Italia varia e avariata 6

Chi torna di sera tardi

Del ritorno a Roma da Livorno ricordo poco, ero abbastanza cotto e quindi ho sonnecchiato senza molte interazioni. Alla stazione, aspettando il treno, mi aveva colpito un gruppetto di tre persone, un signore più anziano e due giovani. Napoletani abituati a parlare ad alta voce in una lingua non sempre comprensibile, look dimesso potevano essere operai o comunque lavoratori di basso reddito occupati a Livorno che per qualche ragione tornavano a casa forse con il papà. A un certo punto uno dei due giovani comincia a parlare del reddito di cittadinanza dando dello ‘strunzo’ a Di Maio. Ti pare possibile che noi che per quattro soldi veniamo a lavorare qui e (cita dei nomi che non ricordo..) se ne stanno a casa e prendono più di noi. Ho pensato che alla fin fine la gente è capace di ragionare e che l’invidia sociale istillata da questa maggioranza si ritorcerà contro chi ha seminato veleno.

Sul treno alcuni continuavano a lavorare ai loro portatili o interagivano con il telefonino, quasi tutti aveva gli auricolari alle orecchie e forse ascoltavano musica o vedevano film. Il vagone era abbastanza pieno e l’arrivo era previsto per le 22. La stazione Termini di notte dopo un viaggio serale è un miracolo di luci, un bel biglietto da visita per la città che però sfuma rapidamente appena si entra nei sotterranei della metro in cui la sporcizia è sedimentata e antica anche se le cartacce sono spazzate via continuamente. Ritornavo nella mia solita città.

L’indomani dovevo visitare una scuola di Roma vicino a piazza Bologna, una zona che aveva avuto nel ventennio un certo prestigio e che ora comincia ad essere meno appetita dai ricchi, retrocede a quartiere semicentrale densamente abitato.

Così la sorpresa è di scoprire che la scuola si trova in un condominio di civile abitazione completamente adattato. Delle 6 scuole visitate nel mio giro (ne mancano ancora tre in questo racconto) quella di Roma è l’unica che non dispone di computer adatti alla somministrazione del test per cui l’INVALSI ha provveduto a fornirla di portatili per effettuare la somministrazione. Commenti sono inutili, ma l’Italia è varia.

Finita la somministrazione, lascio la scuola rapidamente per raggiungere Trastevere e per partecipare ai funerali di un amico enologo che teneva corsi integrativi di assaggio vino nel mio alberghiero.

Daniele Maestri, una persona molto competente, conosciuta e stimata che ci ha lasciato prematuramente.

Arrivato con la metro a Termini dovevo prendere l’H ma immediatamente noto che in attesa c’erano numerosi turisti e persone un po’ spaesate che si guardavano in giro e cercavano di capire dove trovare l’autobus che interessava loro. Abbandonati a se stessi. I pochi addetti dell’ATAC (l’azienda tranviaria) parlottavano tra loro e discutevano su chi dovesse partire prima. Ho avuto la sensazione che ci fosse uno sciopero bianco, comunque c’era una tensione che allontanava le persone che volentieri avrebbero chiesto un aiuto.

Due francesi vicino a me sicuri di non essere capiti commentavano la situazione e sembravano piuttosto seccati. Così ho approfittato per attaccare bottone, per esibire quel poco di francese che ancora mi rimane. Anche loro andavano a Trastevere per cui li ho adottati, venite insieme a me, così mi sono immedesimato con loro, ho osservato gli eventi con gli occhi di un turista non giovane che si avventura da solo in una città nelle condizioni di Roma.

Dopo una lunga attesa arriva l’H e una marea di gente inferocita lo riempie come un uovo. Per fortuna, sicura di partire, la gente si calma e pazientemente si dispone nel carro bestiame. Mi sono chiesto: perché un turista dovrebbe tornare dopo esperienze simili?

Arrivo al funerale un po’ trafelato in ritardo, era tutto finito, la salma era già sul carro e parenti ed amici intorno per l’ultima carezza.

Di lontano scorgo un piccolo gruppo di studenti di allora, ora lavorano, una piange visibilmente quasi fosse stato il padre.

il racconto prosegue

Per tornare all’inizio del racconto

 

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