Due parole dedicate alla memoria di Carlo Azeglio Ciampi che ci ha lasciato ieri.
Oltre ai tanti aggettivi di circostanza ascoltati nei messaggi di condoglianza aggiungerei la parola nobile. E’ il tratto che me lo ricorda meglio in modo sintetico.

E’ ormai una parola che si usa poco e della quale molti non hanno una immagine compiuta. Disinteresse personale, cultura, forza, dedizione, eleganza, attaccamento alla tradizione, onore e disciplina, difesa dei simboli, altruismo, generosità … queste sono alcune caratteristiche di una persona nobile. Ovviamente nel mio immaginario personale.
E’ la generazione dei nostri padri che ci sta lasciando, una generazione che fece i suoi errori ma che fu provata dal crogiolo della guerra e lavorò duramente per ricostruire una nazione distrutta. Servì lo Stato con alta competenza tecnica ma anche con la sua cultura profonda. Quando all’inizio degli anni 90 l’Italia si trovava sull’orlo di un baratro finanziario e politico forse peggiore di quello attuale prese le redini del comando con pacatezza e sobrietà, con quell’incertezza nell’eloquio segnato da una leggerissima balbuzie che non lo fece apparire come salvatore della patria né come nuovo capo politico di una fazione.
Da presidente e da autentico nobile scelse pochi simboli per ritessere una trama di concordia nazionale intorno alla bandiera e intorno all’inno nazionale che andava cantato. Onorò i caduti di Cefalonia, onorò tutti i caduti della guerra non sull’onda di un revisionismo storico opportunistico ma perché esprimeva il sentimento profondo di una generazione che alla fine della ricostruzione materiale desiderava compiere una ricostruzione civile e nazionale. E questa ricostruzione non poteva che essere attraverso l’integrazione europea per la quale l’Euro poteva essere un primo passo.
Come tutti coloro che vivono molto a lungo avrà avuto l’amarezza di vedere che tante scelte sono fallite, che il progresso non è lineare e che l’inciviltà, la disgregazione l’ignobiltà, come demoni indomabili, sono sempre dietro l’angolo.
domenica 18 settembre 2016
Come è già successo in occasione della scomparsa di altri grandi italiani la rete ha vomitato le peggiori illazioni e maldicenze dimostrando che alla nobiltà si contrappone la volgarità.
Consiglio di leggere il pezzo di Eugenio Scalfari che parla di Carlo Azeglio Ciampi come di un amico fraterno sottolineando il carattere paterno di un personaggio dedito al servizio dello stato e fedele custode della famiglia, forse è questa caratteristica che ispira la mia commozione filiale. Dovrei cambiare il titolo del post in Un nobile padre
Categorie:Riflessioni personali
Riprendere la parola
Giovani italiani bianchi
Ritrovarsi per rivivere pezzi di vita
Buona Pasqua 2024
Lascia un commento