Il tarlo della competizione e il seme della responsabilità.

Forse ho capito! Non sono un vecchio bizzoso ed insoddisfatto, un gufo cui non va bene mai niente, un caca dubbi noioso. Va be’ un po’ lo sono, ma c’è una coerenza di fondo nelle ragioni che motivano la mia insoddisfazione per la Buonascuola, la mia contrarietà al renzismo, la mia ostilità ad ogni forma di populismo.

Molti miei amici pensano che questa riforma renziana, quella della scuola, sia una occasione positiva, da cogliere, da migliorare, da emendare ma che l’impianto di fondo sia giusto. Faccio fatica a contrastare la valutazione nella scuola se per tutta la vita mi sono occupato di quello, sembra una reazione acida perché mi cacciarono dall’Invalsi. Faccio fatica a spiegare perché contrasto l’idea così ovvia di dare maggior potere ai Dirigenti scolastici. Allora perché?

La coerenza di fondo del mio atteggiamento sta nella convinzione che la competizione sia un tarlo letale mentre la responsabilità sia un seme fecondo.

La Buonascuola è infarcita di competizione, tutto è centrato su una corsa collettiva in primis del Dirigente, dietro a lui il suo staff, i dirigenti da un lato e i docenti dall’altro l’un contro l’altro armati per rincorrere l’agognato incremento di salario. Tutto è pensato come una grande gara in cui le scuole competono come nel mercato a vendere un prodotto migliore e miglior prezzo delle altre. Intendiamoci questa filosofia non è affatto nuova era alla base del berlusconismo, del liberismo più estremo.

Da vent’anni vagheggiamo le league table inglesi, le abbiamo in parte costruite con quelle comparazioni dell’Invalsi che però non sono del tutto note, sono pudicamente nascoste.

Da vent’anni abbiamo introdotto gli incentivi economici per i docenti, Brunetta ha voluto che fossero premianti per una minoranza precostituita per differenziare i buoni dai cattivi, Renzi porta a compimento il disegno. Tutti a correre in competizione. Forse è giusto e forse è la soluzione dei nostri problemi, ma io non mi faccio persuaso, come direbbe Montalbano.

L’esperienza dei vent’anni passati dimostra che la competizione funziona poco, che snatura e svilisce un contesto educante che dovrebbe far crescere nuovi cittadini. tutto ciò in un momento storico in cui nei contesti più avanzati della produzione e dell’economia si cerca di incentivare la collaborazione, la coesione, la condivisione, l’identificazione con la ditta e con il prodotto.

Una buona riforma per una scuola pubblica, democratica, laica, efficiente, gradevole, felice si deve fondare sullo sviluppo del senso di responsabilità di tutti coloro che vi operano.

Occorre la condivisione delle ragioni, dei valori, degli obiettivi, dei metodi,  la condivisione della conoscenza, delle competenze, occorre la severità vera del chi rompe paga e i cocci sono suoi, occorre la severità di standard accertati ed oggettivi, si basa sul rispetto per tutti, anche per i più deboli ai quali va dato di più perché ciascuno abbia in ragione dei propri bisogni.

Mi direte che tutto ciò è pura utopia, è il romantico rimpianto di uno che è ormai fuori. Forse. E’ però ciò che spiega la mia radicale avversione all’impianto renziano di questa pseudo riforma.

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