La tecnologia e i capelli bianchi

In questi giorni sono stato meno assiduo nella stesura di questo diario di racconti e riflessioni. Tutta colpa della tecnologia che sta mettendo a dura prova la mia resistenza e la mia disponibilità di tempo.

Sono stato da sempre un fedele utente del sistema dei PC finché non mi hanno regalato l’Iphone e finché non ho ceduto alla tentazione di Ipad. In realtà mi ero affacciato al mondo Apple già con uno dei primi Ipod e prima ancora sono stato un utilizzatore dei Macintosh nei laboratori di informatica dell’istituto tecnico Fermi di Roma, in cui ho insegnato nei primi anni ’80. Insomma il 9 ottobre mi sono comprato un Macbook e mal me ne incolse. Ho toccato con mano gli effetti del mio invecchiamento: meno flessibile, meno duttile, meno svelto nel cogliere le informazioni che un ambiente di lavoro completamente nuovo mi comunicava. E’ stata una vera lotta perché pretendevo di ottenere subito ciò che sapevo fare velocemente in ambienti di lavoro già noti. I miei figli si sono un po’ preoccupati a vedermi incollato alla macchina di prima mattina o di notte fino a tardi. Ora, dopo due settimane, ho raggiunto un primo risultato mostrando il mio primo film in alta definizione sul viaggio ad Istanbul e, dopo un apprendimento sofferto e combattuto,  incomincia la fase dell’apprendimento giocoso, o ludiforme come diceva Visalberghi.

Prima riflessione. Con Iphone e iPad riuscivo già a fare cose mirabolanti in modo semplice e senza conoscere bene ciò che cosa c’era dietro certe operazioni: editare e pubblicare sul web video sofisticati è un gioco da ragazzi, comunicare, inviare foto e documenti lo può fare anche una persona che non sa leggere. Se però si vuol fare qualcosa di non troppo ristretto e standardizzato, se si vogliono percorrere strade diverse da sistemi già codificati, occorre saper leggere e capire, occorre conoscere il linguaggio specifico, avere consuetudine con sigle, standard, quantità, numeri e dimensioni. Questa illusione ottica che le tecnologie informatiche producono, se fastidiose per un anziano che fatica a stare al passo, sono molto pericolose per un giovanissimo che con pochissima preparazione e competenza può scimmiottare professionisti molto sofisticati. Il mito che i giovani siano più avanti dei loro docenti solo perché sono più svelti ed intuitivi nelle nuove tecnologie orientate al consumo è un cancro che mina la credibilità dell’istituzione scolastica e illude i ragazzi promettendo loro mirabolanti esiti nella vita con comode scorciatoie.

Seconda domanda. Questi stress, queste sfide fanno bene a un anziano che è uscito dal mondo del lavoro e che è pagato per riposare e non far danni? Non lo so, ma ricordo quanto dice Rita Levi Montalcini la quale sostiene che l’unico organo del corpo umano che non si consuma e non si danneggia nell’uso è il cervello.  E’ un organo che va alimentato sia con del buon cibo sia con del buon esercizio quale la lettura, la scrittura, la parola, l’ascolto, la visione di cose belle, la fantasia, le relazioni, tutte cose che ormai la rete e questi aggeggi con cui litighiamo in continuazione possono facilitare.

Forse non sarebbe male che chi produce hardware e software cominci a pensare anche a questa fetta di mercato, quella dei capelli bianchi, ad esempio curando che le icone siano facilmente visibili e che l’interazione non sia troppa affollata di stimoli stressanti.

Intanto mia cugina Dina, accanita ed instancabile lettrice che ha superato largamente gli 80 è passata al tablet per leggere i libri digitali. Felicissima perché può leggere di notte senza accendere la luce.

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3 thoughts on “La tecnologia e i capelli bianchi

  1. Aggiungo soltanto una marginale reazione di un’anziana da poco passata a quello che i più fanatici (e ce ne sono) chiamano “il mondo di Mac”. Quelli che ti dicono “finalmente anche tu …”.
    In verità lavorare con un Apple è certamente una esperienza nuova e ricca di piacevoli e improvvise potenzialità, Peccato però che le istruzioni talvolta sembrano scritte da Bartezzaghi.
    Rosanna

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