Ossimori

Sono stato per più di 10 giorni zitto, anche se avevo voglia di scrivere molte cose sulla situazione politica. Ma nessuna riflessione faceva intravvedere degli spiragli di luce e in questi casi preferisco non ammorbare i miei amici lettori. Vorrei però appuntarmi qualcosa per non dimenticare.

Consolidato sgretolamento

Non è vero che in questi due mesi non sia successo niente. E’ successo moltissimo, tantissime chiacchiere inconcludenti, soprattutto da parte dei commentatori, che hanno consolidato lo sgretolamento progressivo delle nostre istituzione e della società. Di fronte alla incapacità di articolare un pensiero costruttivo da parte di modesti protagonisti di una lunga sceneggiata, gradualmente e sistematicamente è stata corrotta anche l’immagine del Capo della Stato che appare sempre più come un re travicello che passeggia nervosamente nel suo palazzo dorato ma non sa cosa fare se non aspettare per velocizzare la soluzione della crisi. Avete notato che le immagini associate a tutti i commenti sulla crisi quando si parla del Presidente sono sempre le stesse? da due mesi lo vediamo camminare impettito, prendere una cartellina che appoggia sullo scrittoio e un foglio di carta che si porta con sé?

Lo sgretolamento della situazione e delle istituzioni equivale a non avere punti fermi e chiari, significa cambiare alleanze, programmi, progetti con la velocità delle polemiche che in ogni momento si riaccendono dopo che 10 minuti prima sembrava che tutto fosse ormai risolto.

Guai ai vinti se diventano vincitori

Per settimane la vulgata prevalente è stata che ci fossero dei vincitori e dei vinti e che se i vincitori non si mettevano d’accordo i vinti dovevano sacrificarsi per garantire ad un solo vincitore il successo. In ciò brillavano soprattuto quelli che si proclamavano di sinistra e si accanivano contro il PD reo di ogni nefandezza  e colpevole di essere in uno stato catatonico per la batosta subita. Abbiamo assistito ad una vera campagna sistematica di delegittimazione del PD che gradualmente è apparso come il vero responsabile dello stallo in cui ci troviamo. Quindi i carnefici sono diventati vittime, i vincitori sono apparsi vittime dei perdenti che non si disponevano a 90 gradi come ogni vittima dabbene dovrebbe disporsi.

Un mite  che fa il duro

Nella sceneggiata, che a tratti assume i tratti di una farsa da saloon,  entra in scena un personaggio minore, un reggente guardato con sospetto da tutti, un giovanotto allampanato, non bello, ma dai tratti da pistolero western. Di fronte all’esploratore che ha un volto da sceriffo gagliardo e fascinoso che gli propone una partita a poker il giovanotto accetta ma prende tempo per tornare dai suoi a ritirare i soldi per poter giocare. A casa sua un cugino, con il quale  aveva condiviso tante avventure, gli sbarra la strada e intende riprendere in mano la situazione della famiglia andando lui allo scontro nel saloon.

Scusate, ho divagato. Martina, sempre apparso come un leader debole e privo di carisma e di supporti nel suo partito, accetta il confronto con il M5S e rimette il suo partito al centro della partita senza però prendere alcun impegno se non quello di confrontarsi sui contenuti, sì perché fino ad allora i due vincitori avevano solo parlato di poltrone lasciando in secondo piano che cosa avrebbero potuto fare di comune accordo.  Il mite Martina va a Porta a Porta e mi appare un duro, uno di quelli che sanno resistere alle provocazioni dell’intervistatore, l’espertissimo Vespa, riportando il discorso sui punti che lo interessano ripetendo con determinazione quello che aveva già detto e che l’interlocutore faceva finta di non capire o di non considerare.

L’apertura di Martina è un tentativo generoso e forse ingenuo ma prudente: vedremo, parliamo, analizziamo, trattiamo per le poltrone si vedrà. Dall’altra parte il CDx reclama di tornare in partita e Matteo il lombardo ricorda che lui da solo potrebbe avere i numeri per fare un governo con i 5 stelle senza bisogno dei voti di Berlusconi, tutto dipende da come andrà la partita del Friuli.

Il Quirinale decide di attendere fino alla direzione del PD che si celebrerà dopo le elezioni regionali del Friuli (fino ad oggi).  Tutta la stampa si straccia le vesti perché Mattarella tentenna e si adegua ai tempi del PD. Ovviamente l’assist non è solo per la soluzione di Sinistra ma anche per quella di Destra.

Il principe degli ossimori

Domenica scorsa, quando ancora sono aperte le sezioni elettorali del Friuli, il principe degli ossimori, Matteo il toscano, il pluri-dimissionario del PD, va da Fabio Fazio e stronca sul nascere il tentativo di Martina. Niente governo con il PD e se, come è certo, i due vincenti non si mettono d’accordo, fare un governo di scopo per rifare una riforma costituzionale e la legge elettorale. Non siete capaci di accordarvi su un governo per governare l’emergenza allora facciamone uno per riformare lo Stato e la rappresentanza democratica … che ci vuole, il popolo ha gia detto di sì a questa linea … ops solo il 40% ha detto sì alla sua riforma … molto di più del 33% di Di Maio.

Va bene questo non era un vero un ossimoro .. direi che è un contraddizione, ma il principe degli ossimori non ci priva di una vera chicca. Contiamoci per non fare la conta. Matteo il toscano presenta prima della direzione del suo partito, in cui dovrebbe valere in teoria come il due di briscola, un documento in cui chiede che la direzione non si divida facendo la conta e votando tesi contrapposte, piuttosto si lavori per una sintesi costruttiva. O che bello, finalmente che buona idea! Peccato! il documento porta in calce le firme dei proponenti, circa la metà del consesso, tutti di provata fede renziana. Contiamoci per con contarci.

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