… ora occorre ingegnarsi

Il post di ieri in cui parlavo delle lagne diffuse ha questo seguito: la scienza forse ci darà delle risposte tra due anni intanto lo strumento principale per debellare il virus è ridurre e ostacolarne in tutti i modi la diffusione nella specie umana. Questo dipenderà da noi singoli che in modo collettivo accetteremo una disciplina solidale attenta ad ogni minimo particolare nei comportamenti quotidiani.

Sento che siamo usciti dalla emergenza acuta in cui sembrava che tutto fosse fuori controllo, in cui eravamo un po’ tutti annichiliti dalla paura, torniamo a ragionare sui dati, incominciamo a capire meglio i punti deboli del nostro sistema, apprendiamo che siamo protetti da una rete di uomini e donne che con competenza e dedizione pensano agli altri, nelle cure mediche, nel mantenimento dell’ordine pubblico, nell’approvvigionamento del nostro cibo, nella gestione della cosa pubblica, nell’amministrazione dei nostri soldi, nell’educazione a distanza dei nostri giovani. La specie è protetta dall’intelligenza dei ricercatori, degli scienziati, degli educatori. Mai come ora ci sentiamo parte di una specie vivente, che ha molte colpe, ma che ha il misterioso compito di sviluppare e custodire una coscienza individuale e collettiva, una evoluzione che da biologica è diventata culturale.

Ora dobbiamo cominciare a pensare alla fase 2, quella in cui lentamente usciamo dall’isolamento e proviamo a convivere con il rischio dell’infezione. Leggo sui social l’impazienza di molti, la pretesa che il governo dica chiaro cosa si dovrà e potrà fare, che tutto sia messo in sicurezza. La grande risorsa che dovrà essere subito disponibile è il nostro ingegno. Secondo la definizione del vocabolario Treccani: facoltà dello spirito di intuire, penetrare e giudicare le cose con prontezza e perspicacia; capacità inventiva applicata sia alla creazione di opere d’arte, sia all’esecuzione di opere anche manuali, sia a trovare le vie, i modi e i mezzi per risolvere problemi, per eliminare le difficoltà che ostacolano la riuscita di un lavoro o di un’impresa.

Nella nuova fase non ci sarà richiesto di essere passivi e disciplinati ma collaborativi, inventivi, ingegnosi.

Per la verità già ora si vedono i primi segni di un atteggiamento più responsabile e costruttivo, magari per tornare a guadagnare la giornata in nuovi modi: l’ortolano che, vendendo poco al mercato, accetta ordinazioni via whatsapp e porta verdura freschissima a casa, senza sovrapprezzi, i ristoranti che consegnano piatti da chef stellati con le istruzione per la finitura e l’impiattamento della preparazione, aziende agricole che consegnano in due giorni agrumi siciliani di propria produzione, l’elenco sarebbe lungo, ovviamente non conosco la miriade di attività in corso che consentono a tutti noi, confinati a casa, di avere acqua corrente, il gas, l’asporto dell’immondizia, il rifornimento dei medicinali …. Mi piace pensare che, ovunque, chi decide ed organizza sia al lavoro per pianificare come ricostruire delle modalità nuove di funzionamento di piccole e grandi imprese, non è solo questione di soldi liquidi disponibili ma soprattutto di idee per adattarsi alle nuove condizioni imposte dal rischio del corona virus.

Nel post sul dopo avevo già formulato alcune proposte, idee ingenue che mi erano venute in mente nelle elucubrazioni mattutine. Il settore del commercio, della ristorazione e del turismo è quello più esposto al blocco repentino potenzialmente prolungato nel tempo che potrebbe distruggere moltissime realtà imprenditoriali.

Se mi avete letto sin qui siete pieni di fiducia … forse non avete niente di meglio da fare.

Scherzi a parte, vorrei a questo punto condividere una riflessione un po’ naif ma spero utile per pensare al futuro positivamente.

In pratica la mia idea è che finché un virus così pericoloso circola occorrerà riorganizzare la società in compartimenti stagni protetti connessi da canali abbastanza sicuri.

