Riflessioni politiche dopo l’investitura

Come al solito mi appunto qui alcune riflessioni sulla situazione politica emersa in questa fase convulsa dell’elezione del Capo dello Stato per conservare memoria di ciò che forse rapidamente rimuoveremo e dimenticheremo.

La generale mediocrità del personale politico e della rappresentanza è apparsa evidente e nulla fa pensare che il sistema nel suo complesso senta la necessità di un riscatto e di un miglioramento. La qualità dei massimi vertici assicurata dalla scelta dell’usato sicuro non ci assicura nulla per il futuro se non si interviene sui meccanismi della selezione del personale politico e sulla elaborazione collettiva di strategie e progetti per il futuro che sappiano catalizzare l’impegno di larghe parti della popolazione.

Maggioranze variabili

La destra ha immediatamente riproposto l’elezione diretta del Capo dello Stato secondo un modello presidenzialista ben sapendo che, trattandosi di una riforma costituzionale piuttosto impegnativa, non è possibile realizzarla in questo scorcio di legislatura. Ma in realtà un problema elettorale incombe e la sua soluzione sarebbe alla portata di questa maggioranza parlamentare poiché la riforma si può fare tramite una legge ordinaria. Quella vigente si è dimostrata inadeguata ad assicurare l’elezione di un Parlamento con una stabile maggioranza coerente e quindi la continuità del governo che si può costituire. Con una realtà dei partiti multipolare, l’attuale legge non elimina la frammentazione delle forze in campo ma le costringe a stipulare patti elettorali tattici che dopo le elezioni sono disattesi. I partiti si sentono liberi di stringere nuove alleanze non votate dai cittadini come è accaduto per tre volte in questa legislatura. Se si aggiunge a ciò la scarsa moralità generale, i singoli parlamentari si sentono liberi di spostarsi tra i gruppi come credono rendendo il parlamento una scatoletta contenente del tonno triturato ormai ridotto a una brodaglia liquida.

Una nuova legge elettorale

Che l’attuale legge si debba rivedere discende anche dai dubbi di costituzionalità già emersi e dalla nuova distribuzione dei collegi elettorali che essendo dimezzati hanno una gestibilità per la parte uninominale del tutto nuova.

Le scelte possibili sono tre:

  • mantenimento o miglioramento del modello mattarellum / porcellum,
  • proporzionale con sbarramento alla tedesca o
  • maggioritario con doppio turno alla francese.

Senza entrare nel merito dei tre modelli è certo che in ogni caso alcune prospettive ventilate dai nostri commentatori politici sono poco realistiche.

Le strategia della Meloni

La prima e banale è la paura, che molti commentatori alimentano, di Meloni presidente del consiglio. Anche se arrivasse al 20% della rappresentanza e se anche fosse la forza politica maggiore nel centro destra, come è accaduto a Salvini nelle scorse elezioni, non potrà ambire alla presidenza del consiglio se il centrodestra non avrà la maggioranza complessiva come coalizione, cosa che non aveva in questa legislatura. Quindi la sua posizione isolazionistica ed aggressiva nei confronti dei suoi ex alleati del centro destra la condanna allo stesso destino toccato a Salvini in questa legislatura. Se decidesse di separare Salvini da Forza Italia berlusconiana danneggerebbe la coalizione decretandone la sconfitta (in due non possono vincere), stessa cosa se attaccasse il moderatismo di Berlusconi. Se accentuasse il suo isolamento dai vecchi alleati imbarcando personaggi più a destra, sovranisti, no vax, antieuropei, neonazisti anche se arrivasse al 20% danneggerebbe l’immagine complessiva del centrodestra che risulterebbe minoritario. Insomma la debolezza di Salvini riemersa in questa settimana condanna Meloni a posizioni più collaborative e moderate se non vuol perdere alle prossime elezioni.

Il declino di Berlusconi

Se si guarda alla alleanza di centro destra nel suo complesso appare evidente che il capolavoro di Berlusconi di fare da collante tra due forze antitetiche quali la lega insediata al Nord e la destra ex missina più forte al centro sud ha consentito di monopolizzare i seggi uninominali al nord, grazie all’insediamento capillare della lega, ha impedito alla sinistra di avere la maggioranza sicura in entrambe le due camere. L’indebolimento della leadership personale di Berlusconi e del suo partito, la comparsa del movimento 5 stelle hanno però chiuso già nel 2018 la possibilità per l’alleanza di centro destra di essere maggioranza in Parlamento anche se il paese probabilmente nel suo complesso si è spostato a destra.

Alleanze nel centro sinistra

Nel centro sinistra, le crepe aperte dal terremoto delle elezioni presidenziali riguardano soprattutto il movimento dei 5 stelle e il rapporto tra il M5S e il PD. Nel centro sinistra le scelte sulla legge elettorale potrebbero essere decisive: al momento mi sembra che propendano per il proporzionale, soluzione gradita soprattutto ai 5 stelle che, rinunciando all’idea di poter occupare la scena con la forza travolgente dei primi assalti, potrebbero preferire il proporzionale che rinforza le singole identità di gruppo rimandando al dopo elezioni la fase in cui si formeranno maggioranze parlamentari nelle consultazioni del presidente. Con il proporzionale anche il PD potrebbe competere da solo allentando proprio quei legami con i 5S che ora sono stati cercati per l’elezione del presidente e che sarebbero cruciali se rimanessero i collegi uninominali del modello mattarellum.

Piccole forze al centro

Poi c’è la terra di mezzo che è occupata da gruppi un po’ eterogenei spesso rissosi ma che con una legge elettorale proporzionale dovrebbero aggregarsi se sono troppo piccoli per superare lo sbarramento. Un maggioritario alla francese e l’attuale mattarellum/porcellum costringerebbe queste forze a federarsi o a convergere sui due schieramenti opposti decretando la scomparsa di tanti piccoli potentati che vorrebbero riemergere sotto la spinta del successo della elezione trasversale del presidente Mattarella.

Il grande centro mediatico

Poi c’è l’eredità di Berlusconi che continua ad avere la grande forza delle sue televisioni, delle sue radio e dei suoi giornali. Cosa succederebbe con la legge proporzionale se, lasciato al suo destino Salvini, si riposizionasse più al centro federando appunto la terra di mezzo?

Draghi lavori a testa bassa!

Molte domande, poche risposte. Possiamo per ora concludere che di qui alle prossime elezioni conterà molto il dibattito sulla legge elettorale, le scelte economiche e sociali saranno in capo a Draghi che dovrà cimentarsi con forze politiche sempre più distratte prese come sono dal problema della propria sopravvivenza.

Ovviamente se questo fosse il quadro nessun politico senziente potrebbe volere le elezioni anticipate visto che nessuno potrebbe vincere in ogni caso.



Categorie:Politica

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