Senza processo

Per strani scherzi della casualità capita che eventi rari passano accadere contemporaneamente come se ci fosse una mente superiore che li pianifica per sorprendere.

Così è capitato che nello stesso giorno il capo dei leghisti sia stato salvato dal processo con voto unanime dei pentastellati e che uno dei pentastellati che non ha i privilegi del deputato o del ministro ma semplicemente presiede un  consiglio comunale, quello della capitale, arrestato in via precauzionale in una indagine per corruzione sia stato con giustizia sommaria espulso per sempre dal movimento che lo aveva eletto.

Due atti ugualmente eversivi, evitare un giusto processo con la scusa che la detenzione arbitraria disposta da un ministro della polizia sarebbe stata motivata da ragioni di stato di rilevante interesse costituzionale e condannare in modo sommario un cittadino che secondo la costituzione è innocente fino a prova contraria.

I leghisti da sempre sono giustizialisti sin dai tempi di mani pulite ed esibivano nodi scorsoi e manette soprattutto destinati ai loro avversari di sinistra. Poi rubarono 49 milioni e continuarono a minacciare i più deboli con il rigore della galera, delle ruspe, della violenta coercizione della legge.

I nuovi illuminati, quelli puri e inflessibili, in pochi anni, nel momento in cui hanno cominciato a maneggiare il denaro e il potere stanno tentennando e gradualmente principi e regole si adattano alle circostanze ma ogni tanto qualche punizione esemplare serve al volgo che è sempre impaziente di vedere scorrere il sangue. Cosi il povero De Vito si trova in gattabuia senza il conforto di vecchi amici anzi con la riprovazione di chi senza leggere le carte ha già condannato.

Da quel poco che ho letto sono convinto che uscirà assolto a meno che non sia del tutto stupido, cosa possibilissima.

Sono centinaia i procedimenti giudiziari nati dalla denuncia di soggetti indagati per altri reati, in genere i corruttori. Questa mi sembra una polpetta avvelenata, chiacchiere al telefono, notizie riferite da dichiarazioni di altri soggetti, de relato credo si dica, prove effettive poche.

Un partito serio, rispettoso delle leggi, avrebbe dovuto solo sospendere il proprio militante in attesa di riscontri più chiari e magari di una prima condanna.

Ovviamente l’esercizio del mandato istituzionale di De Vito poteva solo essere deciso dalla magistratura o dal consiglio comunale che è l’organo che lo aveva eletto.

Ciò che più accomuna i cinque stelle e i leghisti è il giustizialismo, la giustizia sommaria, l’intolleranza tipica di chi crede di essere il depositario della verità e dell’onestà.

Ma Bolletta, perché perdi tempo a difendere forse un mentecatto, un poco di buono che non la pensa nemmeno come la pensi tu?

Perché la corruzione, quella profonda che sta corrodendo le fondamenta della democrazia, passa per la rinuncia al diritto del cittadino alla propria difesa di fronte ad accuse che devono essere provate da un organo indipendente e sovrano, la magistratura.

È in gioco la nostra libertà, basterà che qualcuno si inventi un’accusa verosimile e il rogo è subito pronto. Il medioevo è alle porte?

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