Il coraggio delle scelte

In questi minuti si stanno giocando le ultimissime battute di una partita in cui nessuno vuole rischiare troppo e il tatticismo blocca tutti in uno stallo indecoroso.

I politici sono schiavi delle proprie telegrafiche dichiarazioni ai telegiornali, autentiche cacchette espulse a fatica e metabolizzate dai media che ci costruiscono autentiche stronzate condite con le malevolenze di chi vede solo il marcio ovunque. Siamo arrivati fino ad ora nel peggiore dei modi: tutti i cosiddetti leader ne sono usciti con le ossa rotte, ostaggi di un 85 nne e della paura di sbagliare mossa in tattiche di breve respiro. Peraltro non li invidio perché oggettivamente non è affatto facile navigare a vista con nemici che ti si parano davanti ma che ti possono colpire anche alle spalle. Qui finisce lo sfogo della persona delusa e preoccupata e inizia la riflessione che in parte assolve gli attori principali di questa storia.

C’è una cosa che forse ci sfugge in questo intrico di veti incrociati e di preoccupazioni: in fondo il presidente della repubblica è un notaio, non ha potere effettivo, non ha un partito né una sua maggioranza in parlamento, chiunque potrebbe andare bene, l’unico vero requisito è che non sia ricattabile da nessuno … e questo non è poco. Anche Renzo Piano, che non si occupa di diritto costituzionale e di politica, potrebbe essere un ottimo presidente soprattutto quando si tratta di rappresentare l’Italia nel mondo.

Ma un notaio è più importante di quanto si creda, per questo per stilare un contratto ne cerchiamo uno adatto e affidabile, non il primo che troviamo sull’elenco telefonico. E’ giusto quindi cercare una persona di cui ci possiamo fidare visto che conferiamo a lui il potere di costituire i governi e non è cosa da poco. Mattarella ha esercitato il potere di interdizione nei confronti di Savona che avrebbe voluto uscire dall’euro scatenando la reazione isterica di Di Maio ma la sua ferma e silenziosa determinazione ha rimesso in riga un parlamento che aveva capito male quali fossero e quali siano i limiti del proprio ruolo. La stessa cosa fece Napolitano esercitando un ruolo più attivo arrivando a costituire un governo del presidente il cui programma era stato elaborato nelle stanze del Quirinale da esperti appositamente designati. Un notaio può bloccare un contratto come sa bene chiunque abbia comprato una casa, se manca una carta non si va avanti. Questo spiega le paure dei nostri eroi.

Ci troviamo però di fronte ad un autentico garbuglio, intreccio, uno gnommero. Il personaggio che meglio riassume le caratteristiche chieste dai più per il presidente è proprio Mario Draghi che però sembra inamovibile dal ruolo attuale perché è il solo capace di garantire la prosecuzione dell’esperienza dell’unità nazionale. Nel frattempo le forze politiche che lo sostengono in parlamento non sono state capaci di trovare un altro nome che fosse in grado di rassicurare a sua volta lo stesso Draghi promettendo che sarà proprio lui il riconfermato come presidente del consiglio. Ma lo stesso Draghi senza Mattarella potrebbe dare forfait alla prima difficoltà e determinare le elezioni anticipate se il parlamento non fosse in grado di esprimere una nuova maggioranza. Insomma un circolo vizioso visto che in realtà l’attuale parlamento si preoccupa solo del vitalizio di chi non sarà rieletto.

A ben vedere ci sono però due jolly in questo intrico, due persone che se si parlassero potrebbero consentire di arrivare in modo indolore a quella soluzione 2 che avevo illustrato nel post precedente. Da una parte la Meloni la quale ha bisogno di tempo per avere un buon risultato elettorale (e Draghi è il miglior interlocutore possibile per fare un nuovo governo dopo le future elezioni), dall’altra Letta che dovrebbe avere il coraggio di assumere una iniziativa autonoma dai problemi dei 5 stelle visto che il suo gruppo parlamentare è tra i più numerosi del parlamento. Letta non può giocare di rimessa né provare vergogna se designa un ex banchiere centrale alla presidenza della repubblica né deve temere le reazioni dell’ala sinistra del suo schieramento, né deve aver paura del perbenismo antifascista che lo bollerebbe come traditore se telefonasse alla Meloni.

Insomma una soluzione ragionevole e di buon senso, non rinunciare alla disponibilità di nonno Draghi, richiede coraggio da parte di tutti per spogliarsi da schematismi ideologici e pregiudizi che hanno generato solo divisioni.

Oltre al coraggio ci vuole però anche competenza, occorre conoscere i meccanismi previsti dalla costituzione che definiscono ruoli e poteri in modo chiaro.

Letta deve capire che un accordo tra partiti per un patto di legislatura non può condizionare l’elezione del Presidente della Repubblica, non si può eleggere un presidente azzoppato perché non potrebbe sciogliere il parlamento. Questo è il vero grande potere del Presidente, se non c’è una maggioranza parlamentare purchessia il presidente scioglie il parlamento e si va alle elezioni. Nessuno, nemmeno Draghi, può fare questa promessa, sono le forze politiche che se vogliono far sopravvivere il parlamento devono sommare i propri consensi per formare una maggioranza (l’attuale o una nuova) proporre un nome o una rosa di nomi e il nuovo presidente deciderà a chi affidare l’incarico. Un corollario di questa osservazione è che nelle soluzioni 1 e 3 del citato post l’attuale governo dovrà comunque presentare le sue dimissioni e il nuovo presidente lo rinvierà probabilmente alle camere dove, se il clima politico fosse quello di questi giorni, la sua maggioranza sarebbe dissolta o frantumata e si dovrebbe ripartire daccapo con un altro presidente incaricato perché credo proprio che il beato Mario si ritirerebbe nella sua villa Umbra. E questo non sarebbe un ricatto ma una ovvia conseguenza di un delitto complicato di cui sarà difficile trovare l’assassino.



Categorie:Politica

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