Incoronazione negata

Nel post scritto a caldo dopo la vittoria netta di Zingaretti alle primarie del PD avevo formulato alcune raccomandazioni perché non mi rassegno all’idea che si finisca in mano al cialtronismo più bieco dell’attuale maggioranza che nessuno ha votato come tale.

Osservo con tristezza che l’incoscienza puerile dei borghesi di sinistra, anime belle e pure piene di ideali nobili e luminosi, continua a disquisire sul presunto grigiore di un personaggio cresciuto nella politica che avrebbe il difetto di agire con troppo realismo e pragmatismo.

Zingaretti

Ho apprezzato i primi passi del nuovo segretario ed ora noto con piacere che ha fatto quello che speravo, ha promesso di mettere mano allo statuto del partito proprio nel punto che lo riguarda personalmente e cioè sul fatto che il segretario del partito non sia più il candidato naturale alla presidenza del consiglio, norma che era coerente con un sistema maggioritario bipolare ormai morto e sepolto dato che il sistema attuale è tripolare o multipolare. Fu il punto che avvelenò la fase renziana ingigantendo le contraddizioni della gestione del potere a palazzo Chigi in contemporanea con l’animazione di una comunità politica plurale al Nazareno.

Bene, Zingaretti mi stai piacendo ed ho fatto bene a votarti.

Un commento su due altri personaggi della scena di questi giorni: Renzi e Calenda. 

Renzi

Chi mi segue su questo blog sa che non ho mai potuto soffrire Renzi, l’ho sempre chiamato Mattia il gradasso ritenendo che la sua personalità, pregi e difetti sovraesposti dai media in modo ossessivo, avesse avvelenato e invalidato il senso delle idee che proponeva, che potevano essere valide e condivisibili ma che erano proposte con modalità inaccettabili in un sistema democratico liberale.

Ebbene, dopo le elezioni è stato così bistrattato e vilipeso dai suoi e dagli avversari che avevo cominciato a nutrire una certa simpatia, un amorevole pietà che provo sempre per i perdenti. Ma venerdì scorso, quando dalla Gruber aveva annunciato che non avrebbe partecipato per motivi personali all’assemblea del PD di domenica scorsa spergiurando che sarebbe stato però un fedele suddito del nuovo re che stavano per incoronare, mi sono risvegliato dal mio buonismo e l’ho rivisto per quello che è, una persona che dice una cosa e fa il contrario, che vive di ossimori e di battute, che sfugge come un’anguilla con il suo scilinguagnolo fiorentino.

Sì, il compito di Zingaretti non sarà facile con personaggi così doppi e infidi: come potrà arginare nel partito un leader naturale che sa cavalcare i mass media con spregiudicatezza, che ha nella sua rubrica i telefoni dei personaggi più influenti del potere  internazionale, che non rinuncia a realizzare un disegno individuale di successo in un mondo che sta franando in modo catastrofico?

Calenda

Calenda continua a riscuotere la mia stima. Ha commesso l’errore di sottovalutare gli effetti della legge elettorale proporzionale e la sua proposta è naufragata anche a causa del successo delle primarie del PD. 

Le forze politiche che credono di poter arrivare al 4% preferiscono presentarsi da sole perché non si fidano del sistema delle preferenze. Stando alle chiacchiere della rete, Calenda viene accusato di tradire la sua stessa proposta, di essere un codardo perché rinuncia ad una propria lista per appoggiare una lista allargata del PD. Chi lo attacca, a me pare in modo interessato ed ambiguo, sostiene che solo così sarebbe possibile recuperare voti nell’astensionismo.

Sondaggi  forse truccati lo irretiscono promettendogli di arrivare al 10% e ripetono l’operazione mediatica che  indusse Bersani & C  a cadere nel tranello di una esperienza fallimentare che ebbe il solo effetto di depotenziare il PD.

Penso che Calenda, il quale ha tante idee ma forse pochi soldi e pochi appoggi mediatici, abbia capito il tranello e preferisca pagare lo scotto di un momentaneo fallimento personale a favore di una operazione firmata Zingaretti che mi sembra però chiara ed onesta: presentare in Italia liste e proposte coerenti con i principali gruppi politici  presenti nel parlamento europeo senza inutili ammucchiate che aumenterebbe solo la confusione e non richiamerebbero al voto coloro che si sono allontanati.

Forse una ragione per Calenda per non lanciarsi in una impresa donchisciottesca come un lista europeista personale è legata a Renzi il quale continua a sgranocchiare pop corn ma sembra pronto a cavalcare un nuovo scissionismo a destra del PD  offrendo una alleanza opportunistica sulle europee che Calenda avrebbe dovuto difficoltà a gestire.

Da qui all’inizio di aprile c’è tempo per tante sorprese, in fondo la posta in gioco è succulenta per tanti.

Ma se ho capito il personaggio Calenda, lui farà la terza scelta che avevo previsto nel post di qualche giorno fa.

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