Villa Falconieri Atto II 7

La fine della presidenza Vertecchi aveva determinato un generale disorientamento, alcuni dei comandati più anziani e con più titoli avevano tentato la carriera universitaria ed avevano vinto per cui avevano abbandonato il CEDE pur continuando a mantenere una collaborazione sui progetti che già dirigevano. 

Si doveva ricominciare daccapo, la transizione verso il nuovo istituto di valutazione nazionale non era completata e molti aspetti organizzativi dovevano essere definiti. In particolare era ancora sospesa la questione della stabilizzazione del personale e la collocazione nel comparto della ricerca. Per chi è interessato ricordo l’articolo dedicato alla transizione verso l’INVALSI.

Protestare, adattarsi o fuggire.

Queste erano le alternative che ci si presentavano, le stesse di cui scrivevo in un post precedente. Questa volta però le nostre responsabilità individuali erano maggiori perché più alto era il coinvolgimento in una scommessa  che era indubbiamente di grande valore. Si doveva resistere ad alcune  novità che ci coinvolgevano poco o che non condividevamo.

Fu nominato come presidente il dott. Trainito quale massima figura dei direttori generali che stava per andare in pensione. Trainito era un gabinettista raffinato con una lunghissima esperienza nella elaborazione delle leggi e delle circolari che avevano regolato la macchina del ministero e della scuola. Doveva rimettere in ordine, ‘riordinare’ una struttura di cui ci si fidava poco e sulla quale venivano diffusi dubbi e malevolenze.

Devo dire che avendo avuto accesso sin dall’avvio dell’osservatorio degli esami di stato ai piani alti dell’amministrazione e avendo conosciuto moltissimi dirigenti generali e tecnici (ispettori) mi sono spesso divertito ad osservare i cambiamenti nell’atteggiamento dei singoli a seconda del vento prevalente che spirava. Ovviamente pensavo che la stessa cosa altri potevano pensare di me e spesso mi chiedevo se la lealtà verso l’istituzione potesse sembrare un adattamento opportunistico verso i nuovi padroni.

In quel periodo capii, ed ebbi successive forti conferme, che l’alternanza politica introduceva nella burocrazia un tarlo pericoloso, quello dell’infedeltà, quello del servile adattamento salvo l’inserimento di ‘bachi’ nelle procedure, di granelli di sabbia nella macchina in vista dell’arrivo del nuovo padrone. Troppi funzionari e dirigenti si stavano abituando ad avere i piedi in due staffe dimenticando il superiore interesse dell’istituzione.

Di queste cose, della mia personale, faticosa coerenza parlavo spesso con Franca Lucci, una segretaria di presidenza carissima che purtroppo ci ha lasciato prematuramente. Lei era una berlusconiana entusiasta, felicissima che ci fosse il cambiamento del Ministro e della presidenza dell’ente. Era stata fedele ai due presidenti che si erano avvicendati sia a Margiotta sia a Vertecchi, nonostante fosse un comunista, lavorando con tenacia ed impegno con un sincero affetto personale. Mi prendeva in giro e mi punzecchiava ma mi incoraggiava  a resistere e ad essere me stesso, perché vedrai quando ti conosceranno sapranno apprezzarti. Circolava infatti il pettegolezzo secondo cui il presidente in pectore prof. Elias avesse detto in un comitato che si opponeva alla stabilizzazione del personale per non favorire gente come quel vertecchiano comunista di cui non ricordava il nome. Qualcuno suggerì Bolletta e lui confermò.

Il periodo di presidenza del dott. Trainito non fu facile. Molte attività furono ridimensionate o addirittura interrotte riconducendo la struttura nell’alveo che un comitato nazionale istituito dal ministro stava delineando (Gruppo di lavoro per la valutazione), in particolare puntando moltissimo sul testing generalizzato e sistematico. Tra i lavori interrotti che mi riguardano voglio qui segnalare uno studio empirico sulla valutazione negli esami di stato che forse meritava una maggiore attenzione. Clicca qui per ottenere copia del volume in pdf.

