Pandemia, nuovi scenari

Nei post precedenti mi sono spesso lamentato della qualità della informazione giornalistica sull’andamento della pandemia: troppo allarmismo e sensazionalismo e poca informazione per far capire i processi e per far adottare adottare ai cittadini conseguenti comportamenti razionali.

Una delle informazioni che a suo tempo non avevo capito era la teoria di un epidemiologo israeliano che sosteneva che, comunque, una ondata epidemica si arrestava dopo una novantina di giorni. Questa affermazione era spesso ripresa da coloro che osteggiavano la politica dei governi nazionali che cercavano di frenare la crescita dei contagi con il distanziamento sociale e la segregazione delle famiglie nelle proprie abitazioni. Solo di recente, riflettendo più a fondo sui meccanismi dei contagi credo di aver capito meglio il senso delle affermazioni dell’israeliano.

Per capire partiamo da un caso estremo molto semplice: un paese di un migliaio di cittadini del tutto isolato senza scambi con l’esterno ma al cui interno la vita sociale non abbia alcuna restrizione dei contatti. Arriva nel paese un solo contagiato, dopo 4 o cinque giorni i contagiati sono 2 più il primo, dopo altri 4 giorni i contagiati raddoppiano con una progressione tipica della crescita esponenziale: 1, 2, 4, 8, 16, 32, 64, 128, 256, 512. In circa un mese tutti si sono ammalati ma qui finisce la storia del virus perché se fosse letale al 100% tutti gli abitanti sarebbero morti e il virus si estinguerebbe con loro, se la sua letalità fosse più bassa, ad esempio il 2%, si avrebbero circa 20 morti ma gli altri infettati in una ventina di giorni guarirebbero e diventerebbero immuni. Quindi gli infettati farebbero fuori il virus, si avrebbe quindi un risultato identico, il virus alla fine si estingue.

Ovviamente le cose non sono esattamente così, ad esempio la diffusione del virus sarà rallentata man a mano che nella popolazione ci sono gli infettati guariti che rompono le catene del contagio. Insomma fatti tutti i conti in una quarantina di giorni il contagio si arresta (è il caso di una nave ormeggiata in porto per la quarantena), e entro una novantina di giorni quasi sicuramente il virus scompare.

Come tutti i modelli molto semplici il mio esempio è fallace per due motivi: il virus nel riprodursi miliardi di volte entro lo stesso organismo ospite può variare le sue caratteristiche e aggredire nuovamente anche chi aveva vinto la prima infezione (come accade all’influenza stagionale) oppure il paesetto potrebbe non essere ben isolato e potrebbe scambiare con altri paesi nuove infezioni che riaccendono il contagio anche nelle piccole zone del paesetto in cui nella prima infezione il virus si era fermato. Sì perché la diffusione del virus dipende molto dalla struttura della popolazione e dalla quantità dei contatti che continuamente ci sono tra gli individui all’interno del paesetto.

Se invece di un piccolo paese isolato prendiamo in considerazione una intera nazione o un continente il meccanismo del contagio rimane grosso modo lo stesso, si tratta di un processo che porta prima o poi all’estinguersi spontaneo del fenomeno con l’eliminazione dei più deboli, nel caso del corona virus dei più anziani, e con la diffusione di una immunità dei guariti che rallenta gradualmente il contagio e fa estinguere il virus … è solo questione di tempo. Ma con quale costo sociale ed economico se si ammalano o muoiono coloro che fanno funzionare la macchina della produzione del cibo, degli approvvigionamenti, degli ospedali, delle scuole, …? Per questo il distanziamento sociale e la segregazione in piccole bolle ben protette cerca di mitigare gli effetti e consente di avere tempo per rimpiazzare chi soccombe.

In questa pandemia abbiamo avuto la fortuna di disporre di una ricerca scientifica in grado di produrre vaccini in tempi rapidi ed in quantità tali da mettere in sicurezza le popolazioni a rischio e le categorie indispensabili per il mantenimento della macchina produttiva. Ora, dopo sei mesi di somministrazioni in Italia ed in giro per in mondo ricco, abbiamo verificato che è possibile ridurre significativamente la letalità e la necessità di ricoveri ospedalieri ma il numero dei contagi rimane pericoloso poiché, come abbiamo visto un anno fa, anche un solo contagiato può scatenare l’inferno della crescita esponenziale in breve tempo. La percezione diffusa è che l’allarme sia finito e che ogni restrizione sia intollerabile e dannosa per l’economia. Ma oltre ai no vax ci sono i dubbiosi, gli svogliati, coloro che vogliono aspettare ancora per vedere come vanno le cose con questi vaccini. Solo nella fascia di età a rischio ci sono in Italia circa 2.000.000 di anziani che non si sono vaccinati né si sono prenotati, tra gli operatori scolastici sembra che i renitenti siano 200.000, migliaia anche tra gli operatori sanitari. Si è in una fase di stallo che riusciamo a rimuovere e a dimenticare solo per l’ebrezza delle vittorie calcistiche e la sonnolenza indotta dalla mangiate intorno a ricche grigliate.

