Nuovi italiani 2

Voglio aggiungere alcune riflessioni sulla questione dello ius soli legate al dibattito che si è acceso sui social.

Alcuni sostengono che sia un diversivo per non parlare di questioni più gravi ed urgenti, altri che si aprono così le porte ad una invasione selvaggia di altre popolazioni che non vorranno affatto integrarsi.

La legge in discussione è poco conosciuta da coloro che si oppongono alla proposta in modo pregiudiziale. Lo stesso uso gergale del titolo Ius soli non aiuta a capire anzi provoca quei rifiuti che si basano sul ‘buon senso’: se chi nasce in Italia diventa per ciò stesso italiano avremo un arrivo sistematico di donne gravide che occuperanno le nostre nursery peraltro poco frequentate dalle autoctone.

Non ripeto quanto riportavo in un precedente post sull’argomento, sottolineo solo che il nuovo sistema non è così radicale come gli oppositori sostengono, riduce soltanto il limbo a cui i figli di immigrati che lavorano in Italia sono costretti a vivere: dai 18 anni attuali a 5 anni. Senza che via sia alcun alcun automatismo ma seguendo  una serie di procedure giuridiche che nulla hanno a che fare con le strazianti immigrazioni di questi giorni.

Alcuni commentatori si preoccupano che questo sia un atto di buonismo elettorale dei cattocomunisti dalle conseguenze imprevedibili. Forse è così, ma come spiega molto bene Giorgio Siena, che cito per esteso perché non tutti i miei lettore accedono a FB, si tratta di una decisione complessa che potrà avere importanti effetti sulla società italiana e sulla sua economia.

La legge in discussione sullo IUS SOLI rappresenta una svolta decisiva per la società che si formerà nel futuro. Il problema dell’integrazione, con i limiti dello schematismo, ha tre vie:
a) La via VISCERALE, il luogo delle paure, dell’odio razziale (esiste, ne leggiamo tutti i giorni), della cieca e talvolta brutale ignoranza di chi vede il colpevole nello straniero, sempre. Ma ci sono anche quelli che, per risentimento politico e dominati da ideologie, hanno una tale ostilità per il prossimo vicino da difendere e giustificare l’immigrato comunque. In una visione classista l’immigrato è quel neo proletariato che si immagina possa diventare una nuova forza di classe. A mio parere, sono viscerali la Lega, il quotidiano Libero, il Fatto Quotidiano, quanto la sinistra estremista e Grillo (il comico).
b) La via del CUORE, spesso non vede che un immigrato può essere anche arrogante, maleducato, approfittatore o malvivente, incivile o professare visioni religiose o politiche minacciose dalle quali dobbiamo difenderci. Ha paura di dirlo, forse di pensarlo, per non apparire men che inclusivo. Porta troppo spesso a un facile giustificazionismo.
c) La via della TESTA, è la più difficile. Parla alle persone e non alle razze. E’ cosciente che il mondo, nella sua storia, dalla antichità, è fatto di contaminazioni, talvolta di invasioni, e di grandi migrazioni: da queste sono uscite le nuove civiltà.
Nella realtà gli immigrati, quando lavorano, drenano meno risorse ai fini assistenziali e di fatto sono finanziatori netti dei servizi pubblici; la loro collocazione nel lavoro continua a coprire domande inevase dai connazionali e spesso prive di tutela (le cinque P dei lavori svolti dagli immigrati: precari, pericolosi, pesanti e poco pagati). Sono l’unico segno positivo nell’andamento demografico. Come in tutte le modificazioni della composizione delle popolazioni si presentano problemi prima inesistenti: sicurezza, assistenza e politiche attive di cittadinanza. Poi ci sono le responsabilità dell’Europa sui controlli delle immigrazioni.
Il problema è vedere nell’insieme. Il confronto è civile, e utile, se sta in questa dimensione.
Lo Ius Soli con una cittadinanza acquisita “di nascita” rende certamente decisivo il ruolo della scuola nel formare i cittadini, ma dare appartenenza all’Italia ai bambini nati sul suolo italiano non è un atto di buon cuore, è un atto di testa.

La legge costituisce un atto politico importante che supera finalmente l’impostazione della legge Bossi Fini che fu uno dei primi prodotti dell’ascesa al potere della destra berlusconiana.

Sarebbe un miracolo se quella disciplina fosse superata proprio nel 25° anniversario della sua introduzione che cadrà il prossimo 10 luglio. Quella legge fu del fatto inefficace anzi fu dannosa poiché  dissuadeva gli immigrati, richiamati dall’offerta di lavori che gli italiani non desideravano fare più, dal mettere radici, dal creare qui nuove famiglie, dal comprare o costruire case, dall’investire nel futuro della comune nazione.

In questi anni ho avuto personalmente a che fare con molti lavoratori stranieri, le numerose badanti dei nostri vecchi, i corrieri di Amazon, i muratori delle ditte che hanno realizzato le ristrutturazioni delle case della mia famiglia. Ebbene tutti, nessuno escluso, avrebbero investito in Italia se i propri figli avessero potuto avere una ragionevole prospettiva di inserimento dopo un percorso scolastico che non fosse ventennale. Fiumi di denaro varcano i confini come rimesse verso i paesi d’origine, eserciti di badanti sono sottoposte a vite sacrificate dietro a vecchi abbandonati, migliaia di lavoratori sono ridotti in schiavitù nelle campagne grazie a norme restrittive e complicate che li condannano alla clandestinità e quindi alla schiavitù.

Che questa situazione incancrenitesi nel tempo con norme ingestibili e ingestite si sciolga con una legge che tutela meglio i bambini che nascono qui da noi da genitori che qui vivono e lavorano da tempo, è un atto di civiltà e coraggio che potrebbe stemperare proprio quella tensione e quella ingiustizia che potrebbero in futuro causare guai ben peggiori.

Questa legge è una scelta politica rilevante anche dal punto di vista economico: con la bassa natalità degli italiani autoctoni salterà il sistema previdenziale, il sistema produttivo e lo stesso sistema formativo. Parlare di nuove cittadinanze significa investire nel futuro degli italiani.

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