Gatto e topo

Chi mi legge sa che molti miei post mi servono per avere poi la prova, le verifica della correttezza di qualche mia ipotesi. Per verificare se una ipotesi o una teoria è corretta occorre osservare se le previsioni che si basano su di esse si verificheranno. In questo momento lo gnommero ucraino non consente di fare previsioni attendibili, è certo che in un modo o nell’altro tutto finirà ma non sappiamo come e quando, cioè sappiamo troppo poco di una situazione tragicamente complessa. Ovviamente chi prende decisioni, investe, compra o vende, formula delle ipotesi e valuta delle probabilità di una varietà di eventi possibili e quantifica delle previsioni. Mi piacerebbe poter spiare nelle segrete stanze del potere …

Tuttavia ci sono dati ed informazioni che conosciamo ma di cui non teniamo conto perché il nostro pregiudizio o la nostra supponenza ci impediscono di vederli.

In questi giorni la polemica tra putiniani e antiputiniani, tra pacifisti e guerrafondai, tra democratici e fascisti, tra sovranisti e europeisti ci impedisce di guardare con attenzione le novità che comunque emergono da una situazione che solo superficialmente sembra in stallo.

Ci sono novità? Secondo me sì, ci sono fatti che mettono in crisi alcuni assunti dei nostri mass media.

Putin non è come pensiamo quel satrapo violento e crudele un po’ matto cui mancano solo i baffetti; sta perseguendo i suoi obiettivi con lucida determinazione e gradualmente svela una strategia meno stupida di quanto supponevamo. Putin aveva sottovalutato la forza della leadership di Zelensky ma, oltre al colpo di stato brutale da consumarsi in pochi giorni conquistando Kiev come era successo in passato a molte capitali delle repubbliche europee dell’Unione sovietica, aveva il suo piano B che prevedeva l’occupazione del Donbas e della costa sud est, piano peraltro dichiarato sin dall’inizio e il cui completamento è quasi realizzato. Basterà la conquista ulteriore di qualche città e potrebbe dichiarare conclusa la sua operazione militare e a quel punto ogni tentativo di resistenza o di reazione da parte degli ucraini sarebbe dichiarata come un’aggressione da cui la Russia si difende.

Ma gli andamenti delle borse occidentali, gli effetti delle sanzioni sulle economie europee, i recenti risultati elettorali, stanno suggerendo a Putin di andare avanti, di non chiudere l’operazione, di fare come il gatto con il topo che si diverte a dare colpetti senza uccidere il topo per prolungarne il supplizio. Così lascia che gli ucraini credano di avere spazi per reagire e per vincere costringendoli a reclamare l’invio di armi dagli occidentali seminando zizzania tra i tanti paesi coinvolti nell’aiuto all’Ucraina e che rischiano alla lunga di dividersi.

Gli ucraini sono caduti nella trappola e dichiarano di non volersi sedere al tavolo prima della fine della loro controffensiva che, in base alle promesse di Boris Johnson e dei falchi della Nato, potrebbe essere vittoriosa entro la fine di agosto. Di quale anno? Zelensky ha fretta di avere le armi pesanti e confida nella resistenza del suo popolo ma dimentica il messaggio che Putin gli ha già lanciato quale settimana fa con i missili ipersonici: la Russia lascia che le armi occidentali arrivino, sono talmente tante che i loro satelliti sapranno localizzarle e allora basterà una decina di missili ben assestati per annientare la fornitura.

Se qualche mese fa usavamo l’immagine del topo costretto in angolo applicata a Putin che poteva reagire con un morso nucleare ora le parti sono invertite perché Putin è diventato un gattaccio aggressivo che non vuol mangiare subito il topo ma vuole sfinirlo lentamente a forza di colpetti e zampate. Non ha fretta perché la resistenza eroica degli ucraini non è la stessa delle nazioni ricche dell’Occidente. Senza dover avanzare con i carri armati può danneggiare nel profondo le democrazie occidentali poco disposte a fare sacrifici e può destabilizzare progressivamente l’Europa e la Nato.

Allora che succederà? Il gatto Putin aspetta l’arrivo delle armi e colpirà non appena saranno individuati mucchi abbastanza grandi. Farà un tira e molla con il grano dando spazio al suo amico Erdogan che potrà continuare a vendere i suoi droni a Zelensky e parallelamente reprimere i curdi. Aprirà e chiuderà il rubinetto del gas per tenerne alto il prezzo ed esser certo di incassare quanto basta. E qui il topo siamo noi. Scambierà i prigionieri, compreso il battaglione Azov tranne pochi da processare, tornino pure a combattere perché il topo ucraino deve continuare ad agitarsi e prendere zampate.

Questo scenario è compatibile con un colpo di teatro in cui il gatto annoiato proclama unilateralmente un cessate il fuoco sulle posizioni di forza in cui si trova. Ciò potrebbe avvenire a metà agosto. Salvo riprendere i bombardamenti quando lo riterrà necessario. Molto dipende da un grasso gatto siamese che si è tenuto in disparte ma che non vede l’ora di spartire qualche boccone dei topi occidentali.



Categorie:Politica, Ucraina

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1 reply

  1. Luigi, mio cugino così mi scrive su FB:
    Vorrei avere tempo e forza per poter esternare il mio punto di vista. Sono in linea di massima d’accordo con quello che dice Raimondo ma non sarei d’accordo quando dice che noi occidentali, in senso liberatorio, siamo dalla parte della ragione. La nostra presunzione in merito al vile attacco di Putin ci fa dimenticare i 655 mila morti in Irak da parte dei nostri amici occidentali. Quello che c’à stato di buono è che i morti non ce li hanno fatti vedere per alta umanità dei media, cosa diversa invece per i morti in Ucraina sbandierati con una indiscrezione totale. Gli irakeni sono individui di serie B e i loro bambini sono terroristi in erba da mettere subito a tacere. Dire che la Nato sia, nel tempo meno operativa non mi convince dato che giusto in Ucraina facevano operazioni militari per addestrare i bravi soldati del battaglione Rostov filonazista. Ho impressione che tutte quelle manovre, forse non fossero fatte per difendersi dagli occidentali. Abbiamo poi gli inglesi che ci hanno fatto assistere alla occupazione dell’Irlanda del nord riuscendo a dividere una nazione con massacri di quanti si ribellavano. La religione è stata solo una scusa per intorpidire l’opinione pubblica. E adesso fanno i benefattori in Ucraina inviando sermoni con tanta armi. Ipocriti! Caro Raimondo. io sono arrivato a novanta ma cerco ugualmente di conservare un pò di “ragione” anche se sento qualche cedimento. Ti leggo con piacere perché ti reputo pieno di saggezza, Un cordiale saluto, Luigi

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