Regime pattizio

Ieri il mio amico Ovidio mi chiede per telefono una opinione sullo sciopero generale della scuola. L’ho saputo per caso, mi dice lui, perché i miei nipoti sono rimasti a casa. Ho confessato di saperne troppo poco, sono da tempo fuori dal sistema ma mi disturba constatare che lo sciopero cada di lunedì in un periodo dell’anno scolastico ricco di ponti potenziali. Come gli scioperi dell’Atac invariabilmente proclamati il venerdì. Finita la battuta qualunquista ho cercato di ricostruire quanto vagamente sapevo e la lunga chiacchierata telefonica è finita come spesso capita a chi ha superato i 70 con ricordi nostalgici di quando anche l’impegno sindacale era una cosa seria.

Oggi leggo alcune riflessioni critiche sui social simili a quelle che mi erano venute in mente, guarda caso formulate da miei coetanei.

Le ragioni dello sciopero sono molteplici e sono tali da mettere d’accordo quasi tutte le innumerevoli sigle che attualmente dividono la categoria in mille fazioni discordi. Tutti si lamentano giustamente dei livelli stipendiali bassi ma soprattutto non sono contenti del recente decreto governativo che introduce un sistema obbligatorio di formazione continua dei docenti e disciplina la formazione e la selezione iniziale dei nuovi docenti. Per quel che ho capito l’opposizione sindacale non è sul merito del decreto ma riguarda la forma: quelle cose lì non le può decidere il governo o il parlamento con leggi ad hoc ma, poiché regolano un rapporto di lavoro, devono essere oggetto di contrattazione con le forze sindacali, le quali si sentono forti della riserva costituzionale della priorità del regime pattizio rispetto all’imposizione di legge sui rapporti di lavoro.

Ovviamente questo aspetto può sembrare una questione capziosa di dettaglio rispetto a molti luoghi comuni diffusi dai media sulla ignoranza degli studenti sull’impreparazione dei docenti, sul degrado della scuola pubblica. Ho prestato maggiore attenzione alle informazioni dei media e tranne lo sventolio di bandiere rosse in piazze vocianti e proteste di anonimi docenti che mostravano la propria busta paga non ho ascoltato niente che permettesse di capire a fondo sia il disagio, sia l’effettiva adesione della categoria, sia la qualità della proposta governativa: come per la guerra, l’intervista sul campo e le immagini sapientemente montate fanno agio sulla comprensione dei processi in atto e sulle prospettive di un sistema vitale per lo sviluppo del paese, esattamente come accade per la guerra ucraina o come è accaduto per la pandemia: pregiudizio, ignoranza e pressapochismo delle chiacchiere vanno a braccetto.

Ma Bolletta tu che ne pensi nel merito? Penso che, senza una visione di cosa deve fare la scuola, senza idee forti su cosa vorrà essere la nostra società nel prossimo futuro, ogni intervento legislativo sulla scuola è solo un perturbazione che cancella o frena quanto pochi anni prima una maggioranza politica diversa ha cercato di realizzare. Le leggi sulla scuola dovrebbero avere una respiro che vada oltre la maggioranza politica del momento come fossero leggi costituzionali, devono valere per decenni. Penso che la competizione tra scuole o tra docenti o tra studenti non sia la chiave di volta della qualità, anzi può arrecare danni gravi al clima generale e avvilire la crescita delle persone e delle comunità.

Penso che il decreto del governo, tutto centrato sulla questione della qualità del personale docente sia senz’anima, sia privo di una visione condivisa da una maggioranza politica riconoscibile, senza una analisi seria delle responsabilità in capo alle istituzioni che vorrebbero ora rimediare ai problemi che esse stesse hanno generato. Penso alle Università. Quando ho letto che si vorrebbe istituire una nuova alta scuola per la formazione dei docenti mi sono cascate le braccia e ho pensato che sono troppo vecchio.



Categorie:Cultura e scuola

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1 reply

  1. Concordo con quanto hai detto e aggiungo che dare 250000 euro a una persona per coordinare concorsi in cui i commissari vengono pagati una misera miseria non è serio. Aggiungo che finché la concorrenza sarà la dea ex machina non ne usciremo. E chiudo dicendo che questa società continuerà a mostrarsi marcia come è finché la manutenzione verrà fatta come viene fatta. Dolorosi saluti

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