Cosa sappiamo finora del virus? Conosciamo i sintomi caratteristici, alcuni dei quali si presentano piuttosto presto ma che sono in comune con un numero enorme di altre malattie. La febbre, la spossatezza, il mal d’ossa sono altrettanti disturbi molto frequenti che giustamente non sono stati sufficienti a mettere sotto osservazione e cura coloro che ne erano affetti in questa fase emergenziale in cui le risorse mediche erano insufficienti anche per i più gravi. In particolare i tamponi erano a disposizione in numero molto limitato ma sono gradualmente aumentati i laboratori in grado si analizzarli in tempi abbastanza rapidi.

Supponiamo di investire in macchinari per l’analisi dei tamponi e in laboratori in grado di eseguirli in modo affidabile con un costo accessibile, supponiamo 50 euro o anche meno.

Supponiamo che si stabilisca la seguente procedura. Ogni cittadino italiano alle 18 di sera misura la temperatura e la registra. Appena ci fosse anche una piccola variazione il cittadino si isola anche dalla propria famiglia: dorme e vive in una camera sua dove nessuno entra in attesa di fare il tampone. Avrà in casa un tampone e da solo o con l’aiuto di qualcun altro effettua un prelievo che fa avere alla propria farmacia che lo invia al più vicino laboratorio. In fondo mi sembra che la procedura sia semplice, come fare un prelievo di urina. Al massimo in 48 ore ha un responso e se negativo ripete subito il test. Con due test negativi può ritenersi libero di riprendere la via normale e nel frattempo la febbre dovrebbe essere sparita se un test fosse positivo sarebbe ricoverato in apposite strutture protette.

La misura sistematica della temperatura potrebbe ridurre enormemente il rischio della diffusione da parte degli asintomatici, infatti con tutta probabilità gli asintomatici sono persone che sopportano bene qualche linea di febbre e rimangono in attività senza perdere colpi. Sono convinto che qualche piccola variazione della temperatura corporea debba necessariamente esserci in caso di infezione ma si potrebbe rilevare se fosse misurata da tutti anche se non se ne sente il bisogno, non costerebbe proprio nulla. Peraltro questa stessa procedura, questo nuovo rito civile, potrebbe ridurre la circolazione dell’influenza stagionale che come abbiamo scoperto dalle statistiche di questi giorni un bel po’ di morti annualmente li provoca. Chi ha la febbre deve stare a casa isolato senza fare l’eroe andando a lavorare.

Riassumendo, una diffusa ed economica disponibilità di test specifici per corona virus unita al controllo sistematico della febbre potrebbe isolare più tempestivamente i casi sospetti riducendo la velocità di diffusione dell’epidemia anche ci fossero delle recrudescenze. Se a questo si aggiungesse l’uso di appositi app sugli smartphone capaci di tracciare sistematicamente gli spostamenti del singoli degli ultimi 15 giorni, sarebbe possibile allertare tempestivamente i luoghi o le persone che sono sono stati infettati dal soggetto che si scopre malato.

La disponibilità capillare economicamente sostenibile del tampone da effettuare subito al primo manifestarsi della febbre consentirebbe di filtrare l’accesso a tutti quegli ambiti collettivi che dovrebbero essere virus free. Controllo della febbre agli accessi in tutte le stazioni metro, sugli autobus, sui treni, sugli aerei unito all’uso delle mascherine, unito alla attenzione del singolo ad ogni minimo particolare potrebbero garantire canali per spostamenti sicuri.

Cosa c’entrano queste considerazioni con la questione del turismo? E’ chiaro che procedure attente e sistematiche di filtraggio delle persone potrebbero garantire che in zone turistiche opportunamente delimitate e protette ci siano solo persone sane. I turisti nuovi arrivati magari dall’estero dovrebbero fare il tampone e rimanere isolati (in un bel bungalow con la propria famiglia prendendo il sole) per quattro giorni, quanto basta per ripetere due tamponi. Se fossero infetti dovrebbero essere rispediti ai luoghi di provenienza o ricoverati in strutture idonee per le cure e l’isolamento, se sani potrebbero passare il resto della vacanza in un luogo abbastanza sicuro.

Idee naif di un anziano in isolamento per il corona virus.

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