Ora anche il coronavirus

Vorrei condividere alcune riflessioni che mi hanno svegliato questa mattina presto sull’allarme della diffusione del corona virus .

Forse questo è il vero cigno nero che molti di noi aspettano o temono, un evento capace di sparigliare i giochi degli umani, dei potenti, dei sicuri di se stessi e della propria ricchezza?

E’ l’inizio di un nuovo medioevo in cui i commerci sono bloccati, la ricchezza e il cibo diminuiscono, la popolazione si imbarbarisce? oppure l’occasione per fare nuove scoperte, per imbastire nuove gestioni della società umana, per frenare una corsa insensata contro limiti naturali insuperabili?

Sarà certamente una prova dura che potrebbe avere due effetti opposti: un nuovo oscurantismo che riscopre la magia, la superstizione, la violenza, la paura, l’egoismo oppure una battaglia che durerà alcuni anni in cui la cooperazione e l’intesa saranno la chiave per resistere e vincere, in cui la scienza e la solidarietà daranno nuovi frutti e l’uomo imparerà a vivere meglio con i proprio limiti e con quelli imposti dall’ecosistema in cui tutti insieme dobbiamo vivere.

Non condividerei questi pensieri se nella penombra del mattino non fossi tornato con il pensiero alla storia più o meno recente delle insidie sistemiche alla salute dell’uomo alcune vinte altre ancora attive o che non hanno per ora soluzione. Ho pensato alla malaria e all’HIV ma l’elenco sarebbe lungo. La specie umana convive con minacce continue alla sua salute e reagisce con strategie difensive per ridurre le probabilità di contagio e più aggressive per distruggere gli agenti patogeni che la aggrediscono. Niente apocalisse per ora.

Mi sono alzato dal letto con la convinzione che anche questa nuova battaglia sarà vinta e che si rafforzerà, dopo l’ubriacatura anti vaccini e anti casta medica, la convinzione che stando insieme e collaborando ce la potremo fare. Sì perché nel medioevo oscurantista ci stavamo già incamminando per il veleno e le tossine di un uso diffuso dei media che impediscono di pensare e condizionano i nostri sentimenti profondi e allora il corona virus potrebbe essere la volta buona per liberarci dei ciarlatani a poco prezzo che blaterano in continuazione in tutti gli schermi delle nostre case.

A colazione leggo che c’è stato il primo morto italiano, un settantottenne del norditalia ma che il virus è meno letale nei giovani e nei giovanissimi. Ma allora è molto simile alle influenze stagionali, quanti anziani muoiono per complicazioni di malattie preesistenti e per il colpo di grazia dell’influenza? E’ un fatto ‘naturale’, non li contiamo anzi facciamo tante storie per non fare il vaccino gratuito per l’influenza o per il pneumococco.

Bolletta, sei proprio cinico, attento anche tu sei anziano e sei in una popolazione a rischio. Lo ammetto, ma sapere che i giovani sono più resistenti a questo virus mi tranquillizza un po’.

Poi continuando a scorrere le notizie osservavo che apparentemente l’anziano deceduto non frequentava cinesi o persone che erano state in Cina. Come si spiega questa concentrazione di casi in città del norditalia? come mai ci sono paesi e nazioni apparentemente immuni per ora? Potrebbe dipendere che il nostro sia un eccesso di prudenza e che alcuni di questi malati siano dei falsi positivi e che i loro gravi malanni non dipendano dal corona virus? come fanno a eseguire così rapidamente test in così gran numero? Non lo so, la domanda me la sono posta.

Allora mi sono ricordato che per alcuni anni, insegnando calcolo delle probabilità e statistica in un istituto tecnico per informatica, ammorbavo i miei studenti con un capitolo sui test statistici per verificare delle ipotesi. Confesso che molte cose le ho dimenticate, certi aspetti tecnici del calcolo ora mi sfuggono, ho 72 anni, ma ricordo benissimo il senso di quello studio e i punti su cui insistevo di più.

All’epoca c’era l’allarme per l’HIV e era difficile, come accade anche ora forse, convincere coloro che potevano avere sospetti di essersi infettati a fare un test clinico per accertare se per caso si era portatori sani. All’epoca, se non ricordo male, si disponeva già di un kit di autodiagnosi che si sarebbe potuto vendere in farmacia come accade per la gravidanza. Ma quel test non era diffuso perché non era abbastanza affidabile, il margine di errore era troppo grande rispetto al rischio che si correva. Gli errori possibili erano di due tipi:

  • un individuo contagiato veniva dichiarato sano dal test e avrebbe continuato a infettare dei partner inconsapevoli,
  • un individuo sano veniva dichiarato infettato dal test e per la vergogna e la disperazione si poteva anche uccidere.

Entrambi i rischi erano troppo grandi perché fosse diffuso un test impreciso al di fuori del controllo medico che doveva sia ridurre la probabilità di errore sia controllare gli effetti possibili di una diagnosi infausta.

Ricordo che facevo una certa fatica a far capire ai miei studenti che tutti i test, tutte le misure, tutti i dati su cui si basa la conoscenza scientifica erano affetti da errori, il metodo e l’accuratezza dovevano servire sia a ridurre gli intervalli in cui l’incertezza si annida sia a calcolare la probabilità che tali errori si verifichino. Un giovane che si affaccia alla conoscenza scientifica fa fatica ad accettare che la ‘verità’ scientifica ha a che fare comunque con l’errore. Tralascio ovvie considerazioni sulla mentalità attualmente prevalente in cui prevale la fede nel capo che sgrana il rosario e nel leader che promette l’assoluta vittoria del bene.

La cosa su cui insistevo con opportuni calcoli era che i due tipi di errori si bilanciavano: se volevamo ridurre il numero dei falsi positivi aumentava quello dei falsi negativi e viceversa. L’equilibrio tra le due alternative dipendeva dall’entità del rischio.

Nel nostro caso soprattuto in questa fase emergenziale in cui occorre frenare la diffusione della malattia avremo dei test, dei tamponi faringei, che tendono a minimizzare i falsi negativi e quindi potrebbero sopravvalutare i falsi positivi, ma è bene che sia così: che qualcuno in più faccia la quarantena piuttosto che il virus abbia libertà di diffusione. Non possiamo escludere che il test dell’anziano deceduto inviato a Roma allo Spallanzani risulti negativo che cioè si scopra che le cause del decesso sono altre, con ciò non dovremo stracciarci le vesti dicendo che i medici sbagliano, sono incompetenti, fanno gli interessi delle case farmaceutiche e via cantando. Già il virus del dubbio, non quello razionale della conoscenza scientifica, ma quello del pregiudizio degli idioti che si fidano dei giornalisti prezzolati, si è diffuso ampiamente nelle popolazione pronta a reagire istericamente non appena il rischio si avvicinerà alle nostre strade e alle nostre case.

Se siete arrivati sin qui vi consiglio di proseguire la lettura leggendo un appello del capo dei pediatri italiani Alberto Villani

segue

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