Buttiamola in caciara

Così si dice a Roma quando finiti gli argomenti, se non si riesce ad essere convincenti si rovescia il tavolo, si fa confusione, si alza la voce, si minaccia, si gesticola, si fa casino pensando di essere nel pieno di un atto rivoluzionario. Le scene di queste ore messe in atto dai grillini hanno questo sapore, dopo un’inconcludenza di mesi, dopo la codardia mostrata nel non sapersi assumere la benché minima responsabilità e di non saper articolare un pensiero indipendente dai due padroni che danno ordini tramite la rete, i giovani rappresentanti del popolo si stanno scatenando contro tutto e tutti sparando a zero sul bersaglio più alto, il presidente della Repubblica.

E’ iniziata la campagna elettorale delle europee e dobbiamo aspettarci di tutto.

Due gli effetti di questi disordini: non è stato chiarito il senso della  manovra sulla Banca d’Italia, l’accordo Renzi, Alfano e Berlusconi sulla legge elettorale ora è ancora più blindato come reazione in difesa delle istituzioni rispetto alla deriva disordinata e inconcludente del grillismo.

Ormai i telegiornali si limitano a registrare la confusione e non fanno nulla per far capire le cose ai cittadini. Ho notato che,  poiché la configurazione del parlamento non è più bipolare,  maggioranza contro opposizione, i brevi commenti che vengono assemblati dopo ogni notizia importante sono numerosi ma quasi sempre terminano con il commento di un rappresentante 5stelle che così ha il vantaggio dell’ultima parola. Forse sono io ipersensibile.

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Sulla Banca d’Italia, altra istituzione simbolo del nostro sistema economico-politico c’è stato un blando dibattito che però è sfociato nella caciara di ieri per cui la manovra è stata presentata come una privatizzazione. Ho cercato di documentarmi in particolare sulla natura giuridica e sul funzionamento della Banca e ho trovato un articolo del 2007 molto interessante e dettagliato. Tutto quello che avreste voluto sapere sulla Banca d’Italia ma non avete mai osato chiedere. Ne consiglio la lettura.

L’articolo di trova in un sito che vuol essere il contrario della caciara che sto denunciando. Non ne ho verificato l’orientamento politico ma nel ‘chi siamo’ del sito http://phastidio.net/ si legge un cosa che mi convince molto:

Questo sito ha un denominatore comune: la critica sistematica di tutti i luoghi comuni, le frasi fatte, le ovvietà culturali, il potenziale giustificatorio tradizionale da cui siamo investiti ogni giorno della nostra multimediale esistenza. Basta ripetere ossessivamente lo stesso concetto, ed ecco che il concetto diviene assioma, verità indimostrata ed indimostrabile. Spesso ciò accade per precisi fini da parte di chi trasmette il messaggio, altre volte accade solo per una sorta di “rumore di fondo” nella comunicazione, altre ancora per la pigrizia di chi trasmette il messaggio, per mancanza di volontà, voglia o capacità di capire di più e meglio, e questo rappresenta purtroppo il tratto distintivo delle ultime (de)generazioni di giornalisti italiani. Quello che vorremmo riuscire a fare è stimolare una riflessione, indurre chi ci leggerà a chiedersi: “Ciò che leggo e ascolto sarà proprio come dicono?”

In questa nostra deriva irrazionale e caciarona continuare a ragionare, a documentarsi e a conoscere forse è la principale forma di resistenza che ci è consentita. Le convinzioni si allontano sempre più dalla verità.

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3 thoughts on “Buttiamola in caciara

  1. Risposta data su FB ad un commento che chiedeva di capire meglio.
    L’articolo citato è del 2007 e quindi non spiega ciò che è stato deciso ieri. Si capisce però che il valore della Banca d’Italia contabilizzato nei libri delle banche che ne sono proprietarie era simile al valore di un appartamento del centro di Roma. Io ho capito, ma prendete quanto scrivo con il beneficio di inventario, che il decreto approvato ieri consente di rivalutare quelle azioni al valore di mercato (non chiedetemi come è stato calcolato) che ammonta a circa 7,5 miliardi di euro. In questo modo le banche proprietarie della banca d’Italia si ritrovano un rivalutazione complessiva di 7,5 miliardi. Su tale plusvalenza devono pagare le tasse pari a quasi due miliardi che finiscono nelle casse dello Stato. Quindi lo Stato incassa soldi che servono a coprire contabilmente il mancato incasso della seconda rata dell’IMU (qui sta la relazione tra i due argomenti contenuti nello stesso decreto legge) e consente alle banche di contabilizzare un incremento del proprio patrimonio che possono esporre a garanzia dei prestiti che hanno fatto a terzi. Quindi il decreto approvato si può vedere come un regalo alle banche che però possiamo vedere come un regalo a nostro favore poiché ci ritroviamo un sistema bancario più solido e più capace di prestare soldi per lo sviluppo. Nell’articolo che ho citato ci sono molti particolari tecnici che sono significativi per giudicare la bontà o la nefandezza di questa operazione.

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