La sera della vittoria dell’Italia sulla Spagna ero a Jesi, la città di Mancini, e subito dopo la fine della partita la cittadina era tutta in strada per festeggiare, altro che distanziamento, altro che mascherine, era festa liberatoria come se tutto fosse finito, anche il Covid. Per un po’ ho osservato da un balcone i cortei delle macchine imbandierate e le frotte di giovani che felici cantavano e ho pensato: sì questa è la nuova strategia, una strategia cinica ma forse efficace.

Se è vero ciò che ho raccontato fin qui, allora allentare le briglie, consentire le feste all’aperto, forse anche le balere e i night, consentire i viaggi, chiudere un occhio sui mille assembramenti serali e notturni fa parte di una cinica strategia: lasciamo che i giovani si infettino tanto i vecchi non sono più in pericolo, in due mesi il picco dei nuovi contagi ha il tempo di crescere ma anche di ridimensionarsi spontaneamente per effetto dell’immunizzazione dei guariti. Alla riapertura della scuole avremo un numero di immunizzati naturali che con i soli vaccini non potremmo forse avere. Che buona idea! avrà detto qualcuno, la festa dei contagi produce anche benessere economico visto che si riattivano quelle attività turistiche e di intrattenimento che sostengono il PIL. Certamente i non vaccinati nella popolazione a rischio potrebbero morire (qualche decina di migliaia) ma se la sono cercata, potevano vaccinarsi gratuitamente e non l’hanno fatto, potevano starsene rintanati a casa ma non hanno creduto al pericolo.

Intanto l’arrivo della variante indiana ha mobilitato ulteriormente le strutture regionali responsabili della campagna. Nel Lazio coloro che avevano avuto come prima dose Astrazeneca sono stati ricontattati e la seconda somministrazione è stata anticipata quasi di un mese. Ci si prepara alla fine delle vacanze insistendo sulle popolazioni più a rischio e su quelle essenziali per la ripartenza, per ora si cerca di convincere ma prima o poi per alcune popolazioni strategiche come gli insegnanti, i medici, le forze dell’ordine, gli addetti ai trasporti ci saranno misure più stringenti per diffondere la vaccinazione (è di oggi la scelta in tal senso della regione Sicilia).

Sembra che ad esempio la regione Lazio abbia chiuso le prenotazioni negli hub e che saranno riaperte le prenotazioni per nuovi cicli di somministrazione solo per gli studenti e gli insegnanti. In pratica chi non ha approfittato sin qui dell’offerta dovrà arrangiarsi accedendo alle modalità meno assistite, come le farmacie o i medici di famiglia.

Crisanti in questi giorni sta insistendo nel lanciare allarmi dando per certa una nuova ondata in autunno, non ho capito bene se avrebbe preferito continuare a tenere tutto chiuso. Ma Crisanti non è un cinico e teme che la situazione possa sfuggire di nuovo di mano. Intanto le case farmaceutiche preparano la terza dose che è lì pronta per richiami mirati seguendo le stesse priorità della prima fase della vaccinazione.

Continuo ad essere sereno e a pensare positivo. Durante il mio viaggio lampo a Jesi sono andato a salutare una mia cugina ottantenne. Nel salutarci ci siamo abbracciati con qualche tentennamento ma ormai tra noi vaccinati si fa e non si pensa ai rischi. Come stai? io bene se non fosse stato questo Covid! Come sarebbe, hai avuto il Covid? sì ma per fortuna avevo fatto la prima dose del vaccino e in quattro giorni mi è passato tutto. Mi hanno curato a casa, ho ancora le bombole dell’ossigeno che non ho dovuto usare, per fortuna. Ho fatto il tampone e il virus è sconfitto, ho un sacco di anticorpi e per ora non devo fare la seconda dose del vaccino, se ne parlerà a ottobre, rifaranno un test per vedere quanti anticorpi avrò e decideranno allora se fare la seconda dose. Ma io non capisco proprio quelli che non si vaccinano … io non so che gli farei!



Categorie:Vaccini

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