C’è poco da ridere

Sanremo è sempre stato un spettacolo nazional popolare con un grande impatto politico ed emotivo. Sono gli imprevisti della diretta, dall’emozione incontrollabile delle vallette e dei conduttori, alle sudorazioni fuori misura dei cantanti che si esibiscono in diretta, dalle polemiche giornalistiche su tutto, colore della scarpe, taglio della scollatura, alle intemperanze del pubblico che si vuol gettare per protesta dalla galleria.

Quest’anno tutti i presupposti per un drammone nazionale c’erano e l’attesa almeno a casa mia non è mai stata così evidente. Mi sono visto tutta la prima puntata e vorrei condividere qualche impressione e riflessione.

Fazio e Litizzetto hanno funzionato proprio bene. Lui ragazzone apparentemente timido e incerto, lei ragazzaccia sfacciata e sboccata hanno mostrato di avere in pugno l’impresa e di saper governare un evento musicale delicato. Un mix sapiente di tanta musica, nuova ed inedita,  antica ed amata. Cantanti gradevoli, con belle voci e competenza musicale evidente. Per alleggerire una gara canora che sarebbe noiosa o eccessivamente tesa il ruolo dei comici, degli ospiti d’onore, dei giullari è stato sempre quello di sdrammatizzare, di distrarre, di divertire.

Forse perché qualcuno aveva minacciato la RAI di chiudere lo spettacolo se Sanremo avesse invaso eccessivamente i cervelli del popolo più occupato a soppesare la bontà della proposta politica dei partiti e movimenti in competizione, gli organizzatori hanno pensato bene di invitare, tanto per cominciare, Crozza che dall’alto della sua audience costituisce una autorità per quanto riguarda la satira. Si è pensato che il suo repertorio di gag e personaggi politici consentisse il confezionamento di un cocktail accettabile per il pubblico dell’Ariston e per quello televisivo. Un cerchiobottismno della satira che avrebbe consentito di accontentare tutti (popolo) e di scontentare tutti (politici). Stessa ricetta di Monti: scontentare in egual misura destra e sinistra con provvedimenti paralleli.

Ma non ha funzionato perché, come in quei cocktail colorati a strati, il primo sorso della macchietta berlusconiana è risultato sgradevole ad alcuni ed è scoppiata la contestazione. Il comico autorevole si è perso, anche a lui si è seccata la bocca, non sapeva più cosa fare, incerto se abbandonare o andare avanti con un pubblico ostile o comunque perplesso. E il suo spettacolo ha bisogno del pubblico che ride, che applaude, che acconsente altrimenti sarebbe un triste e noioso monologo. Fazio ha atteso, si è fatto chiamare in soccorso, ha consentito che lo spettacolo consumasse sul rogo il comico prestigioso ed ha ottenuto con poche parole che il cocktail fosse sorbito per intero. Alla fine un po’ di amaro in bocca e lo spettacolo, spezzato dalla provvida pubblicità, ha ripreso il suo svolgimento lieve e solenne. Cotugno con l’armata rossa, Volare, la coppia gay muta, il calciatore italiano di origine africano che parla uno splendido italiano, scenografia bellissima in cui, se non ho visto male, si alternano pareti foderate di tela di sacco come un quadro di Burri e giochi di colori, fasci di luci effetti splendenti e quasi accecanti.

Due riflessioni al margine. I tempi sono tali che la satira super partes, equanime, accettabile a tutti perché ben confezionata e pensata non regge più al di fuori del suo contesto di affezionati. La comicità è sparita, non si ride di cuore, rarissima la risata che apre i polmoni e ci rende più lievi, più spesso è il ghigno di chi è compiaciuto che finalmente qualcuno l’ha cantata al nostro avversario. E’ il tempo dell’inventiva partigiana magari condita da battute salaci, da parolacce, da trasgressioni che non alleggeriscono ma caricano di bile e di aggressività. Penso a Grillo.

Seconda riflessione. I lunghi momenti in cui Crozza si sentiva perduto e non sapeva cosa fare mi sono sembrati una rappresentazione emblematica della nostra situazione politica. Il pubblico era perplesso, non ostile ma preoccupato, si vedeva in alcuni scorci mentre Crozza impersonava Berlusconi, due o tre contestatori dalla galleria gridano qualcosa, quanto basta per prendere la scena per dominare la situazione che il comico non aveva previsto e non sa gestire. Il pubblico ondeggia, qualcuno applaude, la massa sta zitta e guarda in parte divertita in parte preoccupata perché ama Crozza. E lui è là solo e non sa cosa fare. Quattro gatti hanno preso in mano la situazione. Ma cosa c’entra la situazione politica italiana con questa vicenda? quale il parallelismo? Come Crozza non aveva preparato la battuta per gestire un evento prevedibilissimo, così le nostre forze politiche non sembrano avere la battuta pronta se Grillo supera il 20 %. Ma quello non sarà un concorso canoro

E ci sarà poco da ridere.

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