L’attesa dei giovani

In questi giorni mi è arrivato l’invito per la prima del film di cui avevo scritto quest’estate. Ho avuto il privilegio di vederlo più volte in privato in versioni che il regista stava ancora curando e perfezionando. Tutte le volte ho colto nuovi aspetti e significati, non mi sono mai annoiato: sotto un’apparente semplicità narrativa e tecnica c’è una poesia e una delicatezza che fa risplendere gli sguardi dei ragazzi e delle ragazze che recitando in modo acerbo se stessi interpretano una storia universale, l’attesa di un maestro che prima o poi nella vita di ciascuno arriva.

Ripropongo, citando me stesso, quanto scrivevo a luglio.

Girato in una scuola di un piccolo centro della Toscana, il film è il prodotto delle alchimie di Giovanna Barzanò: una scuola vitale  impegnata in una pluralità di progetti e di relazioni con altre scuole del territorio, catalizzata dalla presenza di un regista e di una piccola troupe si lascia incantare della prospettiva di avere a fine anno un vero direttore d’orchestra a dirigere la banda degli studenti.

E’ una scuola media e il regista sceglie di raccontare tre ragazze e due ragazzi che suonano nella banda e che sono in attesa dell’arrivo del Maestro. Il film rappresenta in forma poetica e delicata la fase in cui i ragazzi di fine terza media sbocciano, nel bene o nel male, mostrando una bellezza nuova che non sempre è colta dagli adulti.

Purtroppo noi adulti, anche molti educatori, abbiamo paura di questa energia vitale che degli esseri umani in crescita esprimono nelle forme più varie e personali e la tendenza prevalente è di ricondurre tutto all’ordinario, alla regolarità, al prevedibile. La musica a scuola suonata in una banda ha la duplice valenza di valorizzare le diversità ma di ricondurle ad un’unica armonia seguendo un maestro che dirige.

Giovanna mi ha mostrato alcuni approfondimenti condotti intorno a questa esperienza attraverso interviste mirate, attraverso focus group con studenti di quella  scuola proprio sullo stile di leadership personale che emerge già nella fase adolescenziale in cui, scavando con attenzione, emergono personalità ricche, bellezze potenziali inaspettate, capacità di self-management immaginabili solo in persone più adulte.

Così, ripensavo alla mia esperienza di docente e di preside. Una delle cose più belle è stata per me quella di osservare, quasi di spiare, la crescita dei miei studenti, constatare che certe potenzialità si consolidavano, vedere che certi difetti diventavano vizi, capire ciò che funzionava nello scambio educativo, scoprire che l’originalità inattesa era sempre una risorsa che gli eventi imprevedibili mettevano nelle storia di ciascuno. Una delle cose più belle è stata quella di rincontrare studenti conosciuti quindicenni ora diventati stimati professionisti, padri e madri, constatare che indipendentemente dalla scuola, o grazie alla scuola, indipendentemente  dalla famiglia o grazie alla famiglia, la propria realizzazione si costruisce progressivamente con atti singoli la cui somma vale una sinfonia.

Come preside ho sempre raccomandato ai miei docenti di godersi gli studenti, di viverli come una opportunità di gioia e di realizzazione e non di fatica. (Usavo espressioni meno equivoche, altrimenti mi sarei beccato una denuncia di pedofilia).

Quello che malamente cerco di raccontare qui, è scritto con mirabile chiarezza da Giuseppe, un ex allievo di Emma, parlando proprio degli ex allievi di un grande maestro (di una grande maestra). Quando ci siamo risentiti per posta in occasione delle esequie di Emma, ricercai nella mia memoria quel ragazzo e per fortuna lo ritrovai nel libro che Emma fece pubblicare raccogliendo i temi dei ragazzi a commento dell’esposizione di matematica di cui erano stati protagonisti. Con grande sorpresa scoprii, documenti alla mano, che Giuseppe scriveva meravigliosamente bene anche quando, allievo di seconda media, fu coinvolto in una strana avventura, quella di spiegare ad adulti la matematica che aveva studiato a scuola. Come ora, se si è coinvolti nella performance della propria banda.

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