Ambientalismo conservatore e ambientalismo ideologico

Nella chat tra ex compagni di liceo è stato sollevato il problema dell’ecologia nella giornata dedicata alla riduzione della plastica nell’ambiente. Immediatamente uno di noi ha ricordato che non è dimostrata la responsabilità dell’uomo nelle attuali variazioni climatiche e che le mille iniziative di singoli e di stati isolati, della stessa Europa sono inutili data la scala globale del problema.

Il problema non è stabilire di chi è la colpa, questo si sa bene, i paesi sviluppati e ricchi hanno consumato più fossili degli altri contribuendo all’aumento dell’anidride carbonica nell’atmosfera e tuttora producono quantità di rifiuti imparagonabile con quella dei paesi meno sviluppati sia considerando i volumi totali sia le quantità pro capite. Anche considerando le oscillazioni naturali del clima globale di cui l’uomo non sarebbe responsabile è chiaro che la velocità dei cambiamenti di quest’ultimo secolo è inedita e tra le sue cause è certamente l’azione dell’uomo.

Chiunque abbia letto negli anni 70 ‘I limiti dello sviluppo’ può constatare che quel modello previsionale, che aveva come esito una catastrofe, si sta realizzando con qualche leggero rallentamento dovuto alle politiche malthusiane della Cina che ha drasticamente controllato le proprie nascite ma che comunque ha realizzato una crescita economica così veloce e vistosa che essa stessa è diventata un fattore scatenante della crisi ambientale. La gravità del problema ci indurrebbe alla impotenza considerando che qualsiasi azione si voglia intraprendere per contrastare la catastrofe sembra inessenziale ma è grave che si voglia cercare giustificazioni ideologiche o pseudoscientifiche per continuare a far nulla e a danzare sul Titanic. Ci troviamo in bilico su un burrone e anche piccole variazioni nei comportamenti individuali possono avere effetti catastrofici oppure benefici su piccola e grande scala.

Le differenti posizioni emerse nella chat tra vecchi colleghi di liceo riflettono un dibattito politico che con il nuovo governo di destra si è fatto più acceso e chiaro. La destra accusa la sinistra di ambientalismo ideologico, di aver cioè assunto la difesa dell’ambiente come una bandiera ideologica priva di chiare giustificazioni scientifiche che, a prezzo di una frenata dello sviluppo e a un impoverimento generale, si rivelerebbe inefficace nel contenimento degli effetti del cambiamento del clima comunque inarrestabile. La sinistra accusa la destra di negazionismo oscurantista e di realizzare politiche predatorie della natura che accelerano la catastrofe ambientale invece di mitigarla o arrestarla.

La destra rivendica un proprio ambientalismo ‘conservatore‘ in cui, se ho capito bene, al centro non c’è la natura in quanto tale ma l’uomo, che ne è il padrone, e il suo benessere. La scelta della destra è di preservare lo sviluppo delle società in cui la destra opera scegliendo quelle misure che difendono il PIL senza penalizzare troppo l’ambiente. L’esempio più evidente sono le opere e le strutture necessarie per contrastare ad esempio i disastri dovuti agli alluvioni o alla siccità con opere che prese singolarmente (una diga o uno scavo) potrebbero essere considerate ferite inaccettabile per l’ecosistema in cui devono essere realizzate. Altro esempio sono le trivellazioni nell’Adriatico scelta antiecologica che però trova giustificazione nell’ottenimento della indipendenza energetica del paese e nel contrasto alle trivellazioni dell’altra sponda che succhierebbero i giacimenti che non sfruttiamo noi. Quindi l’ambientalismo di destra, definendosi conservatore, ha di mira la conservazione dell’ambiente utile al benessere della specie umana. Ovviamente la destra non coglie la contraddizione di un obiettivo che immagina che la specie umana possa sopravvivere bene in un ambiente che si deteriora per la voglia sfrenata di consumo delle risorse da parte dell’uomo stesso, la destra non sa vedere oltre il confine del proprio giardino della villetta, del proprio paesetto, della propria cittadina, della propria nazione, del proprio continente.

Paradossalmente queste due posizioni politiche potrebbero avere delle mediazioni che siano in grado di ispirare delle politiche di lungo respiro ma occorrerebbe superare il negazionismo antiscientifico e l’interesse economico di chi interferisce sulle scelte dei cittadini perseguendo propri utili ricavabile da una disordinate e catastrofica transizione ecologica.



Categorie:Economia e finanza, Politica

1 reply

  1. Ricevo da una amico attento e fedele lettore un prezioso contributo:

    Carissimo,
    ti propongo alcuni link di diversa natura sul tema dell’ambiente da te affrontato nel blog: vi farò riferimento per sviluppare quanto tu hai delineato come sempre in modo diretto e lineare.