Un altro esempio di questa strana situazione fu la mancata diffusione dei risultati di PISA 2000. Vi avevo collaborato sia come membro del gruppo di lavoro nazionale e redattore della relazione sugli esiti di matematica sia come membro del gruppo internazionale OCSE che aveva redatto il framework per la matematica. Il rapporto italiano fu inviato al Ministero e rimesso ad un comitato di esperti per  la revisione. I risultati dell’indagine erano decisamente imbarazzanti e da parte degli uffici del ministero furono avanzate riserve sulla rappresentatività del campione, sulla validità dello strumento, sul significato da annettere a certi risultati. Il ministro non fu informato di questo dossier e sembra che si sia accorto della cosa, ricordo che il ministro Moratti non proveniva dal mondo della scuola, negli incontri internazionali in cui i risultati del test PISA stavano letteralmente terremotando interi sistemi scolastici come ad esempio quello tedesco che si era impegnato in un approfondito dibattito. Ovviamente le reticenze iniziale dell’alta burocrazia furono confermate e il rapporto rimase non pubblicato. Credo che tuttora se qualcuno fosse interessato a leggerlo dovrebbe accedere al sito dell’OCSE, non si trova su siti italiani.

Trainito ebbe un compito ingrato, quello di traghettare dal 2002 al 2004 una istituzione in autonomia nella consapevolezza che l’istanza politica preparava una soluzione su cui non poteva influire. Fu accolto da noi con generosità e rispetto e fummo ricambiati con una nobiltà d’animo e con una lealtà inattese.

Tralascio di raccontare dell’esperienza di Monfortic, perché altrimenti non finirà mai questo racconto.

Presidenza Elias

Quindi nel 2004 il prof. Giacomo Elias, un fisico dell’università di Milano, gia presidente del Gruppo che a livello di Ministero aveva orientato le scelte sul sistema di valutazione della scuola, assume la presidenza dell’INVALSI. Avevo avuto rare occasioni di collaborare con il gruppo ‘Elias’ e con il progetto pilota che dal 2001 realizzava somministrazioni di test di italiano e di matematica su un numero vastissimo di scuole italiane che aderivano volontariamente.

Dopo pochi giorni dal suo insediamento fui convocato dal presidente, un colloquio inizialmente teso e di cui non riuscivo a prevedere l’esito. Avevo molti incarichi prestigiosi ed impegnativi ma ero fuori dal circuito più ristretto di coloro che lavoravano nel nuovo profilo che l’ente stava assumendo.

Il professore con cortesia mi intrattiene per quasi un’ora raccontandomi le cose che aveva realizzato nella sua vita, quasi di dovesse accreditare, io ascolto in silenzio ben sapendo che lui ha a disposizione il mio curricolo. Fatto ciò mi illustra le sue idee sulle prospettive dell’istituto ed insiste sul carattere di ente di ricerca: intende promuovere con i fondi dell’INVALSI un progetto finalizzato, sul modello di quelli attivi al CNR, sui problemi della scuola.

Quel modello organizzativo prevedeva che, come accadeva al CNR, l’INVALSI facesse un bando pubblico per finanziare università, centri di ricerca, scuole per la realizzazione di progetti coerenti con una griglia di problemi proposta nel bando stesso. Prevedeva di destinare circa un milione di euro. Lei cosa ne pensa prof. Bolletta di questa idea? Rispondo: Mi sembra una bella cosa anche se il personale che lavora qui a Villa Falconieri ne sarà ancora una volta escluso. Sono un po’ imbarazzato e spiazzato dalla novità di questa idea. Mi spiega perché la mia visione autarchica della ricerca non possa funzionare data l’entità e la complessità dei problemi che attraversavano il sistema scolastico. Conclude dicendo:  mi voglio occupare direttamente io del progetto ma ho bisogno qui di un assistente di cui fidarmi e pensavo a lei, è disponibile? Non so se sono all’altezza né mi è chiaro cosa dovrei effettivamente fare visto che sono anche in altri progetti, ma va bene. Allora cominci subito questa è un’ipotesi di bando è un texte martyr ne faccia quello che vuole, tra una settimana ci rivediamo.

