Italia varia ed avariata 9

Chiudo qui questo racconto, forse è stato un modo per non scrivere della drammatica attualità della politica di questi giorni. Un racconto certamente monco e reticente perché non ho detto nulla o quasi nulla delle scuole visitate. Ma qualcosa dovrò dire non posso limitarmi all’umanità varia che ho incontrato nei mezzi pubblici.  

 

Ho detto pochissimo della parte di viaggio riservata alla due scuole di Napoli che ho visitato in settimane successive andando e tornando da Roma in macchina in giornata.

La sorte ha voluto che fossero due scuole collocate in quartieri molto diversi, uno molto povero e problematico l’altro in una zona di recente insediamento che, vista dal satellite di Google map, mostra alcune piscine condominiali qua e là. Inutile dire che i contesti si percepiscono anche all’interno delle scuole, si vedono nella posture, negli atteggiamenti, negli abiti dei ragazzi, si vedono nel modo in cui il personale, dall’ausiliario ai docenti, si muove nella scuola e lavora. Piccoli dettagli che un occhio un po’ esperto può percepire e che fanno la differenza.

L’Italia è varia, Nord Sud, ma lo è anche tra realtà molto vicine tra loro, basta oltrepassare una circonvallazione per trovarsi in un altro mondo, così scuole molto vicine possono avere bacini di utenza radicalmente diversi e magari avere lo stesso dirigente scolastico, il quale allora si deve far carico, nei limiti del possibile, di una offerta formativa differenziata ed adeguata per attutire i contrasti e le contraddizioni della realtà sociale. 

Ma esco dal mondo della scuola perché non posso parlarne e torno alla strada, al problema del parcheggio della macchina. Nel quartiere più nuovo e ricco le strisce blu sono segnate e numerate e il pagamento del parcheggio può essere fatto elettronicamente con la stessa app che uso a Roma, ma a 5 minuti di macchina dove mi reco per mangiare una pizza prima di ripartire per Roma ci sono le strisce blu ma non ci sono i parchimetri. Dopo aver girato un po’ chiedo ad un automobilista. Non ci sono perché nessuno paga, parcheggi pure senza paura tanto non ci sono controlli. E infatti non ho avuto problemi. 

Così prima di lasciare Napoli  e rientrare a Roma mi concedo una pizza in una pizzeria tipica di quelle con il forno a legna in bella vista e una clientela veramente popolare. Anche in questa pizzeria di Napoli, come quella di Pisa, il personale trotta, è solerte, si sbriga in un rituale fatto di gesti e cenni tra gente che si conosce. Ancora una volta mi chiedo: il 60% di questi approva questo governo? sono tutti in attesa del reddito di cittadinanza? Macché, ho la sensazione di essere in mezzo all’attivismo milanese, in salsa napoletana, la gente guarda l’orologio, chiede quanto tempo deve attendere, mangia rapidamente ma con gusto perché deve riprendere il suo lavoro. Adesso sto esagerando e i miei lettori milanesi protesteranno, ma sì ho l’impressione che il cliché anti meridionale che vede in un napoletano solo un camorrista sfaticato sia del tutto ingiusto, certo la povertà si vede in giro ma il bagno è pulito, la pizza è buona, i camerieri trottano, i clienti scrutano l’orologio.

Sono alla fine del viaggio, dopo un buon caffè torno alla mia macchina, un bambino molto piccolo su un balconcino sta piangendo urlando disperato, da solo, sbatte la testa contro le sbarre, mi chiedo se per caso è solo, e osservo ma da una tenda una donna lo fa tornare dentro … una immagine angosciante di una realtà varia e pericolosamente avariata.

Della scuola voglio solo aggiungere due osservazione una sui dirigenti e la seconda sui coordinatori locali della ricerca.

Di 6 scuole due dirigenti sono venuti a salutarmi durante la somministrazione scusandosi perché erano reggenti e avevano la loro sede in un altro plesso e avevano molto da fare. Una si è scusata tramite la docente perché impegnata in una riunione ufficiale, due non hanno dato segni di sé, l’ultima della serie mi ha coccolato accompagnandomi personalmente nel laboratorio dove sarebbe stato somministrato il test. Alla fine ha voluto che si scattasse una foto di gruppo con i ragazzi partecipanti e prevedeva che quella foto sarebbe stata pubblicata sul sito. Abbiamo parlato a lungo e molte cose mi ricordavano le mie prime esperienza da preside. Anche i dirigenti scolastici sono vari, per fortuna.

La procedura di somministrazione del test doveva essere il più possibile uniforme per cui alcune prescrizioni e istruzioni dovevano essere solo lette e il somministratore era istruito in modo molto preciso perché il suo comportamento fosse identico a quello degli altri. In effetti tutti hanno rispettato lo script previsto ma il risultato è stato molto vario, basta una sorriso, basta un inciampo nelle lettura, basta il tono più o meno enfatico, basta l’atteggiamento di fondo più o meno entusiasta perché la percezione da parte dei ragazzi del compito cambia sensibilmente. Poiché in quel test gli esiti non avevano un effetto sulla valutazione scolastica interna  e poiché la prova pur essendo facile mobilitava molti aspetti della competenza digitale e richiedeva molto sforzo e concentrazione, il modo in cui il singolo somministratore interpretava il suo ruolo era decisivo per il livello di motivazione dei rispondenti. 

Sarà stato un caso, ma tutti i docenti somministratori erano giovani molto motivati, disponibili, preparati, con un bel rapporto con gli alunni i quali  peraltro non erano loro, infatti i ragazzi erano un piccolo campione estratto tra i ragazzi di terza media di tutti la scuola, che provenivano quindi anche da altri plessi lontani. Uno di questi docenti si lamenta che stava perdendo tempo perché a breve ci sarebbero state le prove del concorso a dirigente scolastico, un’altra lavorava anche nella scuola elementare in progetti che ora non ricordo ma che erano l’espressione di uno spirito di adattamento e di inventiva unici. Gente interessante, competente, devota al proprio lavoro. L’ultimo somministratore, quello di Napoli interpreta il suo ruolo al meglio prevedendo che le istruzioni che doveva leggere apparissero in un bel powerpoint che aveva preparato con tanto di icone istituzionali. 

Tornato a casa la sera invio una mail per ringraziare per l’accoglienza e il docente immediatamente individua questo mio blog e si registra. Così scopro che anche lui è un blogger con un bel blog dedicato alle lezioni di tecnologia che tiene a scuola.

Questo è l’epilogo anche simbolico di questa piccola peregrinazione tra la gente che alcuni politici dicono di rappresentare. Siamo vari, un po’ avariati ma .. non siamo ben rappresentati

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