Immagini

Ieri sera su uno dei nuovi canali digitali Rai ho visto un film documentario intitolato Il castello.
Ne parlo per varie ragioni.
I nuovi canali Rai dal 4 in poi sono una buona opportunità che può salvare l’ascoltatore dal chiacchiericcio e dalle furiose litigate che imperversano su quasi tutti i canali tradizionali a proposito della politica. Musica, teatro, film, documentari, storia, c’è, spesse volta, da scegliere.

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Il documentario di ieri sera, intitolato Il castello, é stato girato a Malpensa, senza commenti, solo immagini, sonoro dal vivo  e commenti musicali.

Immagini dalle dogane

Normalmente la sera davanti la televisione faccio delle belle dormite se il programma non mi ‘acchiappa’. Ieri sera sono rimasto sveglio anche se il ritmo era lentissimo e la telecamera era fissa quasi fosse una di quelle che ci spiano dall’alto per videosorvegliare. Sono rimasto sveglio e profondamente toccato dalle immagini e dalle storie che proponevano perchè contrariamente alle immagini celebrative dello scintillio degli aeroporti, come simbolo della modernità e della ricchezza, veniva rappresentata la terribile realtà delle dogane che difendono con una barriera di controlli la nostra sicurezza. Viaggiatori spogliati della loro privacy per cercare la droga, immigrati apparentemente smarriti e fragili ma che portano nell’intestino ovuli di cocaina, finanzieri e poliziotti a volte aggressivi e scostanti, a volte dolcissimi con il loro inglese elementare, mediatori linguistici di colore che al loro connazionale che cerca di entrare spiega le regole che vigono dentro il Castello.
Il titolo del documentario forse si riferisce all’architettura di Malpensa ma più probabilmente si riferisce alla metafora che uso anch’io per rappresentare il nostro paese, una cittadella assediata.

L’immagine del nuovo premier

E visto che vi ho raccontato la mia serata televisiva, concludo con una nota su 8 e mezzo della Gruber. Il povero Mattia il gradasso é già sulla graticola mediatica, si discute già dei risultati della sua azione. Non lo amo e potrei compiacermene se non fosse che le sue vicende personali sono legate alle nostre. La scelta degli ospiti del dibattito era ovviamente ben congegnata. Una giornalista del Manifesto, di cui non ricordo il nome, ha brillantemente illustrato i limiti politici del renzismo attaccando nel merito e prospettando l’altro giovane e bello, idolo greco della sinistra massimalista anti euro, lo psicologo Crepet ha difeso la giovinezza e l’incertezza ancora acerba del tenero virgulto come fa un padre fiero del figlio quarantenne arrivato al successo, Cacciari, che é ormai un distillato di cinismo politico, come le ha rinfacciato la giornalista del Manifesto, dopo che aveva in questa settimane santificato l’operazione spregiudicata di Mattia il gradasso nella presa del potere, ha cominciato subito a demolire anche questo tentativo dicendo a mezza bocca che tanto non ce la farà.

Poi, non ricordo se nella stessa trasmissione o  su Rai news 24 le immagini di Renzi che parla ai nuovi sottosegretari. In pochissimi giorni ha cambiato la sua immagine, teso in volto, pallido, occhi incerti, parole ripetute, concetti faticosi, leggerissima balbuzie, usciva da una giornata di fuoco quella che tanti predecessori avranno ordinariamente vissuto ma che lui ha affrontato con il fiato corto di chi è arrivato di corsa, di chi ha creato attese,  di chi ha illuso i suoi supporter che avrebbe in pochissimo tempo fatto miracoli. L’immagine dava chiaramente l’impressione che la sua tensione e la sua stanchezza non dipendessero solo dal lavoro già fatto ma da quel manipolo di collaboratori che aveva scelto per la sua avventura e che conosceva solo in parte, manipolo che arrivava con aspettative e con pretese, un altro fronte da sorvegliare a cui non prestare il fianco.

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