Iniziò così una collaborazione intensa tra persone che la pensavano in modi diverso ma che si rispettavano. Più volte ripensai agli insegnamenti di Visalberghi che fondavano sul rispetto delle ragioni dell’altro la possibilità di collaborare in modo proficuo tra persone con idee diverse.

Il sindacato

In quegli anni parallelamente si definiva l’iter formale per la definizione dell’organico e per la sistemazione del personale. L’ente era stato assimilato ad ente di ricerca ed in quanto tale il personale di ruolo poteva essere assunto in pianta stabile e remunerato secondo i contratti della ricerca. Era stato anche deciso che sarebbe stata applicata la legge della mobilità per cui il personale comandato avrebbe potuto occupare quei posti purché a costo 0 per l’amministrazione.

Continuo a raccontare a memoria senza consultare documenti per cui non posso entrare in particolari che comunque sarebbe inessenziali per l’economia di questo racconto.

La trattativa fu lunga e complicata e alla fine paradossale, scoprimmo che la formalizzazione della procedura richiedeva l’intervento di un terzo incomodo, tra i lavoratori e l’Istituto si interponeva il sindacato, dapprima il sindacato della scuola che fino a quel momento ci rappresentava e successivamente il sindacato della ricerca che ‘difendeva la corporazione’ che ci avrebbe accolto. Il sindacato che lasciavamo era indifferente, in fondo eravamo docenti che avevano abbandonato la trincea, un po’ imboscati e privilegiati, il sindacato della ricerca aveva l’aria di chi dice ‘ma questi che vogliono’ e si configurava quasi come controparte. Ovviamente l’amministrazione era lì con le tabelle per verificare che neppure un centesimo in più ci fosse riconosciuto rispetto al nostro maturato economico. Il paradosso era che il mio stipendio da docente con più di 30 anni di anzianità  corrispondeva ai primissimi anni di ricercatore di terzo livello.

Ma allora perché volevate il passaggio? Perché era l’unico modo per restare a fare il lavoro che facevamo visto che la nuova pianta organica non consentiva più l’utilizzo di docenti della scuola, una vera trappola.

I concorsi

Per fortuna nel 2004 finalmente viene bandito il concorso per dirigenti scolastici. La mia amica Rosi mi tende un tranello, una sera a cena da noi dice davanti ai miei figli: allora hai visto è uscito il concorso a preside, fallo così la smetterai di lamentarti che guadagni poco. Forse usò una frase più elegante e garbata ma il succo era questo. I miei figli rimasero in silenzio ma l’espressione del viso mostrava che non erano affatto indifferenti.

Feci la domanda ma con un po’ di trepidazione. E se fossi stato bocciato? che figura! ero un personaggio conosciuto e lo scotto sarebbe stato enorme, d’altra parte le incertezze di prospettiva dell’INVALSI mi costringevano ad avere anche un piano B.

La trattativa sindacale stava andando in porto ed essendo chiaro che tramite la mobilità non potevano essere occupate le posizioni apicali dell’organico, Elias decise di mettere a concorso pubblico le due posizioni di dirigente di ricerca, una per la parte del testing nazionale ed un’altra per le indagini internazionali. Il concorso si basava sui titoli di servizio, sulle pubblicazioni  e su un colloquio sulla base di una tabella che ovviamente era molto ritagliata sulle competenze proprie di un istituto di ricerca pedagogica e di valutazione. I concorrenti furono pochi e il concorso fu espletato rapidamente.  I risultati furono pubblicati in Gazzetta Ufficiale nel dicembre del 2005. Ero vincitore come dirigente tecnico del settore indagini internazionali.

Nel frattempo avevo vinto anche il concorso a preside e mi apprestavo a frequentare il corso di formazione con annesso stage presso una scuola nel 2006-2007.

2006 Ministro Foroni

Nel maggio 2006 rivince il centro sinistra con Prodi. E’ sera siamo a cena e mentre parliamo del concorso ci raggiunge la telefonata di Lucisano: ho parlato con Fioroni, sarà lui il nuovo ministro, vuole un appunto sulla parte valutativa della scuola, sei disponibile per un incontro con due suoi esperti? sai si deve ripartire da 0 quella storia dei progetti pilota non sta in piedi, si deve ripartire daccapo. Ok ci vediamo, rispondo io con un tuffo al cuore, addio sogni di gloria, vedrai che anche il concorso verrà annullato, penso tra me e me.

