Onnipotenza dei giornalisti televisivi

Torno su una questione che ho spesso evocato nei miei post: l’influenza negativa dei giornalisti che attraverso la pervasività dei media governano la società indirizzando gusti, opinioni e sentimenti della gente.

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La casta

Alla casta dei giornalisti la legge riserva un potere molto grande riconoscendo la loro funzione di filtro certificatore della veridicità di quanto viene diffuso come informazione. Craxi pagò amaramente la zingarata di leggere in diretta TV i risultati delle partite di serie A forzando il blocco dell’informazione a tutti i livelli decretato dal sindacato dei giornalisti con lo sciopero generale. I social e internet hanno incrinato tale monopolio dell’informazione riconosciuto a una sola categoria professionale consentendo a chiunque, anche a me, di scrivere e diffondere quello che voglio sul mio blog con il solo limite di dover rispondere personalmente in giudizio se qualcuno fosse offeso e danneggiato direttamente. Ma se non si è troppo stupidi i rischi corsi da noi blogger sono pochi rispetto al danno potenziale che possiamo arrecare alla società diffondendo dubbi o paure già solo in forma dubitativa. Non volevo però riflettere sui rischi legati alle diffusione di internet e dei social ma piuttosto sull’onnipotenza dei giornalisti televisivi.

Convertitori

Parto da un assunto cui ho alluso in queste settimane: la capacità dei media di convertire in merda qualsiasi fatto che potrebbe essere considerato come un fiore. Ho già scritto sul significato del convertitore FM. Ciò accade perché ormai da anni i giornalisti si sono affiancati ai giudici inquirenti nell’alimentare la generale convinzione che dietro ad ogni fatto, a ogni personaggio si debba sospettare l’illegalità e il malaffare o semplicemente la stupidità dell’insipiente. Il giornalista esercita giustamente il suo dovere di verifica della notizia ma con il presupposto che qualcosa di losco ci debba essere comunque e che una buona notizia senza sospetti sarebbe rifiutata dal lettore che pensa a sua volta che il giornalista sia prezzolato. Questo circolo vizioso soddisfa soprattutto i nevrotizzati che odiano il mondo circostante. E chi, in questo momento storico, non è nevrotizzato? Pandemia, clima, economia, politica, sporcizia al cassonetto …

Giudici

Il giornalista si comporta come un pubblico ministero nella fase inquirente ma anche da giudice monocratico che emette sentenze esplicite o spesso solo accennate con l’espressione del volto, se fa spettacolo in televisione. A dimostrazione di questa dinamica basterebbe citare molte trasmissioni della rubrica della Gruber in cui il malcapitato intervistato è sottoposto ad un fuoco di fila di contestazioni di autorevoli giornalisti che rappresentano le opzioni politiche contrarie all’intervistato. E’ di due giorni fa l’intervista di Conte trattato come uno scolaretto balbettante. Era privato del tempo necessario per articolare un pensiero compiuto, non poteva fare l’avvocato di se stesso ma era un imputato che doveva rispondere con dei sì o dei no senza tergiversare troppo. Era evidente che questa forma violenta di porsi scaturiva dal senso di onnipotenza dei giornalisti presenti nel dibattito e dalla debolezza manifesta di un personaggio che era stato molto potente ma che ora rischiava di rotolare nella polvere per effetto di denunce di tre seguaci che avevano trovato un cavillo giuridico a cui appellarsi. Chi di spade ferisce ….

Agguati

Una situazione analoga martedì sera da Floris con Bersani che ormai è ospite fisso della trasmissione. L’iniziale intervista a commento della situazione politica si è trasformata in un dibattito, uno contro tutti, con una decina di partecipanti tra i quali una politica aggressiva e estremista come la Gardini di FdI che aveva il compito di provocare la bonomia di Bersani per ottenere qualche svarione scomodo per lui. Il tutto gestito da una scaletta ferrea nei tempi e nei contenuti per cui il conduttore Floris interrompeva tutti gli intervenuti sul più bello completando in due battute quanto l’ospite cercava di illustrare con parole sue. Insomma un pot pourri di una tale varietà di argomenti e considerazioni che alla fine lo spettatore non poteva che avere le idee ancora più confuse. Il conduttore esercita ed esibisce il suo potere e tutti gli ospiti fanno la figura delle belle statuine stressate dalla diretta televisiva in cui non puoi sbagliare una parola. Mi sono chiesto: perché Bersani continua ad accettare gli inviti di Floris? a che serve? E’ uno script piuttosto diffuso quello di una giuria inquirente di giornalisti molto conosciuti e affermati che ha lo scopo di mettere in difficoltà l’ospite, in genere un politico.

Trappole

Ovviamente chi si sottrae a questi processi mediatici rischia il linciaggio o la condanna in contumacia poiché è oggetto di uno stillicidio di critiche e maldicenze, di sospetti, per cui prima o poi deve cedere e presentarsi in aula. E’ ciò che è accaduto a Draghi il quale forse sperava di poter governare con una comunicazione molto sobria, ridotta, formale, ufficiale, fatta di comunicati, discorsi e relazioni scritte. Se il suo predecessore Conte era stato messo in croce perché aveva ecceduto in conferenze stampa e comunicati, Draghi è stato costretto suo malgrado a sottostare a conferenze stampa periodiche. In particolare ha dovuto affrontare pubblicamente la questione della sua candidatura al Quirinale e ha fatto un annuncio semplice e chiaro, ‘disponibile come un nonno’, forse sperava di chiudere così la faccenda ma l’affermazione è stata immediatamente manipolata e stravolta in modo tale che tutti pensassero che aveva un desiderio smodato di occupare il sacro colle. E forse era vero.

Deliri

Ma il delirio di onnipotenza ha raggiunto il massimo nell’intervista al papa da parte di Fazio nella trasmissione ‘il tempo che fa’. Nessuna meraviglia che papa Francesco abbia accettato l’invito, aveva già dialogato con molti giornalisti e non ha remore a mostrare la sua umanità e la sua debolezza, a puzzare come le sue pecore, come annunciò all’inizio del suo pontificato. Ho trovato irriguardoso e senza rispetto il fatto che l’intervista fosse in diretta ad un’ora tarda in cui una persona di una certa età non dà il meglio di sé. Ho assistito con la trepidazione di chi teme che le tante fragilità di una persona sotto i riflettori possano emergere, perché gli voglio bene e lo rispetto. Perché Fazio non è andato personalmente in Vaticano come quasi sempre accade per interviste a personaggi importanti? perché non ha registrato un video da pulire e editare? certo, sarebbe stato meno spettacolare e ‘divertente’ ma sarebbe stato più utile per chi desiderava conoscere direttamente e più da vicino il pensiero del papa. Fazio nel suo delirio ha condotto in diretta mezz’ora di dibattito politico prima del collegamento e dopo l’intervista, condotta quasi in ginocchio con il turibolo in mano, ha cambiato completamente registro con le stupidate della Lucianina e la musica di Sanremo. Un esibizione del divino Fabio Fazio che sa gestire uno spettacolo di intrattenimento ma che non si può dire sia un giornalista che lascerà una traccia specifica nel contribuire alla qualità dell’informazione collettiva.

Se ci lamentiamo della qualità della nostra società e delle istituzioni democratiche e dei politici non dovremmo dimenticare il ruolo giocato dalla casta dei giornalisti televisivi intrattenitori.



Categorie:Politica, Social e massmedia

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