La luce di Benedetto

Quando Lucilla con il telefono in mano viene nel mio studio e mi chiede se sapevo l’ultima, si è dimesso il papa, ho un sussulto,  un attimo di smarrimento.

La prima immagine che mi è venuta in mente è stata quella dello schianto di una casa che sta scricchiolando e che ha molte crepe. E non ho pensato alla Chiesa ma all’Occidente, all’Europa. Ho acceso il televisore e ho passato molte ore a osservare in diretta lo sbigottimento generale e il chiacchiericcio dei commenti più svariati.

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Due sono le riflessioni che vorrei condividere, la prima riguarda la modernità rivoluzionaria di questa scelta e la seconda riguarda la vecchiaia.

La scelta di Benedetto XVI demolisce definitivamente l’immagine dell’autorità come diretta emanazione di Dio. A partire dai faraoni che erano dei semidei, agli imperatori bizantini che si circondavano di ori e di incensi per dar l’idea che si fosse in presenza di una immagine divina, ai vari re fino alla regina Elisabetta che non sono eletti ma scelti per virtù dinastica, il papa era sino a ieri forse l’unica figura che accentrasse un grande potere perché assolveva ad una funzione, a un mandato divino espresso da una scelta ispirata dallo Spirito Santo. Con grande umiltà, ma con grande coraggio e forza, ha confessato al mondo che non aveva più le forze per assolvere alla sua funzione, che il compito era troppo importante perché la sua persona potesse essere di intralcio. Con la fede di chi crede che Dio interviene nella storia attraverso le piccole scelte di ciascuno, con l’intelligenza acuta di chi per tutta la vita l’ha esercitata per servire la causa, ha capito che lui non era indispensabile e che era più utile il suo nascondimento silenzioso che forse per tutta la vita aveva desiderato. Un autentico terremoto, un fulmine a ciel sereno le cui conseguenze non sono ancora tutte chiare.

La seconda riflessione più prosaica riguarda la vecchiaia. Non si sa se gli abbiano diagnosticato una malattia che non conosciamo o semplicemente la fragilità fisica che ora manifesta è tipica di un anziano sostanzialmente sano. Poco importa, in entrambi i casi il papa sa che la medicina, così efficace o potente, ormai è arbitra della vita e della morte e che riesce a prolungare per anni una vita che in condizioni naturali finirebbe più rapidamente. Fino a 50 anni fa la fase di inabilità fisica della vecchiaia durava poco, qualche settimana e poi si partiva, ora può durare anni come abbiamo visto con Giovanni Paolo II. Quando si seppe che Giovanni Paolo II era affetto dal parkinson alcuni vescovi tedeschi ne chiesero le dimissioni ma lui volle rimanere attaccato alla sua croce e volle esibire la sua sofferenza come eroica testimonianza della sua fede. Ma forse sperava che la sua agonia durasse meno, non sapeva che la medicina è onnipotente e fa cose che noi umani non immaginiamo. Alla fine chiese di poter morire nel suo letto e rifiutò il ricovero. Benedetto visse direttamente questa agonia ed ereditò i problemi complessi di una grande struttura che deve essere governata e che deraglia se non ha una guida sicura.

Si è confermato un umile lavoratore della vigna. Un esempio luminoso. Si è spogliato dell’orpello del sovrano infallibile per virtù divina e rimane un padre che ha ispirato la nostra vita.

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