Pochi giorni più tardi nell’incontro con gli esperti ero l’unico interno dell’Invalsi e sostenni la tesi che pur con tutti i difetti i progetti pilota andavano salvati ed era meglio dare continuità al lavoro che era già stato svolto. Evidentemente io delusi i miei interlocutori e dal quel momento fui classificato come rinnegato morattiano.

Per i non addetti ai lavori una breve digressione.

Lucisano aveva pubblicamente attaccato l’esperienza dei progetti pilota con argomentazioni condivisibili, la prima delle quali era che dai risultati non emergevano le differenze di rendimento tra nord e sud, che invece risultavano sistematicamente in tutte le indagini internazionali fatte negli ultimi 30 anni, evidentemente la somministrazione non era affidabile perché si consentiva ai ragazzi di copiare o addirittura i docenti aiutavano i ragazzi a rispondere falsando gli esiti. A questa critica si aggiungevano osservazioni su specifici item mal fatti che sembravano improvvisati e non validi per testare la preparazione scolastica.

Anch’io ero critico su quella esperienza soprattuto perché sperimentare per tre anni su scuole volontarie senza affinare le modalità di controllo della qualità dei dati poteva essere uno spreco inutile. Ero contrario alle somministrazioni censimentarie perché il loro valore conoscitivo era inferiore a quello di una somministrazione campionaria ben fatta che sarebbe costata cento volte meno.

Ma proprio nell’estate del  2005 avevo modificato il mio atteggiamento. Avevo presentato l’indagine PISA ad un gruppo di presidi di Ancona e buttai là in modo molto soft una critica velata alle indagini pilota italiane proprio sul punto della correlazione con gli esiti di test internazionali.  Successivamente  l’ispettore presente alla conferenza rincarò la dose rendendo esplicita la mia critica.

Durante il coffee break un gruppetto di presidi approfittò per dirmi sottovoce che non erano d’accordo con me, a loro non importava la differenza nord sud importavano le differenze dentro la scuole e dentro le classi e l’effetto che l’arrivo dei test dall’esterno aveva sul clima lavorativo generale. Le possiamo assicurare che questi test noi li riteniamo utili e non bisogna smettere. 

Commissariamento

L’intervento di Fioroni fu risoluto, decretò il commissariamento dell’istituto annunciando un ennesimo intervento legislativo di riforma. La novità radicale fu che il ministro di rivolse al governatore della banca d’Italia per avere il nome per uno dei tre commissari.

Il passaggio fu piuttosto burrascoso poiché tutto fu rimesso in discussione sia l’assetto delle attività in corso, sia la gestione amministrativa, sia il profilo generale degli obiettivi da perseguire.

Quando sentii che andava rivista la pianta organica perché due figure apicali non erano funzionali all’ordinato sviluppo dell’ente capii che veramente si ripartiva da zero soprattuto per quanto concerneva la funzione e il ruolo dei ‘vecchi’ comandati sballottati da una commissione sindacale ad un’altra, da un commissario ad un altro. Era un film già visto per troppi anni.

Così nel luglio  del 2007 mi arrivò la nomina a dirigente scolastico e dovevo sottoscrivere l’accettazione scegliendo la sede.

Chiesi un colloquio con il direttore e esposi il problema, cosa dovevo fare? Professore, mi disse, in questi casi non ci sono dubbi si accetta la prima nomina. Se qui dovessimo dar corso al concorso che lei ha vinto potrà sempre rinunciare alla scuola e tornare da noi. Ma ora pensi ai suoi interessi. Mi accompagnò con la sua macchina ad una officina a Frascati perché potessi ritirare la mia. Dovevo avere una aria un po’ triste perché parlammo a lungo e lui fu prodigo di consigli e di apprezzamenti.

Non misi più piede a Villa Falconieri. Queste foto le ho scattate l’ultimo giorno di servizio.

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Qui si può vedere il video che realizzai nel 2003 su villa Falconieri.

Qui si va all’inizio di questa storia

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