Commenti a caldo

Mi appunto nel blog le prime impressioni sui risultati in particolare sui risultati del comune di Roma.

Gli astensionisti

Il primo partito in Italia è formato dagli astensionisti. E’ formato dai menefreghisti, dai distratti, solo in piccola parte, ma anche, largamente, da persone che in passato hanno votato, hanno partecipato, hanno creduto. Sia a destra sia a sinistra hanno visto di tutto, sono delusi profondamente, disillusi,apatici, distratti, depressi. E’ un grande bacino di elettori potenziali a cui attingere da parte di tutti i partiti nuovi che non si identificano con la vecchia destra e la vecchia sinistra, ma questi elettori di fronte alla proposta di 5S non si sono decisi a dare il loro consenso.

Percentuali e valori assoluti

Se partiamo da questa constatazione il 35% della Raggi a Roma, dopo tutti i gravi scandali che hanno travagliato la vita politica cittadina e la convivenza civile, sono un risultato modesto. Solo il 35% del 60% degli aventi diritto al voto cioè il 20% effettivo è un po’ poco, soprattutto è già un campanello di allarme per chi si accinge ad operare in modo radicale e quasi rivoluzionario per estirpare dei cancri da questa città. La legge elettorale consentirà di assegnare a questo 20% della popolazione la maggioranza nel consiglio comunale e la poltrona di sindaco con poteri operativi abbastanza forti. Una distorsione che è all’origine del degrado della qualità del personale politico che sta occupando la scena. La stessa cosa si può dire se vincesse Giachetti.

Non ho votato Raggi né probabilmente la voterò per le ragioni che ho tante volte dichiarato su questo blog: la metafora del minestrone lassativo è quella che spiega meglio il mio pregiudizio nei confronti di questo movimento che è al palo dal punto di vista dei consensi reali ma che per effetto dei ballottaggi e dell’Italicum potrebbe prendere il potere non solo a Roma ma dappertutto. E gli apprendisti stregoni sono sempre pericolosi come anche i pifferai magici.

Ballottaggio, una minoranza al potere

La Raggi sarà però vincente non solo per il meccanismo del ballottaggio ma soprattutto perché le due ali che le si oppongono sono divise. Se Berlusconi avesse tollerato ed aiutato la Meloni, che era stata suo ministro, la destra sarebbe ora al ballottaggio e avrebbe vinto a Roma. Se Fassina avesse smorzato il suo risentimento per i compagni di partito con i quali aveva solidarizzato fino a qualche mese fa, se Marino avesse sciolto la sua ambiguità rancorosa nei confronti di un partito in cui forse vorrebbe ancora giocare un ruolo, magari appoggiando chiaramente Morassut nelle primarie, ora la sinistra avrebbe qualche chance di giocare e vincere contro il 35% della Raggi. La storia non si fa con i se e con i ma, vero, ma i giudizi politici dei cittadini devono considerare anche le alternative disponibili che per responsabilità individuali non sono state adottate.

Le identità, tra comunità e setta

Durante questa campagna ho impiegato molto tempo ad esplorare la rete per conoscere informazioni sui candidati. E’ triste osservare che nella maggior parte dei casi le informazioni disponibili sono nulle o volutamente ambigue. Invece per i candidati 5S le informazioni erano abbondanti e sistematiche, spesso corredate di video, di autobiografie quasi romanzate, comunque curate con una sensibilità spiccata per il target a cui si mirava. Ho scoperto che militanti e candidati 5S si somigliano molto tra loro, c’è quasi una mistica, una identificazione forte, una fede nella palingenesi dell’onestà. Ciò è indubbiamente una forza ma anche una debolezza se i caratteri identitari e le convinzioni sono così esclusive e chiuse da non consentire alleanze e collaborazioni anche con altri, con altri politici, con altri centri di interesse, altri operatori sociali come ad esempio i sindacati.

Parlare chiaro

Mentre questa mattina ascoltavo la dichiarazione della Raggi e sentivo l’emozione che incrinava la voce ho pensato al film Suburra che ho visto in questi giorni, ho ripensato all’operazione di sistematico sabotaggio dell’amministrazione Marino da parte di quei cittadini che deliberatamente mettevano l’immondizia fuori dei cassonetti vuoti o che portavano i maiali a pascolare vicino ai cassonetti per diffonderne la foto. Spero che sotto la fragilità di una ragazza minuta ci sia una grande forza e una grande competenza, potrei ancora votarla a due condizioni inderogabili: una squadra di assessori di qualità e riconoscibile, una onesta e chiara indicazione della cura che anche i cittadini dovranno subire. Sì perché i malanni di Roma non dipendono solo dai politici che sono stati la nostra espressione ma dai romani, dai cittadini che la abitano. La voterò se avrà il coraggio di dire che i vigili non potranno continuare a imboscarsi, che le doppie file non saranno tollerate, che coloro che lasciano immondizia fuori dei cassonetti saranno multati, che i grafitari saranno multati e perseguiti … vorrei che la durezza sempre usata nei confronti dei politici sia rivolta anche verso quei cittadini che rendono la città invivibile.

PD tanto peggio tanto meglio

Il PD spero accusi il colpo e le varie componenti che non adorano il capo assoluto prendano coraggio e incomincino ad operare in modo coerente. Sono convinto che Renzi abbia raggiunto l’obiettivo: Roma a Raggi, il nord alla Lega e lui come salvatore della patria. Ma la politica del tanto peggio tanto meglio non sempre è quella vincente. E allora, tornando all’inizio di queste riflessioni,  l’astensionismo può essere letto anche come una forma positiva di prudenza civile che porta il singolo elettore schifato dal proprio schieramento ad astenersi dal passare al fronte opposto prima di avere le idee chiare.

I nuovi leader

I simboli dei partiti tradizionali sono spariti e le facce hanno preso il sopravvento e, come è giusto in elezioni locali, non ha prevalso la forza del leader unico anzi i leader nazionali più conosciuti, a cominciare da Grillo per finire a Berlusconi, hanno fatto sporadiche comparsate senza esporsi troppo. La stessa Raggi si presenta in modo dimesso ed umile al servizio della causa sentendosi a capo di una schiera di liberatori ma senza apparire come una nuova Giovanna d’Arco. Le posture da grande capo del nostro gradasso appaiono ancora più ridicole dopo queste elezioni comunali.

Scaldare i cuori

Torno ancora all’astensionismo. La gravità dei problemi delle grandi città e dell’economia tutta, lo stato preoccupante della città di Roma richiedono una mobilitazione di massa, una mobilitazione che coinvolga una vera maggioranza di cittadini in un progetto comune di riscatto. Solo quando rivedremo scendere il numero degli astenuti perché la gente ritorna a discutere, a condividere, a combattere ci sarà una speranza nuova. I ballottaggi e le maggioranze costruite con leggi elettorali maggioritarie possono illudere gli sprovveduti ambiziosi ma alla lunga l’inerzia delle storia si riprende ciò che ha regalato. Fassina voleva recuperare voti di sinistra finiti nell’astensionismo ma forse l’asprezza del suo risentimento verso il suo partito gli ha tarpato le ali ed impedisce ora alla sinistra di vincere. Maggiore cinismo politico unito a maggiore generosità potevano cambiare molti esiti di questa tornata.

 

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