Profezie che si autoavverano

Immagino che in queste ore ci sia una frenetica attività dei politici nel pianificare strategie pubblicitarie per vendere al meglio i prodotti dei partiti ed ottenere voti. Una regola base è quella di ripetere il messaggio più volte in tutte le salse perché gradualmente si imprima bene nel cervello, nel cuore e nella pancia di ogni elettore. Il messaggio che già da mesi è veicolato da tutti i media senza possibilità di smentita è che la Meloni sia un’ottima politica molto intelligente e che sarà largamente vincente nelle prossime elezioni, che con il contributo di Berlusconi e Salvini potrà essere la prima donna presidente del consiglio. Chi dice ciò sa benissimo che gli elettori non scelgono né eleggono il presidente del consiglio ma ciò è inessenziale se la profezia viene diffusamente e insistentemente ripetuta, aumenta la probabilità che si avveri.

Ma perché si avveri occorre che si verifichino almeno tre eventi: la coalizione di destra deve avere la maggioranza assoluta, il partito della Meloni deve essere il più votato nella coalizione, il presidente della repubblica la deve scegliere dopo che i suoi alleati l’hanno designata.

Cerco di formulare una previsione, non una predizione né una profezia cercando di fissare alcuni punti a mia futura memoria.

Partiamo da alcuni dati abbastanza sicuri. FdI ha raggiunto nei sondaggi e nelle amministrative circa il 24%, risultato promettente ma che è la percentuale massima che può raggiungere visto che ha lucrato del vantaggio di stare all’opposizione e ha tolto voti a Berlusconi e Salvini che invece appoggiavano Draghi. La coalizione nel suo complesso nella migliore delle ipotesi farà un risultato simile a quello del 18. La crisi di Forza Italia, le sbandate di Salvini, la rottura della coalizione che in questa legislatura non ha mai operato in sostanziale accordo le impedirà con quasi certezza di superare il 50%. Decisiva è la spartizione dei seggi uninominali in cui al nord la lega cercherà di mantenere il monopolio mentre la Meloni ne vorrà alcuni per sé non solo per rispettare la percentuale certificata dai sondaggi ma anche qualcosa di più per essere certa che il suo partito risulti anche il primo partito in assoluto come era accaduto ai grillini nel ’18. Facile immaginare liti e dissapori.

Stando alle informazioni di questi giorni, contro la coalizione di destra non ci sarà un solo soggetto ma due o tre. Quindi se la destra non avrà la maggioranza assoluta non ci sarà neppure una maggioranza alternativa. Stessa situazione del ’18.

I sondaggi ci dicono che è previsto un crollo dei grillini che sono dati al 10% ma la gestione barricadiera di Conte difficilmente convincerà quel 10% ancora fedele anche se Di Battista tornasse con la Raggi ed entrambi facessero miracoli nelle piazze. Tendo a stimare come molto probabile un 7% aumentabile al 10 se si costituisse intorno ai 5stelle superstiti una alleanza Melanchista con la sinistra a sinistra del PD. Il PD, se non fa nuovi errori, potrebbe lucrare di suo un 24% elevabile di due o tre punti se gestisse bene la distribuzione sui seggi uninominali anche tra personalità di area localmente sicuri. Azione, Italia Viva e spezzoni centristi usciti da Forza italia potrebbero nel loro insieme raggiungere il 25% anche senza formalizzare una coalizione omogenea ma gestendo localmente i seggi uninominali con accordi di desistenza anche in accordo con il PD. Queste stime, molto approssimative portano a considerare improbabile che la destra superi il 50% perché gli avversari seppur divisi potrebbero superare il 50%.

Quindi la Meloni potrebbe trovarsi nella posizione di Di Maio (2018) o di Bersani (2013) essere il rappresentante del partito più votate ma di non disporre di una propria maggioranza omogenea. Oppure, simmetricamente, il suo posto potrebbe essere preso da Letta se il PD fosse il partito più votato. Insomma chi ha avuto fretta e ha promesso che dopo le elezioni finalmente ci sarà un governo forte e coeso scelto dai cittadini nelle urne ha promesso cose improbabili con questa legge elettorale (il rosatellum) che comunque ora non si può più cambiare. Ovviamente ci potrebbe essere un terzo incomodo che in questo momento lotta per se stesso per togliere alla Giorgia il primato del partito più votato, quel Matteo che ha immediatamente ritirato fuori quell’iconografia già vista delle madonne miracolose e dei rosari.



Categorie:Politica

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