    Parto dalla tua conclusione
    Paradossalmente queste due posizioni politiche potrebbero avere delle mediazioni che siano in grado di ispirare delle politiche di lungo respiro ma occorrerebbe superare il negazionismo antiscientifico e l’interesse economico di chi interferisce sulle scelte dei cittadini perseguendo propri utili ricavabile da una disordinate e catastrofica transizione ecologica.

    Anch’io mi pongo la domanda sulla possibilità di una tregua atta ad avviare un dialogo.
    Tutto è nato dalla raccolta di materiale sul ponte, sulla lettura dei commenti pro o contro, e sulla impossibilità di ascoltarsi. (es con un miliardo si possono acquistare 20 traghetti elettrici Ro-Ro già in funzione su una tratta di 40 km tra Norvegia e Danimarca, presto senza equipaggio, permettendo anche il pensionamento anticipato ai marinai, pagato col trasporto merci treni, mentre sul ponte pare non potrà passare la ferrovia) risparmio 12 miliardi.

    Parto dall’articolo di Porro che usa Steven Elliot Koonin, sottosegretario per la Scienza e l’Energia di Obama: “Problema ingigantito, andrà tutto bene” non per avviare una discussione, un confronto, aperto, ma per attaccare l’avversario, in quanto tale indegno di ascolto.
    E’ il tema dei paradigmi di Kuhn, e le rivoluzioni scientifiche: le teorie procedono per rivoluzioni quando nel paradigma di riferimento si accumulano una vasta messe di anomalie che ne producono l’abbandono, anche perché, come scrisse Plank, “gli scienziati vecchi muoiono”.
    Ricordo che Kuhn e i temi ambientali del Club di Roma, facevano parte della mia offerta formativa, coadiuvata dai colleghi di matematica e scienze. Negli anni si allargò con le riflessioni di Latouche sulla decrescita e Diamond con Collasso e Crisi.
    Torno al tema del confronto sui temi ambientalisti: andrebbero meglio articolate le proposte sull’inquinamento, mentre quelle sul cambiamento climatico, andrebbero approfondite. Insomma una sorta di mediazione tra IPCC e lotta all’inquinamento.
    Rimane l’enorme problema di come conciliare crescita (PIL, consumi, risorse) e la decrescita (le 8 R di Latouche), le questioni climatiche secondo Koonin e la visione di Pallante, la globalizzazione con la diversa caduta della curva dell’elefante sulle classi medie occidentali (in crisi) i poveri del mondo (in calo) le classi basse impoverite, l’1% dei ricchi fuori controllo, il PIL materiale pari ad un sesto del PIL finanziario.
    Questo credo sia un dibattito serio, ma troppo complesso, anche per approfondimenti alla Report o alla Gabanelli, perché la nostra attenzione è di breve durata, il nostro presente con le sue mille preoccupazioni materiali immediate, paure, (ingigantite), fobie (da ignoranza), ideologie e narrazioni distorte, incombe, distrae, attutisce, ottunde. FB con i social contribuisce ad accrescere la confusione, mentre io in un pomeriggio ho allargato le mie conoscenze con Google
    L’attuale governo punta molto alla crescita del PIL disattendendo ogni politica ambientalista riflessiva sia sul versante estremo di Pallante che su quello prudente di Prodi o radicalmente problematico di Koonin.
    E’ il confronto impossibile tra due paradigmi: in particolare quando lo scettro del potere tende a trasformarsi in spada puntando a forzare le norme per conseguire rapidi risultati, rifuggendo un serio confronto che solo nasce da un uso corretto del ragionare fatto di dati, ascolti, ipotesi articolate, monitoraggi, valutazioni.
    Ma il confronto ormai avviene sul piano del nuovo termine “narrazione”: dopo la “narrazione dominante ‘radical chic’ e buonista” ora va intonata, quella “maschia di Dio, Patria e Famiglia” contro l’ambientalismo del no, per la prassi concreta ‘rapida, efficace, pragmatica, priva di orpelli e cavilli.

    Mala tempora currunt

    https://www.quotidianocontribuenti.com/i-fondi-spesi-per-la-battaglia-ecologista-che-e-gia-persa/

    https://www.nicolaporro.it/lintervista-al-climatologo-da-far-leggere-ai-catastrofisti-del-clima/

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2023/05/31/comunita-energetiche-basterebbe-buonsenso-ma-sembra-di-essere-davanti-a-una-presa-in-giro/7176985/

    https://www.iacchite.blog/ponte-sullo-stretto-se-si-fara-condoglianze-a-tutti/

    Fai clic per accedere a Le-otto-R-di-Latouche.pdf

    "Mi piace"

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Scopri di più da raccontare e riflettere

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere