Scegliere

Ci siamo, è questione di pochi giorni e questo traguardo tanto temuto sarà superato in un modo o nell’altro.

Ho partecipato anch’io al chiacchiericcio sulla elezione del nuovo presidente della repubblica e non mi pento di ciò che pensavo e che ho scritto. Mi consola constatare che le persone che stimo di più abbiano detto cose simili alle mie. In particolare Bersani dalla Gruber ha detto, nel suo modo un po’ involuto, una cosa risolutiva: nessuna forza politica da sola può imporre una soluzione al problema, non ha i numeri, nessuno schieramento, destra versus sinistra, da solo può prevalere. Il tentativo di Berlusconi di racimolare singoli voti come fosse uno scoiattolo che raccoglie ghiande per l’inverno, ha plasticamente dimostrato che, a causa del segreto dell’urna, le prove di forza non sono possibili e sono pericolose.

L’entrata in scena di un personaggio così ingombrante soprattuto per i suoi fedelissimi, ha focalizzato la ricerca del successore di Mattarella sulle caratteristiche personali del nuovo presidente: un santo, un giusto, un super competente, un economista, un bello, una donna, un campione di italianità, un patriota … ma nessuna forza politica ha avuto il coraggio di declinare il profilo desiderato con volti veri, con storie conosciute perché questi volti sarebbero stati ugualmente divisivi, ugualmente deboli, ugualmente difettosi per qualche aspetto pretestuosamente diventato essenziale. Insomma un gioco al massacro che i più prudenti hanno cercato di evitare. Da qui l’idea di Bersani e mia di cercare una persona che non fosse interna alla politica ma che avesse avuto una vita eccellente, spesa nel mondo reale e che meritasse di rappresentare degnamente l’intero popolo italiano. Ma anche questa idea è un po’ velleitaria perché il mondo della politica ancora attivo e al potere non può solennemente certificare il proprio fallimento morale, il mio candidato Renzo Piano non potrà mai raccogliere un consenso di almeno 500 grandi elettori.

Ma occorre decidere, scegliere, eleggere, tre parole legate dalla stessa radice linguistica di recidere, tagliare. Una scelta dovrà necessariamente tagliarne altre identificando una maggioranza e una minoranza tra gli elettori.

Uscito di scena Berlusconi si tornerà a considerare la candidatura di Draghi. Ha molte caratteristiche che lo rendono degno di diventare nostro presidente. Per anni abbiamo usato la moneta europea che reca a garanzia la sua firma e se arrivò a quei livelli certamente deve aver superato selezioni severissime. Nessuna forza politica perderebbe credibilità se lo votasse ma … il governo che fine fa? Da destra e da sinistra qualcuno ha paventato un semipresidenzialismo di fatto per un anno se non si andasse subito alle elezioni.

Bene! allora liberiamoci per un attimo dall’ideologia moralistica per cui una scelta deve essere sempre inoppugnabile. Possiamo schematizzare la situazione effettiva nel modo seguente, tenendo conto della sorte di Mario Draghi.

  1. PdR diverso da Draghi, ottima persona eletta a maggioranza, non troppo divisivo, Draghi rimane a Palazzo Chigi con la maggioranza politica attuale,
  2. Draghi PdR a larga maggioranza, nuovo PdC, figura tecnica o politica per arrivare alle elezioni senza scioglimento anticipato del Parlamento,
  3. PdR eletto malamente come prova di forza di una parte con lacerazione della maggioranza politica attuale, caduta del governo, elezioni anticipate.

Nel caso 1 Draghi sopravvive fino alle elezioni e poi va in pensione definitiva (1 anno), nel caso 3 Draghi esce di scena subito, nel caso 2 Draghi resta sulla scena come PdR per 7 anni.

Come scegliere? Se qualcuno fosse sicuro di vincere le prossime elezioni potrebbe optare per la soluzione 3 ma sarebbe uno stupido avventato perché ciò che è certo è che dopo le elezioni il Parlamento sarà simile all’attuale, senza una maggioranza forte precostituita. La destra estrema, vellicata dalle statistiche di Mentana, potrebbe scommettere sulla propria vittoria alle prossime elezioni ma dimentica che il sistema elettorale semimaggioritario non consente a nessuna coalizione di avere la maggioranza sicura in entrambi i rami del Parlamento. Allora a tutti converrebbe avere una continuità di 7 anni al colle, che forma i governi, con una persona che hanno imparato a conoscere in questi mesi e che ha la duttilità e il pragmatismo per facilitare futuri accordi e future alleanze per il bene del paese, soprattutto se ci sarà da condurre un vascello traballante in un mare in tempesta.

Ma il Parlamento, i singoli parlamentari che ora ci rappresentano sapranno vedere le cose con occhio lungo?

Se io fossi lì non avrei dubbi, la scelta migliore è la 2, non ne vedo altre.



Categorie:Politica

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2 replies

  1. Caro Raimondo, grazie dell’essere lungimirante, acutamente equilibrato, generoso nell’esprimere riflessioni
    utili anche ad altri. Non resta che affermare: saresti un bravo e affidabile consigliere del nuovo Presidente!!
    Oppure, ancora meglio, un bravissimo e amatissimo Presidente PdR !!!

    Piace a 1 persona

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