Dopo il discorso di Meloni

I miei commenti sull’insediamento del nuovo governo e sul discorso programmatico in Parlamento sono stati certamente influenzati da una apertura di credito e di simpatia per la novità segnata da una giovane donna che potrebbe essere mia figlia. Apprezzavo la forza con cui aveva contrastato le pressioni dei suoi alleati dando l’idea che le iniziative di Matteo il pio e del barone di Arcore sarebbero state contenute entro scelte di buon senso che sembravano caratterizzare questa nuova leader. Poi c’è stato il dibattito parlamentare, non l’ho seguito tutto ma alcuni stralci sono stati sufficienti per toccare con mano quanto la giovinezza e la novità della leader fossero una foglia di fico per un apparato di potere politico vecchio fatto di vecchi nostalgici del buon tempo antico, dei tanti fasti italici e delle imprese più recenti del cavaliere ormai un po’ azzoppato.

Quella giornata dell’insediamento si è conclusa in me con una botta di depressione di quelle per cui viene voglia di piangere: la Rauti che urlava e minacciava chi non era con loro, la dispersione delle opposizioni ormai in preda ai rancori e alle piccole vendette personali, l’avanzata su tutte le reti di giornalisti finora confinati nei talk delle reti berlusconiane, notiziari che in pochi giorni cambiano aggettivi, parole e immagini per curvare la realtà ai piedi della nuova condottiera. Da almeno 5 anni la politica, il clima, le malattie, la guerra, l’economia ci hanno destabilizzato nel profondo ponendo ciascuno di noi di fronte a mutamenti radicali che non possiamo nė sappiamo contrastare. Alla fine della giornata ho capito che inizia in questi giorni una nuova stagione che durerà almeno 5 anni in cui quelli che la pensano come me saranno una minoranza in attesa di future possibilità. E per un anziano i tempi stringono.

Questa botta di pessimismo si è rinforzata all’udire che si alzava il tetto del contante per aiutare i più poveri, che si procedeva alla costituzione di una commissione di inchiesta sulla stagione del Covid e sulla sua gestione. Ho pensato che questo passaggio è governato dalla stupidità e dalla cattiveria. Stupidità perché per danneggiare l’avversario ci si espone a subire danni peggiori. Alzare il tetto del contante in un paese, scusate, nazione, in cui l’evasione è valutata in circa 200 miliardi anche se non producesse un aumento ulteriore dell’evasione lancia un chiaro messaggio al mercato circa l’intenzione vera del nuovo governo e potrebbe produrre quell’aumento dello spread che è dietro l’angolo in un passaggio economico molto stretto, il tutto per mandare un messaggio rassicurante al proprio elettorato e dare un contentino all’alleato del grande nord che vuole a tutti i costi l’invasione delle mafie delle libertà senza vincoli. Per accontentare e lanciare un chiaro messaggio al movimento dei novax, che forse ha fatto la differenza nelle urne, si lancia una commissione di inchiesta sulla gestione della pandemia, del tutto inutile se non ci sono chiare evidenze di irregolarità di cui si dovrebbe occupare la magistratura ma che è funzionale all’innesco di processi mediatico-politici contro questo e quello, a vendette trasversali tra potentati accademici ed economici, a fratture dolorose tra associazioni professionali e categorie. L’esperienza della pandemia, non ancora conclusa e risolta, ha già fatto capire quali siano le soluzioni per il futuro e bisognerebbe cominciare subito a lavorare per trovarci meno impreparati in futuro: si preferisce invece cavalcare ancora le polemiche, assumere il valore assoluto della libertà del singolo individuo per incrinare l’autorità della scienza e delle competenze. La proposta della commissione di inchiesta va a titillare e a premiare quella parte di popolazione che non solo ha resistito alle sollecitazioni delle autorità ma ha mostrato di poter reagire con violenza e aggressività, in forme meno forti di altri paesi solo perché i nostri politici hanno amministrato la cosa con forza ma anche con prudenza.

Poi le notizie sulla polizia all’Università di Roma, l’insistenza sui rischi di movimenti violenti di piazza da parte dei giovani: è fin troppo chiara l’intenzione di provocare il nemico, di sfidarlo in campo aperto ora che si sentono al sicuro nei palazzi del potere. Sembrano dire: ci provassero a far salire lo spread, è la volta buona che attaccheremo la BCE e l’UE che non mandano soldi a sufficienza, ci provassero i perbenisti di sinistra a rivendicare il loro progressismo, li annienteremo sul piano dialettico. Insomma altro che pacificazione, lotta dura senza paura di una donna ambiziosa e determinata che si sente unta dal consenso popolare, il 26% del 60% della popolazione avente diritto al voto.



Categorie:Elezioni politiche 2022, Politica

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