peracottari privi di dignità, di capacità e di reale leadership sono proprio i due polli che si contendono il ruolo di capi nella morente alleanza di centro destra, un tempo governata dal grande vecchio. Salvini e Meloni sanno bene che le loro forze da sole non possono eleggere Berlusconi anche se fossero compatte e prive di franchi tiratori. Nemmeno le truppe del barone di Arcore sono sufficienti né da sole né aggregate alla destra, occorrono gli incerti, i deboli che andranno compensati, blanditi, rassicurati e ciò è possibile solo al potere immenso del grande vecchio. I due polli sanno che calcoli alla mano il miracolo non può avvenire e che alla fine il loro candidato attuale dovrà essere abbandonato e per lui sarà la fine definitiva; oppure, se l’impresa riuscisse, saranno loro due a finire sul patibolo perché a quel punto le regole le detterà proprio lui con le sue televisioni e i suoi giornali, le sue radio apparentemente scanzonate.

Ma formalizzare ora in questo modo una candidatura secca di una parte minoritaria, che perciò stesso pone il veto per altre candidature contrastanti, rende quasi impossibile quel processo di analisi e di discussione democratica che Letta sta proponendo per individuare una persona che sia in grado di raccogliere un consenso largo e che sia trasversale rispetto alle tante anime dell’assemblea elettorale. In pratica, se non passa Berlusconi non potrà passare nessun altro politico che sia sulla breccia o in pensione perché comunque sarà divisivo e inaccettabile per almeno la metà dell’assemblea.

Nel post Costruire un profilo ho cercato già di riflettere sui criteri di scelta evidenziando tre figure che hanno avuto ruoli istituzionali di assoluto prestigio e che potrebbero trovare il consenso trasversale della destra e della sinistra, Amato, Monti e Cartabia. Ma dopo la prova di forza di ieri, tra questi solo Cartabia, la meno politica dei tre, potrebbe ricevere un consenso ovviamente se supera il risentimento dei 5 stelle che non hanno apprezzato la sua riforma della giustizia.

Se prevarranno le pregiudiziali allora la persona che meglio di tutti potrebbe sfuggire ai veti incrociati è il senatore a vita Renzo Piano. Rappresenta il meglio della progettualità e della italianità nel mondo, sa per esperienza cosa vuol dire far funzionare macchine complesse per realizzare un obiettivo ambizioso, non credo abbia mai urtato la suscettibilità di nessun politico attuale, nella scala del prestigio istituzionale potrà stare sopra a Draghi. senza che questi possa sentirsi sminuito.



Categorie:Politica

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6 replies

  1. Ma dentro il Parlamento non c’è proprio nessuno con una storia che non faccia schifo, abbia esperienza politica, si sia distinto per rispetto della separazione dei poteri e dei dettati costituzionali?
    Un bravo, dicono, banchiere non è stato un buon Pdr.
    Non è detto che un esimio direttore d’orchestra o architetto o manager tolto da suoi compiti non raggiunga il livello di cui parla il Principio di Peter: l’incompetenza.

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    • Piano è membro a vita del Senato della Repubblica, il PdR è come la bandiera deve sventolare nel punto più alto perché ciascuno si possa riconoscere. Non è la sola persona degna di quel posto c’è ne sono molti/e ma mi piace sognare visto che queste nostre chiacchiere sono del tutto irrilevanti.

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      • E sì irrilevanti, ma è logico perché non spetta a noi votare il PdR ma a quelli che noi abbiamo votato e… arrivati in sella hanno fatto il contrario di quel che avevano promesso o escluso. 🤣

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  2. Ma tutti dicono almeno tu lo dici educatamente che uno dei mali odierni è l’arroganza.
    È una patata bollente , la storia si ripete .
    Rileggere cosa accadde nel ’94 . Ho scritto al riguardo un paio di settimane fa.
    Purtroppo dai soggetti che ci governano non possiamo attenderci idee buone.
    L’avidità che non sa vedere è accecante nonché la mancanza di valori condivisibile.
    Renzo Piano non interessa ai partitucoli che esistono ,,peraltro in fuga ,come le cavallette . Parlamentari che inseguono un altro futuro di comodo. Bandieriole…tutte issate a sventolare il vuoto . Raimondo , come diceva Totò stiamo a guardare dalla base della piramide ” Ma questo dove vuole arrivare ?!”
    Io vedo un sfilata di tronisti né mi viene da ridere. Io se avessi potuto scegliere ,in un momento del genere, avrei lasciato Mattarella ,lui dice che vuole lasciare . Ciao

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