Un senatore romano

Queste mosche sono proprio fastidiose. Due signori piuttosto attempati di prima mattina prendono il fresco su una panchina di Villa Pamphili. Una volta ce n’erano così tante  solo all’inizio dell’autunno, difficile che fossero così petulanti in giugno. Eh .. le stagioni sono cambiate non ci si capisce più niente. Ma ha visto quanti cani ci sono in giro. non sente la puzza della cacca? anche questo attira le mosche …

L’incipit non prometteva nulla di buono, solite chiacchiere lamentose tra vecchi inutili. Ma quel signore più anziano di me che aveva finito di scorrere attentamente il giornale e mi rivolgeva la parola mi incuriosiva per l’assenza di inflessioni romanesche e per un riferimento molto circostanziato ai limiti dello sviluppo. Poteva essere un grillino, alimento la conversazione con battute prudenti e cortesi senza contrastarlo troppo. In fondo doveva avere almeno dieci anni più di me e gli dovevo rispetto. Così gradualmente abbiamo scoperto le carte delle nostre convinzioni, non era grillino tutt’altro, sulla Raggi e il suo entourage era sconsolato, non era renziano considerava la meteora renziana ormai caduta e sepolta, vedeva il mondo con il mio stesso occhio preoccupato e consapevole dei problemi. Ci teneva a dire che si sentiva estraneo alla cultura dominante e che invecchiando sempre più riaffiorava la sua cultura classica liceale, del liceo Tasso. Mi scusi ma scommetto che lei è un ingegnere. Dico io.  Sì lo sono stato ma mai con i paraocchi ho sempre cercato di risolvere  i problemi con un approccio critico.

Dalle mosche, alla politica, all’ecologia, all’economia, siamo quindi passati al personale, io lo avevo provocato con la scommessa sulla sua professione e pensavo che non avrebbe indovinato la mia, avevo parlato di tante cose avrei potuto essere un economista, un politico, un impiegato. Lui a colpo sicuro mi dice che avevo fatto il professore, che avevo insegnato. Devo dire che sono stato molto lusingato, l’ho percepito come un complimento.

Così in poco tempo, poco più di un’oretta di conversazione mi ha raccontato tutta la sua vita, un buon soggetto per un romanzo, la prima famiglia in Scandinavia la seconda famiglia a Roma ma i nuovi figli in giro per il mondo. Gradualmente ho capito che il suo spessore culturale, la raffinatezza delle sue considerazioni nascevano da un lungo vissuto che aveva toccato la storia del capitalismo italiano dal fascismo in poi, l’evoluzione dell’occidente che gradualmente in questi ultimi 80 anni si era integrato e trasformato.

La sua famiglia allargata e cosmopolita mi ha prepotentemente ricordato un articolo che avevo poco prima letto sul ius soli nell’impero romano. La sua insistenza sulla cultura classica, il suo stesso volto da ottantenne coltivato e di nobile presenza ha provocato una battuta forse un po’ banale: se fossimo ancora  nell’impero romano lei sarebbe stato certamente un senatore, ce lo vedo bene con la toga. E lui: va bene, mi sarebbe piaciuto, ma sia chiaro non come questi.

Stavo incontrando un antico senatore, saggio, prudente, colto, umano.

Cominciava a far caldo ed era tempo di tornare a casa prima di essere dati per dispersi. Guardi, io la ringrazio moltissimo, capita molto di rado di essere ascoltati e di scambiare opinioni con persone stimabili. Ormai io sono arrivato ad una età che i miei coetanei sono tutti partiti. Scambiamoci  i telefoni.

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